Chi vede si domanda se i ciechi dalla nascita vedano nero, buio.
In realtà i ciechi non vedono nulla, il buio non sanno cosa sia, proprio perché non hanno mai visto la luce.
Ma cos’è il buio per chi non vede?
I vedenti lo conoscono perché lo contrappongono alla luce, ma per i non vedenti il buio e la luce sono astrazioni, concetti, non sono esperienze reali e vissute.

E cosa «vede» un cieco?
Questo è soggettivo, infatti, diversamente da quanto possiamo pensare, nella mente dei ciechi non esiste il buio assoluto, perché anche i non vedenti immaginano e sognano.
Fin dalla nascita sviluppano un potenziale sensoriale, che permette loro di conoscere molto della realtà.
Attraverso il tatto, l’udito, il gusto e l’olfatto si attivano dei meccanismi di difesa che permettono loro di superare tranquillamente le difficoltà che li circondano.
Chi è cieco può compiere autonomamente molte mansioni, purché apprenda le tecniche che gli consentono di svolgere i propri compiti senza l’uso della vista.
Di come si possa vivere bene e a lungo nonostante le difficoltà, ne è testimone Giuliana, una signora non vedente dalla nascita, che ci racconterà i suoi settantatre lunghi anni di vita nel «buio».
Giuliana è una bella donna, curata, intraprendente, lucida, intelligente. Non porta occhiali scuri, i suoi occhi raccontano da soli la sua vita, fatta di sacrifici, di momenti drammatici, di esperienze vissute con lo spirito e una forza decisamente superiore alla media.
Giuliana risiede a Mezzolombardo in una grande casa, colorata di verde pistacchio, colore da lei scelto per ristrutturare le pareti esterne della sua villetta. Gli interni sono arredati con gusto ed eleganza, tutto in perfetto ordine, fondamentale per consentirle di muoversi con sicurezza e autonomia. Una signora l’aiuta a sbrigare le faccende domestiche e l’accompagna nello svolgere le commissioni esterne.
Giuliana non usa il bastone e non si fa accompagnare da un cane, ha preferito circondarsi di persone di fiducia.
Nasce nel 1939 affetta da retinite pigmentosa, malattia genetica dell’occhio .
Trascorre la sua infanzia e gli studi in un college specializzato per non vedenti a Padova, lontano dalla famiglia.
Qui impara le tecniche di scrittura con il sistema Braille. Apprende norme comportamentali che le consentono di raggiungere una sufficiente autonomia, indispensabile per muoversi in sicurezza negli ambienti.
Diplomatasi in pianoforte, desiderosa di indipendenza, trova lavoro come insegnante di musica in una scuola media in Val di Non.
Con forte determinazione affronta tutte le difficoltà imposte da una vita diversa, tra cui la più impegnativa, quella del traffico extraurbano che collega casa e scuola. Successivamente le viene affidato l’incarico di ruolo a Mezzolombardo.
Ricorda questo periodo con grande soddisfazione e non dimentica la sensibilità e la collaborazione ricevute sia dai colleghi che dagli stessi alunni.
A trentatré anni sposa un ipovedente. Assieme, con l’amore e la voglia di farcela, cercano di intraprendere un cammino simile a quello delle persone vedenti, desiderosi di farsi una famiglia.
Gli anni trascorrono velocemente; la morte dei genitori, della sorella in giovane età e in ultima quella del marito, alimentano la sofferenza di una vita già provata, difficoltosa ed impegnativa.
Forte della sua autostima affronta e supera con coraggio gli ostacoli che la mettono continuamente a dura prova.
Giuliana non ha mai smesso di imparare, di lottare, per vivere una vita il più normale possibile, adottando meccanismi organizzativi esemplari, che le permettono di affrontare serenamente la vita quotidiana. Sbriga le faccende domestiche con disinvoltura, aiutata anche dalle apparecchiature speciali e acustiche, installate negli appositi elettrodomestici.
Distingue alimenti, suppellettili, vestiti collocando etichette … in braille.
Identifica le banconote organizzando un portafoglio a scomparti. Non tutti sanno che l’euro è stato studiato appositamente per essere facilmente riconoscibile al tatto. Con un po’ di pratica è possibile distinguere le monete dal peso, dalle dimensioni e dal bordo esterno.
Nel tempo libero, Giuliana lavora a maglia, avendo imparato a memoria i movimenti da compiere e controllando continuamente il proprio lavoro con le mani.
