Lo abbiamo chiesto al direttore di Telepace Trentino Alto Adige dott. Maurizio Mellarini
Con grande coraggio Papa Ratzinger ha deciso di lasciare il suo mandato di pontefice della Chiesa cattolica per problemi di salute, o di stanchezza. La sua è sicuramente una decisione lucida e sofferta dovuta per il bene della Istituzione che rappresenta.
È evidente che il ruolo del Pontefice necessita di forti energie, prevede una mole enorme di lavoro, di responsabilità, di decisioni, di incarichi internazionali. Un potere che deve rispondere e adeguarsi a un futuro sempre più incerto e difficile.
Dott. Mellarini, ma chi è Papa Ratzinger?
«È stato uno dei Papi più grandi nella storia della Chiesa. All’indomani della sua elezione a Pontefice, un sacerdote mi disse: Papa Giovanni Paolo II ha portato nel mondo l’annuncio di Cristo, ha donato molti segni. Papa Benedetto dovrà riempire questi segni di contenuti.
«È quello che Papa Ratzinger ha cercato di fare ed ha fatto, nonostante i mille problemi che ha dovuto affrontare. Pensiamo allo scandalo della pedofilia, ma anche all’aggressione continua di una cultura mediatica anticristiana e condizionata dalla massoneria internazionale. Io posso soltanto aggiungere un ricordo personale di Joseph Ratzinger, che ho conosciuto pochi mesi prima della sua elezione al Pontificato.
«Eravamo a Trento, nel 2004, dove era venuto in visita per celebrare la Messa in Duomo. Temevo di fare qualche papera, ero intimorito ad accostarmi al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
«Conobbi invece una persona straordinariamente umana, amabile; dopo pochi istanti mi sentii perfettamente a mio agio, come con un vecchio amico. Era ed è realmente un uomo umile, ricco di tantissima umanità. Molta gente lo sta comprendendo soltanto ora.»
Gli scandali emersi in questi ultimi anni in Vaticano e nel mondo apostolico hanno favorito le dimissioni anticipate del Papa?
«Non sono la causa delle dimissioni. Papa Ratzinger non ha voluto fuggire. Ha soltanto realizzato che la sua vecchiaia, la sua salute e le forze che stanno venendo meno non lo mettevano più nella condizione di tenere testa a tutti i problemi sul tappeto.
«All’interno come all’esterno della Chiesa. Certo, io credo che queste dimissioni possano rappresentare un salutare scossone per la Chiesa cattolica. E credo che anche Papa Benedetto ne sia cosciente.»
Trova giusto che il cardinale Roger Mahoney [accusato di aver cercato di nascondere lo scandalo pedofilia in California – NdR] partecipi al conclave?
«Ormai siamo abituati a fare i processi e a condannare le persone in piazza, o sulla base di quello che affermano i media. E’ una deriva molto pericolosa.
«Allo stato attuale delle cose, impedire a Mahoney di partecipare al Conclave sarebbe un arbitrio. Una persona, prima, deve essere riconosciuta colpevole da tutti i gradi di giudizio.»
Che profilo dovrebbe avere secondo lei il successore di Benedetto XVI?
«A mio avviso deve continuare l’opera di Joseph Ratzinger, in tutto e per tutto. Con più gioventù, più forze, semmai. E col coraggio di dare un calcio nel sedere a tutti quelli che, all’interno della Chiesa, coltivano solo le carriere, oppure (e ce ne sono molti) stanno all’interno per destabilizzare, per indebolire la Chiesa con la scusa del progressismo.»
Quali sono i problemi o le problematiche che dovrà affrontare il nuovo pontefice?
«Ce sono tanti di problemi. A parte i problemi interni cui ho già accennato, c’è la grande sfida che pone un mondo scristianizzato, da rievangelizzare.
«Ci sono i problemi della libertà religiosa, della persecuzione della quale sono vittime soprattutto i cristiani, in special modo nei Paesi a maggioranza islamica.
«Ci sono i problemi posti dalla società attuale, sempre più sbandata. Un esempio? Come far sentire a casa propria, all’interno della Chiesa, le tante coppie separate, divorziate, risposate, senza dover annullare i principi che sono sempre stati propri della Chiesa cattolica? Sono questi i grandi interrogativi.»
Cosa le piaceva di più di Papa Ratzinger?
«La sua fedeltà alla Verità, la sua chiarezza, il suo coraggio nel dire le cose come stanno. Ricorda il suo grido, contro la sporcizia che c’è all’interno della Chiesa, lanciato nel Venerdì Santo del 2005, quando Papa Giovanni Paolo II stava morendo? Soltanto un grande uomo, un uomo di Dio, poteva avere quel coraggio e quella chiarezza.»
Come immagina la chiesa del futuro?
«Una Chiesa che continua a camminare sul solco tracciato da Cristo, il suo fondatore. Soltanto così, soltanto una Chiesa che abbia il coraggio di rifiutare i compromessi con la falsa modernità, può avere un futuro.
«L’ha detto Cristo ai suoi discepoli: i cristiani saranno sempre minoranza. In questo coraggio di essere minoranza c’è il prossimo futuro della Chiesa cattolica.»
Nadia Clementi
© Riproduzione riservata

