Un mosaico di emozioni

“Forse il mondo è un libro che non si capisce se non si gira l’ultima pagina.” Antonio Tabucchi, con la sua ineguagliabile sensibilità, sembra aver sussurrato queste parole pensando a luoghi come le Azzorre. Non un semplice arcipelago, ma un capitolo dimenticato del grande libro dell’Oceano Atlantico, quasi 1500 chilometri a ovest del Portogallo, da sfogliare con l’anima e con gli occhi. Qui, ogni fruscio è il vento antico che giunge dal mare, ogni orizzonte una promessa di scoperta. È un viaggio che va oltre il semplice turismo, una vera e propria immersione nell’essenza più profonda del luogo.

Queste nove isole, scolpite da un’antica furia vulcanica, emersero dalle acque e vennero avvistate dai navigatori portoghesi nel XV secolo, tra il 1427 e il 1431. Furono esploratori come Gonçalo Velho Cabral a posare per primi lo sguardo su queste terre vergini, dando il via all’insediamento di genti tenaci: agricoltori, pastori, pescatori, che giunsero dal Portogallo continentale e da ogni angolo d’Europa, intessendo una trama di vita radicata nella terra e nel mare. Ancora oggi, gli Azzorriani conservano quell’autenticità, una cultura che profuma di tradizione e solidarietà. Lo si vede nella corrida tradizionale delle Azzorre, chiamata “tourada à corda”, una pratica che consiste nel liberare un toro legato a una lunga corda, gestita da uomini agili e coraggiosi.

E lo si assapora nei pasti cucinati nelle fumarole: il famoso Cozido das Furnas, un bollito di carne e verdure che cuoce lentamente nel calore della terra vulcanica.

Pur vivendo la loro identità di regione autonoma del Portogallo, gli Azzorriani hanno saputo evolvere, abbandonando pratiche che non appartengono più al presente: la caccia ai capodogli, un tempo diffusa, è stata interrotta nel 1987 in seguito alla moratoria internazionale, lasciando spazio all’osservazione e alla conservazione di questi maestosi giganti marini.

Negli anni più recenti, l’abbraccio dei fondi europei ha permesso un fiorire di nuove infrastrutture, strade e alberghi, un progresso che si è delicatamente inserito nel rispetto di un paesaggio che sembra sfidare il tempo.

Il respiro del vento e i colori dell’anima.
La Corrente del Golfo, generosa artefice delle nostre estati mediterranee, qui accarezza le coste con una dolcezza che mitiga l’inverno e rinfresca l’estate, regalando un clima mite e quasi immutabile. Ma è l’umidità, una costante presenza nell’aria, a essere la vera artista, dipingendo un verde lussureggiante e ininterrotto che si stende per oltre 600 chilometri.

Un trionfo della natura, dove l’anima del viaggiatore si perde in sentieri che si snodano tra panorami mozzafiato sull’infinito oceano e vallate morbide che accolgono, in un sonno profondo, i crateri di vulcani spenti.

Le Azzorre sono una sinfonia per gli amanti del trekking, un invito a camminare e a respirare l’essenza stessa della terra.

Ogni isola, pur figlia della medesima matrice vulcanica, possiede una sua voce unica, un segreto che si rivela solo a chi sa ascoltare. Questa singolare personalità ha ispirato un’attribuzione quasi poetica di colori a ciascuna di esse, e proprio seguendo questa suggestiva tavolozza ho tessuto il filo del mio viaggio.

A luglio nelle Isole Azzorre: incontro tra terra, mare e cielo.

I dodici giorni trascorsi in questo arcipelago sono stati un’immersione profonda in un quadro vivente. Il verde vibrante della vegetazione era impreziosito dal blu intenso e dal bianco puro delle ortensie, mentre il nero opaco della terra vulcanica danzava con il giallo sulfureo delle fumarole, creando un contrasto di rara bellezza. In questo santuario naturale, ho visto mucche pascolare placidamente e galline razzolare in libertà, mentre il brivido dell’oceano portava con sé la speranza di avvistare i maestosi capodogli.

