Bilancio di due anni di impegno al Consiglio Superiore della Magistratura.

Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è uno degli organi di rilievo costituzionale più importanti dell’ordinamento italiano. La sua missione fondamentale è garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato.
Composto da membri togati e laici, il CSM esercita funzioni essenziali come la gestione delle carriere dei magistrati, le valutazioni di professionalità, i trasferimenti, le promozioni e i procedimenti disciplinari.

A due anni dalla sua elezione a membro laico del CSM, l’avvocatessa cassazionista Claudia Eccher – titolare dello studio Eccher & Partners e figura di rilievo nel panorama associativo e istituzionale – traccia un bilancio del lavoro svolto dal 2023 a oggi.
In questa intervista, Eccher condivide riflessioni sulle attività concrete, le sfide affrontate e i risultati ottenuti all’interno dell’organo di autogoverno della magistratura italiana.

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Avvocatessa Eccher, dopo due anni di mandato come membro laico del CSM, quali sono le principali lezioni apprese e le riflessioni che trae da questa esperienza?

«Sono stati due anni molto impegnativi, abbiamo abbattuto l’arretrato della precedente consiliatura, e soprattutto nella nomina dei capi degli uffici giudiziari e nelle procedure di valutazione di professionalità siamo riusciti ad evadere numerose pratiche delicate legate allo «scandalo Palamara (vedi). »
«Abbiamo altresì redatto un numero molto elevato di circolari in attuazione della legge Cartabia, e devo dire che numerosi sono stati i momenti di confronto costruttivo con i magistrati.
«Questa è la principale lezione appresa, il confronto tra categorie e modi di vedere anche distanti tra loro, in ottica di ricerca della soluzione migliore per il sistema giustizia, e per i cittadini che quotidianamente vi si interfacciano.
«Come sappiamo sta procedendo l’iter parlamentare per la riforma del CSM e la separazione delle carriere; mi sono esposta in prima linea per evidenziare i lati positivi della proposta di legge e perché reputo necessaria tale riforma.
«Naturalmente le mie opinioni sono state criticate dalla magistratura, ma attendiamo anche il giudizio degli italiani che molto probabilmente saranno chiamati ad esprimersi in sede di referendum.»

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Ufficio del Presidente del CSM – Foto Carlo Alberto Covelli.

Quali sono i risultati più significativi o i cambiamenti concreti ai quali ritiene di aver contribuito durante il suo mandato?

«Mi sono spesa soprattutto per la tutela della violenza di genere, e credo che i Magistrati italiani abbiano capito l’importanza della tempestività, dell’ascolto, e della specializzazione in tale fondamentale settore. Oramai tutte le procure hanno gruppi specializzati e protocolli condivisi per la tutela delle fasce deboli.
«Siamo inoltre molto attenti ad evidenziare le condotte dei magistrati che sconfinano dalla giurisdizione per entrare soventemente nell’agone politico, allontanandosi quindi dalla nostra concezione di magistrato autonomo, indipendente, e imparziale.
«Questo ci ha attirato delle critiche da parte di alcune correnti della Magistratura, ma credo che sia nel loro stesso interesse evitare esposizioni che ne minano l’immagine di soggetti super partes.»

Nel corso di questi due anni, quali sono state le sfide più complesse che ha dovuto affrontare, e in che modo le ha superate?
«Ho imparato ad apprezzare il lavoro collegiale delle commissioni, che per noi avvocati, abituati a lavorare in autonomia prevede un cambio di forma mentis, e lo sviluppo di capacità di lavoro in gruppo e mediazione, a cui non ero abituata.
«Il plenum del CSM come sappiamo è un organo collegiale di 30 giuristi con background diversi (professori, avvocati, procuratori e giudici) e spesso non è facile decidere ed esprimere il proprio voto nel modo migliore. Ciò da parte mia è sempre avvenuto con coscienza e nell’esclusivo intento di rendere un servizio ai cittadini.»

In che modo la sua esperienza professionale di avvocato e il suo impegno associativo hanno influenzato il suo approccio e il suo contributo all’interno del CSM?

«I tanti anni di esercizio della professione mi hanno aiutato a capire le virtù e i vizi della giustizia italiana. Possiamo fare molto per migliorare un settore complesso ed in continua evoluzione e lo dobbiamo fare con l’aiuto di tutti, dei togati, della magistratura onoraria (categoria che ho particolarmente a cuore), degli amministrativi, e dei colleghi avvocati. Serve una maggiore coesione da parte di tali categorie in vista del bene comune, evitando spaccature e difese corporative.»

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Palazzo Marescialli Sede del CSM – Foto di Carlo Alberto Covelli.

Guardando al futuro, su quali priorità e obiettivi intende concentrare il suo impegno nei prossimi anni di mandato?

«Sicuramente mi piacerebbe una piena attuazione della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, un cambiamento storico che venga compreso ed attuato con serenità dai magistrati stessi.
«Mi piacerebbe altresì una valorizzazione dei magistrati onorari come categoria che merita tutele e riconoscimento di professionalità.
«Infine, credo che nell’interesse della magistratura italiana sia necessario un procedimento per le valutazioni di professionalità effettivamente selettivo e che premi i tanti magistrati che lavorano seriamente e con abnegazione.»

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Avv. Claudia Eccher – c.eccher@csm.it

© Riproduzione riservata- 19/07/2025