L’incontro con Lucia Annibali e la lezione di una donna che ha trasformato una ferita in forza e libertà.

Ci sono incontri che restano impressi non soltanto in una fotografia, ma dentro di noi.
Ho avuto il piacere di conoscere Lucia Annibali in occasione della presentazione del suo libro Io ci sono.
Ricordo quel momento e, soprattutto, la donna che avevo davanti: il suo sorriso, la sua delicatezza, una forza che non aveva bisogno di essere esibita per farsi sentire.
La sua storia è conosciuta.
Una violenza terribile ha cercato di cancellare il suo volto e di spezzare la sua vita.
Ma Lucia ha scelto di esserci.
Di ricominciare.
Di attraversare il dolore senza permettere che fosse il dolore a decidere chi sarebbe diventata.
Forse è proprio questo che mi è rimasto più profondamente di quell’incontro: la forza non è non cadere, ma riuscire, un giorno dopo l’altro, a rialzarsi e a riprendersi la propria vita.
Il titolo del suo libro, Io ci sono, racchiude in tre parole qualcosa di immensamente grande.
È un’affermazione di esistenza, di dignità, di libertà.
Guardando oggi questa fotografia penso a quante donne combattono battaglie che spesso gli altri non vedono.
A quanta strada possa esserci dietro un sorriso.
E a quanto sia importante ricordare che nessuna violenza può avere l’ultima parola sulla vita di una donna.
Lucia, con la sua storia, ci ha insegnato proprio questo:
si può essere ferite senza essere sconfitte.
Si può tornare a guardare avanti.
Si può tornare a dire, con forza: “Io ci sono”.
@Nadia – Pensieri