Il cielo azzorriano è un divenire continuo: pioggia, nuvole, nebbia, vento e sole si susseguono in una danza incessante, un’alchimia che modella il paesaggio e l’umore, dominando queste perle disperse nell’immensità marina.

Il consiglio è quello di vestirsi “a cipolla”, pronti a ogni carezza del vento o scherzo della pioggia. Per spostarsi tra le isole, l’aereo è l’opzione più conveniente e veloce.

Negli aeroporti, inoltre, sono disponibili agenzie per il noleggio di auto o quad, perfetti per esplorare ogni angolo di questo paradiso oceanico.

I ristoranti, frequentati principalmente dagli abitanti locali, offrono sapori autentici a prezzi onesti, con menù che celebrano la ricchezza del territorio e del mare. E’ possibile deliziarsi con piatti a base di pesce fresco, come il tonno o spada, o assaporare le celebri carnes locali, spesso cucinate con le verdure dei fertili terreni vulcanici.

Nelle Azzorre, l’offerta di alloggi è vasta e variegata: dagli ostelli economici agli hotel di lusso, passando per appartamenti, B&B e affascinanti case rurali. I prezzi, in linea con gli standard europei, variano a seconda della tipologia e della posizione scelta.

Nel complesso, ho scoperto isole accoglienti e sicure, non eccessivamente popolate, dove il turismo non è ancora la norma e il sorriso della gente è un dono inatteso.

Tra le pagine del mio viaggio
Per questo racconto, ho scelto di guidarvi tra le quattro isole che più profondamente hanno segnato il mio percorso. La mia avventura è iniziata con un volo dall’Italia a Lisbona, da cui sono decollata verso l’Isola di São Miguel, l’Isola Verde, la più grande e vivace del gruppo. Da lì, un altro battito d’ali mi ha condotto all’Isola di Faial, l’Isola Azzurra, con il suo celebre porto di Horta, crocevia di marinai e sognatori.

L’esplorazione è proseguita, con il respiro del traghetto, verso l’Isola di Pico, l’Isola Grigia, custode dell’imponente vulcano che le dà il nome. L’ultimo volo mi ha portato all’Isola di Terceira, l’Isola Lilla, con la sua affascinante capitale Angra do Heroísmo, patrimonio UNESCO, prima di tracciare la rotta di ritorno verso Lisbona e infine l’Italia.

Ogni isola è un capitolo a sé, un’emozione differente, rivelata dal suo colore distintivo:
Isola Gialla (Santa Maria): la più meridionale e orientale, baciata da un clima più secco e spiagge dorate.

Isola Marrone (São Jorge): un rifugio per l’anima solitaria, celebre per le sue uniche “Fajãs”.

Isola Rosa (Flores): l’ultimo lembo di terra europea, un tripudio di flora lussureggiante, cascate e le sue delicate azalee rosa.

Isola Bianca (Graciosa): riserva della Biosfera UNESCO, incanta con il suo lago sotterraneo e le fumarole.

Isola Nera (Corvo): la più piccola, un cono vulcanico che emerge dall’oceano, con un lago nel suo cuore.

Isola Verde (São Miguel): un microcosmo di meraviglie naturali, tra laghi craterici e sorgenti calde.

Isola Azzurra (Faial): il suo nome evoca le distese eteree di ortensie che circondano la caldera del vulcano.

Isola Grigia (Pico): la sua maestosità è data dal Monte Pico, un gigante addormentato che domina il paesaggio.

Isola Lilla (Terceira): terza per estensione, avvolta dal profumo dei glicini e custode della storica Angra do Heroísmo.

Il volo per le Azzorre è stato come un lungo respiro, un’attesa sospesa tra il familiare e l’ignoto, con la consapevolezza di virare verso quel “fine del mondo” che Antonio Tabucchi sapeva così bene evocare. Un viaggio che, come un buon libro, si sarebbe svelato pagina dopo pagina, isola dopo isola.

