25/08/2013

Non ha subìto violenza sessuale, ma è stata profondamente ferita nel corpo nell’anima

In un momento come questo, in cui emergono sempre più le violenze nei confronti delle donne, giungono in redazione molte storie che le vittime non vorrebbero fossero pubblicate e di altre che vorrebbero venissero pubblicate.
Una di queste ultime riguarda una vicenda che vede una donna vittima di un uomo e di un’altra donna.
Anche in questo caso, però, l’insegnamento è che la vittima comunque deve sempre andare al pronto soccorso e fare regolare denuncia.
La proponiamo qui di seguito.

È un giorno come tanti altri e decido di fare una passeggiata. Incontro un uomo che conosco, mi ferma per chiedermi delle informazioni. Lui, molto scherzoso, mi fa degli apprezzamenti un po’ spinti. Non li gradisco, ma non ho tempo di reagire, perché in quel momento arriva la moglie e fraintende tutto. A mio discapito.
La donna comincia a insultarmi dicendomi che sono una poco di buono.
Poi la donna perde il controllo e la situazione degenera e non ho nemmeno il tempo di rendermene conto, che comincia a picchiarmi violentemente con pugni e schiaffi.
Minuti interminabili d’inferno.
Il marito cerca invano di fermarla e di farla ragionare, ma lei continua a picchiarmi con tanta rabbia.
Vorrei scappare ma non ci riesco, rimango lì bloccata cercando disperatamente di ripararmi con le braccia dai colpi, che sembrano arrivino da ogni parte.
Sono terrorizzata, piango, urlo, mi manca il respiro, non trovo la forza di fuggire via di lì.

Finalmente se ne vanno e mi ritrovo da sola, shoccata e dolorante a piangere, cercando faticosamente di alzarmi e di riprendere la strada verso casa.
Poco dopo rientra mia figlia e, vista la situazione, è pronta a portarmi all’ospedale e denunciare l’accaduto.
Presa dalla paura di possibili conseguenze, decido di non farlo, sicura peraltro di ricevere delle scuse il giorno dopo.
Purtroppo non è così. Anzi, la signora che mi aggredì – per paura di essere denunciata – ha pensato bene di prendermi di contropiede raccontando in giro che mi aveva trovata a letto con suo marito.
A quel punto oltre il danno, le beffe!
Devo farmi forza e per difendere la mia onorabilità decido di dare finalmente ascolto a mia figlia e di denunciare l’aggressione subita.

Non è stato per niente facile e anzi subito non venni creduta, perché le prove a testimonianza delle percosse ricevute sarebbero state in quel referto medico che non avevo.
Ho faticato molto a far emergere la verità.
Ci sono voluti più di due anni per curare i danni fisici e psicologici, ma in realtà non si guarisce mai del tutto.
Ancora oggi mi sento umiliata pensando alle insinuazioni calunniose e i pettegolezzi della gente del paese, l’aiuto negato dalle persone che credevo amiche, e per ultimo molto pesante il calvario della burocrazia.

Il processo è stato una lunga battaglia.
La donna che mi aveva picchiata mi accusava di essere da anni l’amante di suo marito. Durante le sedute in tribunale, ho dovuto sentire le cose più disgustose: calunnie e ingiurie anche nei confronti dei miei affetti.
Sono arrivati perfino ad accusarmi di essere causa della rottura del matrimonio di chi mi aveva proditoriamente aggredita.
Mi sono trovata coinvolta in una storia assurda, con la rabbia di dover subire tanta violenza psicologica inutile, generata da qualcuno incapace di gestire i propri rapporti coniugali, chiacchiere, invidie e fraintendimenti.

Malgrado fossi sicura della mia innocenza, dopo anni di udienze, non avrei pensato che questa vicenda andasse a finire bene, tanto che a un certo punto ero tentata di smettere, anche per le spese esorbitanti del processo.
Ma grazie al sostegno della mia famiglia, che mi è stata vicina e mi ha sostenuta, sono arrivata fino in fondo.
La burocrazia è molto lenta, io ho perfino pensato che il mio caso finisse in prescrizione.
Invece no, è stato rigorosamente valutato con la condanna della signora e del marito dichiarati colpevoli.

Credo di essere stata forte e coraggiosa e, se pure a discapito di tanta sofferenza, alla fine è stata fatta giustizia.
Certo, la sentenza non ha cancellato il dolore di tutto questo tempo impegnato a difendermi solo per essermi fermata a parlare al momento e nel posto sbagliato con un uomo che conoscevo.
Per chiudere vorrei dire a tutte quelle donne che subiscono qualsiasi tipo di violenza, che bisogna sempre credere in se stesse e nella giustizia e avere sempre il coraggio di lottare per i propri diritti e non arrendersi mai.

N.C.

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