Ecco il corso di Laurea di Biotecnologie dell’Uni Magna Grecia

I corsi di laurea in biotecnologie sono fondamentali per la progressione scientifica del nostro Paese. Abbiamo voluto intervistare il professore Iuliano Rodolfo, dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, per comprendere come sia strutturato il percorso di chi decide di studiare biotech nell’Ateneo calabrese di riferimento. Il professor Rodolfo, che ringraziamo, è, tra i vari incarichi ricoperti, anche il coordinatore del corso in oggetto.

Com’è organizzato il vostro corso di laurea?

“Il corso di Laurea in Biotecnologie è strutturato con una parte formativa iniziale nella quale viene privilegiata la preparazione scientifica di base con corsi di Matematica, Fisica, Informatica, Chimica e Biologia. Negli anni successivi vi sono corsi caratterizzanti prevalentemente nell’ambito biomedico ma anche in quello della sicurezza alimentare; ambiti perciò che riguardano la salute umana. La preparazione pratica è affidata ai tirocini di laboratorio. Il corso è adeguato anche per acquisire una preparazione tale da consentire al laureato di approfondire le sue conoscenze e competenze continuando il percorso formativo con un corso di Laurea Magistrale in Biotecnologie, magari quello già presente nel nostro Ateneo”.

Se e come siete evoluti negli anni?

“Il corso di laurea si è evoluto privilegiando un sostanziale incremento dei crediti formativi nelle materie biologiche (CFU di SSD BIO) che sono di fondamentale importanza per un biotecnologo. Si è inoltre cercato di coniugare la preparazione biomedica con quella riguardante la sicurezza alimentare. Attualmente lo definirei perciò un corso di Biotecnologie della Salute”.

Come vi vedete tra dieci anni?

“Dovremo pensare ad un’offerta formativa che stia a passo con i tempi nei settori più innovativi della biomedicina tenendo presente le realtà nascenti del territorio, le quali possono rappresentare un’occasione di impiego per biotecnologi dell’UniCZ. Penso ad esempio, in Calabria, al nascente “Renato Dulbecco Institute” che, visto gli ambiti che intende sviluppare, potrebbe benissimo accogliere i biotecnologi che si formeranno nel nostro Ateneo”.

Qual è la vostra offerta formativa per gli studenti?

“L’offerta formativa è limitata ad un solo piano di studi, non abbiamo vari indirizzi e perciò cerchiamo di privilegiare una formazione “generalista” anche se spinta maggiormente in direzione biomedica e più in generale nell’ambito sanitario, seguendo la vocazione e la tradizione del nostro Ateneo”.

Cosa ne pensa del futuro del biotech in Italia?

“Il futuro del Biotech in Italia dipende da quanto il Governo italiano deciderà di investire in questo settore di importanza, secondo me, assolutamente fondamentale. E’ quasi superfluo sottolineare quanto le biotecnologie, con i vaccini innovativi, siano state essenziali nell’affrontare la pandemia di COVID-19. Bisognerebbe però canalizzare gli interventi economici non solo per la ricerca biotecnologica applicata ma anche per quella di base che è poi essenziale per consentire l’innovazione”.

Come collegare Università e mondo del lavoro in favore degli studenti di biotech?

“Occorre incrementare gli incontri con le realtà locali già esistenti per conoscerle e farsi conoscere. Bisogna favorire la possibilità di stage in industrie biotech per arricchire il bagaglio culturale dei giovani laureandi. Bisognerebbe attrarre potenziali investitori, mostrando e dimostrando che le biotecnologie non sono solo delle opportunità futuribili ma che possono rappresentare una concreta fonte di reddito. Occorre aiutare i giovani laureati ad interagire tra loro, avvicinando i biotecnologi che hanno spiccate competenze tecniche ai laureati che hanno maggiori competenze in economia e management con l’intento di fare nascere e crescere nuove imprese biotecnologiche nel territorio”.

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