Tappa 1: São Miguel – L’Isola Verde, un Battito di Cuore Vulcanico
L’arrivo a Ponta Delgada, capitale di São Miguel, è stato un dolce approdo nel cuore dell’Isola Verde. La città, con i suoi giardini lussureggianti, le chiese dai portali barocchi e i musei che narrano storie di marinai e vulcani, si è rivelata un crogiolo di fascino e storia. Ogni vicolo acciottolato sembrava sussurrare antiche leggende, mentre il profumo salmastro dell’Atlantico si mescolava a quello dei fiori esotici.

Nel pomeriggio, il richiamo del mistero ci ha condotti a Sete Cidades, una delle sette meraviglie del Portogallo. Dal belvedere Vista do Rei, il panorama si è aperto in un abbraccio indimenticabile: due laghi adiacenti, uno di un verde smeraldo intenso e l’altro di un azzurro profondo, gemelli cromatici nati da un antico cratere vulcanico. La leggenda narra di un amore proibito tra una principessa dagli occhi azzurri e un pastore dagli occhi verdi, le cui lacrime diedero vita a queste meraviglie. È un luogo dove la natura e il mito si fondono, lasciando un’impronta indelebile nell’anima.

São Miguel è definita l’Isola Verde per un motivo preciso: l’estensione infinita di prati e le foreste subtropicali che ne ricoprono i fianchi. Qui, si respira l’aria di un ecosistema prezioso, custode di specie endemiche come l’erica, l’alloro nativo e il pungitopo maggiore, essenziali per la sopravvivenza del Ciuffolotto delle Azzorre, uno dei passeri più rari d’Europa. I laghi, come sentinelle silenziose, popolano i crateri vulcanici: oltre a Sete Cidades, il Lagoa do Fogo e il Lagoa de Furnas sono gioielli incastonati in una vegetazione rigogliosa, testimonianze del cuore pulsante dell’isola.

È proprio il carattere sulfureo di São Miguel a manifestarsi nelle piscine naturali di acqua calda: dalle suggestive Caldeira Velha alle terme del Parco Terra Nostra, un giardino botanico dove l’acqua ferrosa tinge di arancione la pelle (ecco perché un costume vecchio e scuro è d’obbligo!).

O ancora, nell’edificio termale storico di Caldeiras da Ribeira Grande, risalente al 1811. Un’oasi di pace, e immergersi nelle acque termali è un benessere primordiale.

Ma São Miguel è anche l’unica isola in Europa a ospitare piantagioni di tè, eredità di antiche tecniche cinesi. Presso la Chá Gorreana, l’unica fabbrica di tè attiva nel continente, è possibile osservare macchinari inglesi e indiani che lavorano le foglie, per poi gustare e acquistare un tè dal profumo inconfondibile, quasi impossibile da trovare altrove.

Inoltre a testimonianza dell’ingegno agricolo locale, meritano una sosta anche le piantagioni di ananas. La loro storia sull’isola iniziò nel XIX secolo, quando i parassiti distrussero le coltivazioni di arance, allora molto diffuse. Così, nel 1864, nacque la prima delle molte piantagioni di ananas, le cui serre in vetro sono ancora oggi una vista caratteristica nel paesaggio vicino a Ponta Delgada. Tra queste, la piantagione di Augusto Arruda è tra le più visitate.
L’escursione Fogo & Furnas è stata un viaggio nel cuore vulcanico dell’isola. Il Lagoa do Fogo, incastonato in un cratere, ha rivelato una bellezza quasi mistica nella sua solitudine. A Furnas, l’aria era densa dell’odore di zolfo, ma anche del profumo invitante del “Cozido das Furnas”, lo spezzatino di carni miste cucinato nel calore geotermico della caldera, un’esperienza culinaria che lega indissolubilmente il palato alla terra.

Il Tour del Nordest ha svelato un’altra anima dell’isola. Da Povoação, primo approdo portoghese nel XV secolo, il paesaggio si è trasformato in scogliere a picco sul mare, abbellite da una miriade di fiori selvatici.

La tappa al Parque Natural da Ribeira dos Caldeirões con la cascata “Velo della Sposa” è stata una visione bucolica, un inno alla potenza e alla delicatezza della natura.

