Tra numeri record, storia, natura e turismo d’eccellenza: un viaggio nella Gallura per capire il successo di una delle destinazioni più amate del Mediterraneo.

Ogni estate la Sardegna torna protagonista.
Le immagini delle sue spiagge, degli yacht ormeggiati a Porto Cervo e delle calette della Gallura fanno ogni anno il giro del mondo, alimentando il fascino di un’isola che continua a essere tra le destinazioni più amate del Mediterraneo.
Sarebbe però riduttivo attribuire questo successo soltanto al mare cristallino o al turismo di lusso.
I numeri raccontano una realtà ancora più interessante.
Secondo i dati presentati dalla Regione Sardegna alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, il 2025 è stato l’anno dei record: oltre cinque milioni di arrivi e più di ventuno milioni di presenze hanno confermato l’isola tra le principali destinazioni turistiche italiane, con una crescita significativa anche del mercato internazionale.
Di fronte a questi risultati mi sono posta una domanda semplice: perché la Sardegna continua ad attirare ogni anno milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo?
Per cercare una risposta ho scelto di visitare, per la prima volta, la Gallura, una terra che racchiude alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’isola: San Teodoro, l’Arcipelago di La Maddalena e Porto Cervo. Un soggiorno breve, ma sufficiente per comprendere come il successo della Sardegna sia il risultato di un equilibrio tra natura, storia e capacità di accoglienza.

Come base del viaggio ho soggiornato a San Teodoro, una delle principali località balneari del nord-est dell’isola. Negli anni il paese è cresciuto mantenendo alcuni tratti della propria identità, offrendo servizi efficienti, spiagge curate e un’accoglienza che rappresenta uno dei punti di forza del turismo sardo.
Qui il mare conquista immediatamente lo sguardo. L’acqua cambia continuamente colore, passando dal turchese allo smeraldo, mentre la macchia mediterranea arriva quasi a sfiorare la spiaggia. È il primo incontro con quella Sardegna autentica che sa sorprendere senza bisogno di effetti speciali.

Ma la vera sorpresa è stata l’escursione nell’Arcipelago di La Maddalena. Fra Spargi, Budelli, Santa Maria e Caprera, la navigazione si snoda lungo rocce granitiche scolpite dal vento, calette appartate e un paesaggio marino ancora straordinariamente integro. Si comprende così perché questo territorio sia stato dichiarato Parco Nazionale e inserito nel Santuario Pelagos, una delle più importanti aree marine protette del Mediterraneo.

Una breve sosta nel centro storico di La Maddalena permette di cogliere un volto diverso dell’isola. Tra vicoli, piazzette, negozi e botteghe dedicate ai visitatori, il paese conserva ancora la propria anima, legata al porto, alle tradizioni e alla vita quotidiana.

La navigazione prosegue costeggiando Caprera, l’isola dove Giuseppe Garibaldi trascorse gli ultimi ventisei anni della sua vita. Anche osservandola dal mare è inevitabile pensare a una delle pagine più importanti della storia italiana. In questo tratto di Sardegna la bellezza del paesaggio si intreccia con la memoria del Risorgimento, ricordando che l’isola non offre soltanto un patrimonio naturalistico straordinario, ma custodisce anche luoghi simbolo dell’identità nazionale.

Tra tutte le tappe, quella che lascia il ricordo più intenso è la Spiaggia Rosa di Budelli. La motonave si avvicina lentamente, permettendo di ammirarla senza sbarcare. Ed è giusto che sia così. Per anni questo luogo ha pagato il prezzo dell’eccessiva presenza dell’uomo. Oggi è protetto da severe misure di tutela che ne preservano uno degli ecosistemi più delicati del Mediterraneo. È la dimostrazione che la bellezza può sopravvivere soltanto quando viene rispettata.
L’ultima tappa del viaggio è stata Porto Cervo. Era il luogo che più desideravo visitare: per anni ne avevo letto, ammirato fotografie e seguito servizi televisivi, chiedendomi cosa lo rendesse così diverso da tante altre destinazioni di mare.

La sua storia iniziò nei primi anni Sessanta, quando il principe Karim Aga Khan IV intuì le potenzialità di questo tratto di costa ancora poco conosciuto. Da quella visione nacque la Costa Smeralda, un progetto urbanistico e turistico destinato a cambiare profondamente l’immagine della Sardegna nel mondo.
L’ho visitata di sera. Le luci delle boutique, dei ristoranti e dei locali si riflettevano sull’acqua del porto, mentre gli yacht ormeggiati contribuivano a creare un’atmosfera quasi irreale: tutto appariva ordinato, elegante e scintillante. Più che un borgo affacciato sul mare, ho avuto la sensazione di trovarmi in un set cinematografico. Ogni dettaglio sembrava studiato per rappresentare un’idea di eleganza esclusiva.
Un ambiente raffinato che, almeno ai miei occhi, appariva in parte distante dalla Sardegna più genuina incontrata fino a quel momento. Dopo aver ammirato la natura incontaminata dell’Arcipelago di La Maddalena e la semplicità di San Teodoro, quel contrasto è apparso ancora più evidente.

Eppure è proprio questa contrapposizione a raccontare una delle anime della Gallura: da un lato il fascino discreto della natura e della storia, dall’altro una destinazione capace di richiamare un turismo internazionale senza perdere il legame con le proprie radici.

Lasciando la Costa Smeralda ho ritrovato la risposta alla domanda con cui era iniziato questo viaggio. Il punto di forza della Sardegna non risiede soltanto nella bellezza del mare o nella fama della Costa Smeralda, ma nella capacità di preservare la propria identità, pur continuando ad accogliere milioni di visitatori. L’auspicio è che questo equilibrio tra sviluppo turistico, tutela ambientale e rispetto del territorio continui a rappresentare il valore più prezioso dell’isola, affinché la sua bellezza possa essere ammirata anche dalle generazioni future.

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it



