Così la pandemia ha influito sul mio ruolo di divulgatore scientifico
Il dottor Aureliano Stingi

Il dottor Aureliano Stingi è un altro divulgatore scientifico di cui abbiamo notato bravura ed esaustività argomentativa. Lo ringraziamo per averci voluto descrivere il suo percorso professionale, ponendo anche un accento su come la pandemia da Covid-19 abbia influito, eccome, sulle sue scelte divulgative. Prosegue il viaggio di Biotecnologie News in questo mondo che sta nascendo, ma che è ormai una realtà consolidata dell’universo scientifico italiano

Com’è iniziato il percorso nella divulgazione scientifica?

Durante il mio dottorato mi sono trovato in diverse occasioni a dover raccontare e vendere la mia scienza. Ho vinto una borsa di studio che ha finanziato due anni delle mie ricerche inoltre ho partecipato ad un’iniziativa chiama “boost your PhD” (potenzia il tuo dottorato) che prevedeva di raccontare il proprio progetto in 5 minuti con parole semplici. In entrambi i casi l’idea è quella di spiegare a quante più persone possibili di cosa ci si occupa in termini semplici.

L’arrivo della pandemia nel 2020 ha segnato l’inizio della mia “carriera” da divulgatore. Grazie al mio percorso accademico riuscivo meglio di altri ad orientarmi nel caos di informazioni che arrivavano tutti i giorni. Ho sentito l’esigenza di provare a spiegare cos’è un virus, come funziona un vaccino o come si sviluppa un farmaco.

Come pensa si stia evolvendo questa che sembra ormai una professione?

Rispetto a qualche anno fa quando i divulgatori erano in televisione il giovedì sera su super quark oggi entrano nelle nostre vite con molti più mezzi. Si divulga sui social, in tv, in radio e agli eventi. Se da un lato l’aumento dei divulgatori è segno positivo che indica presenza di domanda e offerta , dall’altro dobbiamo tenere gli occhi aperti e iniziare ad essere un po’ schizzinosi. Purtroppo non tutti sono titolati a parlare e purtroppo non tutti sanno comunicare. Personalmente credo che il divulgatore debba essere una perfetta sintesi di conoscenza e di abilità comunicativa. Non necessariamente uno scienziato deve essere chiamato a divulgare.

Ci descrive il suo percorso universitario e professionale?

Mi sono laureato in biotech molecolari a Torino durante la laurea ho avuto diverse esperienze all’ estero in Spagna e UK. Per il dottorato mi sono spostato in Svizzera dove attualmente risiedo, prevedendo di rientrare in Italia a fine anno per ottenere un MBA.

Su quali temi sta ponendo accenti e perché?

Da inizio pandemia mi sono concentrato sul raccontare lo sviluppo dei farmaci per trattare l COVID, ho seguito attentamente lo sviluppo dei vaccini e insieme ad un collega ho pubblicato un lavoro nel quale descriviamo un potenziale meccanismo oncogenico di sars-cov2.

Attualmente mi sto focalizzando sul comunicare l’importanza dei vaccini per uscire dalla pandemia.

Cosa le chiedono i suoi follower in media?

Le richieste sono le più disparate, alcuni follower sono estremamente preparati e mi chiedono delucidazioni su paper e letteratura primaria altri sono completamente disorientati e mi fanno domande molto semplici. Cerco in entrambi i casi di essere preciso, moderato e assolutamente sempre oggettivo e data driven

Come la pandemia ha influito sulla sua professione?

La pandemia ha acceso la luce sul settore delle biotecnologie, molte persone qualche anno fa non avevano idea di cose fosse la biotecnologia mentre oggi al bar si discute dei vantaggi delle piattaforme a rna rispetto alle virali.

Secondo me dobbiamo sforzarci di tenere accesa quella luce anche a pandemia finita in modo che l’opinione pubblica non si dimentichi mai il ruolo fondamentale della ricerca.

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