Tappa 2: Faial – L’Isola Azzurra, il Porto dei Sognatori
Un breve volo ci ha trasportati da São Miguel all’Isola di Faial, l’Isola Azzurra. La sua capitale, Horta, ci ha accolti con il suo fascino pittoresco. Horta è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, impregnato delle storie di marinai che, da secoli, fanno rotta verso il suo porto.

L’iconico Peter Café Sport, con il suo Gin Tonic leggendario, è più di un bar: è un santuario per i navigatori, un crocevia di racconti e sogni, dove si lasciano simbolicamente murales colorati sulle banchine, un saluto e una promessa di ritorno.
Le chiese di Nossa Senhora do Carmo e São Francisco, con la loro architettura, aggiungono un tocco di sacralità a questa cittadina vibrante.

Faial si tinge di azzurro grazie alle ortensie che abbracciano la sua Caldeira, un imponente cratere vulcanico di sette chilometri di perimetro che, 450 metri più in basso, custodisce un lago circondato da una fitta foresta.
L’isola è un contrasto netto: a est, dolci pendii verdeggianti si fondono con il paesaggio; a ovest, il piccolo vulcano Capelinhos si erge in un paesaggio lunare, testimonianza dell’ultima eruzione delle Azzorre a metà degli anni ’50. Il terreno grigio cenere, punteggiato dal verde tenace della vegetazione che lentamente rinasce, crea un gioco di colori affascinante. Horta, con la sua atmosfera ancora intrisa del passato glorioso di porto commerciale tra Europa e America, è un inno alla resilienza e alla bellezza.

Tappa 3: Pico – L’Isola Grigia, Dove la Terra Incontra il Cielo
Da Faial, un breve e suggestivo tragitto in traghetto ci ha condotti a Pico, l’Isola Grigia. Qui, i colori si fanno più austeri: il nero e il grigio dei muretti a secco che orlano i bassi vigneti, le rocce vulcaniche che disegnano contorni aspri su una terra battuta dal vento. È un’isola che porta i segni di una storia potente, quella dell’industria baleniera, che qui ebbe il suo apice nel 1857, con centinaia di navi e migliaia di marinai. Un periodo duro, le cui memorie e gli strumenti rivivono nel Museo dei Balenieri di Lajes, un luogo di profonda riflessione sull’interazione tra uomo e natura.

Ma il vero sovrano di Pico è il Monte Pico, la vetta più alta del Portogallo (2351 metri sul livello del mare) e il terzo maggior vulcano atlantico. La sua mole imponente, visibile da ogni angolo dell’isola e spesso anche da Faial e São Jorge, è una delle montagne più alte del mondo se consideriamo il dislivello dal fondale marino. La salita è impegnativa, ma la fatica è un piccolo prezzo per il panorama che si dispiega dalla cima: nelle giornate terse, lo sguardo abbraccia l’intero arcipelago centrale, mentre sulla terra si contano centinaia di coni di scorie basaltiche e una ventina di piccoli laghetti che riflettono il colore del cielo.

Pico, la seconda isola delle Azzorre per estensione, è un mosaico di campi di lava grigia che i locali chiamano “lajidos” o “terras de biscoito”, a seconda della loro uniformità o irregolarità. Il grigio scuro della roccia si scontra con l’azzurro del mare, in una danza perpetua tra la forza creatrice dei vulcani e l’erosione delle onde.

Lungo la costa, archi naturali, grotte e falesie scolpiscono un paesaggio aspro e suggestivo. Dai numerosi Miradores dell’isola, si può ammirare lo spettacolo della natura e, nella stagione della migrazione, assistere al transito maestoso delle balene. Sebbene tutte le Azzorre siano sulla rotta di questi giganti, è ai balenieri di Pico che Herman Melville dedicò il suo immortale romanzo, “Moby Dick”, un omaggio alla loro abilità e alla loro storia.

