Professor Roberto Moro Visconti
Le prospettive del biotech in termini economico-sociali (e il rischio diseguaglianza)

Lo sviluppo del biotech pone problematiche nuove. Il professor Roberto Moro Visconti, PhD, MA, Dottore commercialista e revisore legale dei conti in Milano, specializzato in valutazione dei beni immateriali, forensic consultancy, corporate governance e Consulente Tecnico del Tribunale di Milano in tema di valutazioni d’azienda, fornisce attraverso l’intervista che segue un quadro completo della situazione economica-sociale correlata al progredire delle nuove tecnologie e delle loro declinazioni. Professore associato di Finanza Aziendale – Facoltà di Economia – Università Cattolica di Milano, Moro Visconti ritiene la conoscenza un “bene pubblico globale”. E forse è attraverso questa indicazione che le biotecnologie e le nuove tecnologie possono evitare di divenire fonte di ennesima diseguaglianza sociale.

Il biotech e la innovazione tecnologica possono contribuire all’incremento delle possibilità economica per i Paesi in via di sviluppo?

Utilizzando di varietà di colture ad alto rendimento, di prodotti chimici e di nuove tecniche di irrigazione, la Rivoluzione Verde degli anni ’60 e ’70 è riuscita ad incrementare la produttività dei raccolti e ad aiutare milioni di persone a combattere fame e povertà. Oggi però molti piccoli coltivatori non riescono ad andare oltre un’agricoltura di sussistenza. Oggi l’impiego sempre più diffuso delle biotecnologie in agricoltura ha sollevato un grosso dibattito a livello mondiale. I fautori vedono positivamente l’aumento della produttività, i detrattori la maggiore dipendenza da società tecnologiche occidentali (come può avvenire con gli OGM).

Le nuove tecnologie pongono una serie di problematiche. Una riguarda l’incremento delle possibili disuguaglianze, con degli effetti sul mercato del lavoro. Quali problemi intravede e quali soluzioni propone?

La tecnologia è sempre fonte di diseguaglianza, a partire dal digital divide. L’innovazione tecnologia, in molti casi, ha generato diseguaglianza sociale. Perché ha creato un divario tra chi ha potuto approfittare dei vantaggi che offre e chi invece è rimasto indietro. Ma la tecnologia può anche essere una soluzione per redistribuire con l’open access la ricchezza, rendendola fruibile a tutti e finanziando la ricerca anche con fondi pubblici. La conoscenza va intesa come bene pubblico globale.

Le forme di redditualità universale entreranno di diritto nella prassi? Oppure il concetto di “lavoro” non verrà modificato dalla comparsa di nuove tecnologie?

La tecnologia è una minaccia ma anche un’opportunità pe il mondo del lavoro. I timori per una nuova disoccupazione di massa si sono sempre rivelati esagerati e spesso infondati. Non ci sarà però un gioco a somma zero e si conteranno vincitori e vinti. La tecnologia aumenta la diseguaglianza sociale. Da qui il ruolo della formazione permanente e dell’upgrade tecnologico, per non rimanere indietro. Il reddito universale, nato come sussidio di disoccupazione, ha un costo molto elevato e disincentiva a trovare lavoro, creando rendite parassitarie. Meglio investire risorse pubbliche in creazione di posti di lavoro ad elevato valore aggiunto.

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