Frequentando un corso specializzato ha imparato a realizzare stupendi vasi e oggetti in terracotta, esposti con orgoglio nella sua casa. Sceglie toccando con le mani i colori caldi da quelli freddi, pensa al rosso come al sapore di una fragola, vive l’azzurro respirando il cielo, immagina il giallo come le piume di un pulcino, inventa un suo verde pistacchio.
«Leggere» è sicuramente il modo più rilassante e produttivo per trascorrere il suo tempo libero, grazie all’ascolto di audiolibri. L’ausilio di un computer, dotato di apposita tastiera con sintesi vocale, le permette di collegarsi a internet, di usare la posta elettronica con molta facilità e di apprendere fonti e notizie di ogni genere.
Anche per la scrittura ricorre al sistema Braille munita di un set costituito da una tavoletta di metallo, un regolo e un punteruolo.
Condivide le numerose iniziative proposte sul territorio per i non vedenti, come passeggiate, gite, soggiorni in località turistiche e visite culturali.
Alcuni monumenti sono riconoscibili al tatto in quanto riprodotti in scala ridotta e in qualche museo è permesso contemplare l’opera mediante l’uso di appositi guanti.
Giuliana svolge con disinvoltura molteplici attività, tra queste, quella più esemplare, l’intrattenere con la sua musica le persone anziane. Con loro e per loro scrive, recita e partecipa ad eventi e spettacoli proposti nella casa di riposo del suo paese.
Ascolta, tocca, annusa e gusta il mondo, con l’attenzione di chi il mondo lo vive ma non lo vede. Non può condividere figure, deve ascoltare le sensazioni ed elaborare immagini tutte sue. Non vive certamente in un mondo fatto di apparenza, va oltre per comprendere quanto le sta attorno, in modo profondo, interiore, vero ed entusiasmante in quel buio, nero, sinonimo di realtà.
Numerose sono le iniziative proposte dalle associazioni per non vedenti ed ipoventi.
C’è chi preferisce trascorrere il tempo libero eseguendo le normali attività sportive, un modo per mantenersi in forma e anche un’occasione per socializzare.
I non vedenti possono praticare diversi sport, sia a livello amatoriale che agonistico: ginnastica, nuoto, sci, ciclismo (tandem), judo, atletica leggera. Esistono anche due sport specifici per ciechi chiamati torball e goalball, nei quali si utilizza una palla che emette dei suoni. Ne sono un forte esempio le squadre viste nei giochi paralimpici di Londra.
Molti sono i giochi di società adattati e utilizzati anche dai non vedenti, come le carte in braille e le scacchiere speciali.
Negli ultimi decenni sono stati inventati diversi strumenti in aiuto ai ciechi. Ad esempio gli orologi da polso e da taschino, che presentano all’interno del quadrante una serie di simboli tattili con indicatori delle ore e dei minuti.
Nel campo della telefonia mobile sono stati inventati programmi per la lettura del display mediante sintesi vocale.
Nei negozi specializzati si possono acquistare oggetti utili per l’indipendenza domestica come termometri, bilance pesapersone, pesa alimenti, segnalatori per l’acqua e il gas, strumenti per separare il tuorlo, appositi apriscatole e grattugie elettriche con apposite indicazioni acustiche.

Il potenziale tecnologico oggi a diposizione permette di raggiungere una quasi totale autonomia. Purtroppo genitori ed amici spesso ostacolano questa ricerca di autogestione, in quanto sono portati a pensare che il cieco non sia in grado di fare da solo molte cose, che gli permetterebbero di essere più indipendente.
Si tratta di un atteggiamento pienamente comprensibile, che deriva dalla naturale paura del buio che tutti noi abbiamo. Tuttavia è indispensabile superare questo atteggiamento e porsi di fronte al problema dell’autonomia in maniera costruttiva.
Giuliana ne è un forte esempio, deve la sua indipendenza alla sua famiglia, in particolare alla sua mamma che, con sofferenza e determinazione, le ha donato inconsciamente la forza per conseguire «quella vista» che le ha permesso un esistenza paragonabile a quella di una persona vedente.
Esprime un suo ringraziamento a Don Renato Valorzi, una persona speciale che ha dedicato gran parte del suo tempo a un gruppo di non vedenti e ipovedenti della zona, fonte importante di presenza di fede cristiana nei momenti dove il «buio» è nero assoluto.
Ho sempre pensato che la disabilità visiva sia il peggiore dei deficit, ma grazie a Giuliana e alla sua indescrivibile forza di volontà, ho imparato che non esiste handicap peggiore del non accettare se stessi. L’importante è credere che nulla sia impossibile da realizzare.
«Non piangere per quello che non hai, sorridi per quello che sei» (Don Renato Valorzi)
Nadia Clementi