Per esplorare questo paesaggio unico, il Sentiero Caminhos de Santa Luzia offre un percorso a piedi che attraversa il paesaggio vitivinicolo. Lungo il cammino, si godono viste spettacolari e si possono ammirare i “rilheiros”, solchi lasciati dai carri trainati dai buoi sui campi di lava, e le caratteristiche casette rurali costruite con la lava, dove spicca il colore rosso delle porte.

Tappa 4: Terceira – L’Isola Lilla, Un Equilibrio Perfetto
L’ultimo volo interno ci ha condotti a Terceira, l’Isola Lilla. Il suo nome deriva dalla sua posizione di terza isola scoperta dell’arcipelago. La capitale, Angra do Heroísmo, è un gioiello, un’opera d’arte umana riconosciuta Patrimonio UNESCO dal 1983.

Il suo centro storico è un labirinto di strade acciottolate, chiese imponenti, palazzi nobiliari e monumenti che narrano di un passato coloniale glorioso. Qui si ergono le fortificazioni di San Sebastiano e San João Baptista del XVII secolo, esempi unici di architettura militare, la cui pianta cittadina fu genialmente realizzata in base ai venti dominanti.

Terceira offre un equilibrio straordinario tra la bellezza selvaggia di un’isola vulcanica e l’ammirevole ingegno dell’uomo. Sulla costa nord-orientale, le Piscine Naturali di Biscoitos sono tra le zone balneari più iconiche e amate dell’isola e dell’arcipelago delle Azzorre. Questa splendida attrazione, creata da successive eruzioni vulcaniche che hanno modellato formazioni rocciose in mare aperto, permette oggi di ammirare piscine naturali circondate da rocce vulcaniche nere.

Nell’entroterra, la Caldeira de Guilherme Moniz e le aree di Biscoito da Ferraria e Pico Alto sono ricoperte da fitti boschi di vegetazione endemica. Sotto la superficie, la passata attività vulcanica ha lasciato segni spettacolari: l’Algar do Carvão, una caverna vulcanica dove si possono esplorare i resti di un’antica condotta, e la Gruta do Natal, un tunnel lavico con corridoi stretti e lunghi le cui pareti si tingono di colori cangianti.

In superficie, le Furnas do Enxofre offrono lo spettacolo delle fumarole ribollenti. Lungo la costa meridionale, insenature naturali ospitano piscine, sia naturali che artificiali, perfette per bagni rigeneranti nell’oceano.

A impreziosire il paesaggio di Terceira, e a dare un tocco di colore vivace, ci sono anche le numerose e piccole cappelle dedicate allo Spirito Santo. Sono gli Impérios, costruzioni coloratissime che, tra sacro e profano, sanciscono una lunga e sentita tradizione religiosa legata alle liturgie e alle feste della Pentecoste.

La visita di Terceira ha incluso il Monte Brasil, con la sua sosta panoramica al forte di São Sebastião, un’imponente struttura militare con oltre 400 anni di storia. Abbiamo poi ammirato la vasta baia di Praia da Vitória, un abbraccio dorato al mare.

Il culmine, o almeno così doveva essere, era il belvedere di Serra do Cume, un punto da cui si narra si goda di una vista mozzafiato sui campi verdi che disegnano l’isola come una coperta patchwork. Purtroppo, quel giorno, il vento implacabile e la nebbia fitta ci hanno negato questo spettacolo, lasciandoci solo immaginare la bellezza celata. Tuttavia, quel forte vento, così caratteristico delle Azzorre, ci ha regalato un brivido intenso, un assaggio autentico della forza della natura che domina queste isole.

Ogni isola delle Azzorre è stata una pagina diversa di un libro affascinante, un invito a perdere il senso della distanza e a ritrovarsi. Come diceva ancora Tabucchi, “Il viaggio è un’esperienza che ci permette di trovare qualcosa che non sapevamo di cercare.” E in queste isole sperse nell’Atlantico, ho trovato non solo paesaggi mozzafiato e una natura selvaggia, ma anche una profonda connessione con la terra e le sue storie, che vibrano in ogni roccia, in ogni ondata e in ogni profumo portato dal vento.

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
© Riproduzione riservata – 09/08/2025

