All’Auditorium Santa Chiara di Trento un racconto intenso e necessario tra parola, musica e immagini: il pubblico risponde con partecipazione e consapevolezza.
C’è qualcosa di profondamente necessario, oggi, nel riportare in scena la figura di Francesco d’Assisi. Non solo come santo, ma come uomo capace di parlare al nostro tempo con una forza disarmante. Lo spettacolo “FRANCESCO”, portato in scena da Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi all’Auditorium Santa Chiara di Trento il 31 marzo e 1 aprile, va in questa direzione: non si limita a raccontare una storia, ma costruisce un’esperienza emotiva e culturale che intercetta un bisogno collettivo.
Il tutto esaurito registrato in entrambe le serate e il pubblico attento, partecipe e caloroso sono segnali evidenti: c’è oggi un desiderio diffuso di ritrovare riferimenti autentici, figure capaci di parlare di pace in un tempo attraversato da conflitti e tensioni globali.
Aldo Cazzullo guida il racconto con autorevolezza e misura, costruendo una narrazione colta, ricca di riferimenti storici, biblici, artistici e letterari. Ne emerge un Francesco vivo, profondamente umano, sorprendentemente vicino alla sensibilità contemporanea. Al centro, una riflessione essenziale e incisiva che attraversa l’intero spettacolo diventandone il cuore emotivo.
Ed è proprio attraverso questo racconto che si ripercorre la vita di Francesco: dalla nascita ad Assisi nel 1182, figlio di un ricco mercante, fino alla scelta radicale di spogliarsi di ogni bene per abbracciare una vita di povertà e fraternità. Cazzullo restituisce con efficacia i passaggi fondamentali della sua esistenza: l’incontro con i lebbrosi, la rinuncia ai beni paterni, il rapporto con la natura e con ogni creatura, fino agli ultimi anni segnati dalla sofferenza ma anche da una straordinaria intensità spirituale.
Fotografia di Giulia Riva
Non manca il riferimento a uno degli episodi più noti e rivoluzionari: l’invenzione del primo presepe a Greccio, nel Natale del 1223. Un gesto semplice e insieme potentissimo, con cui Francesco rende concreta e accessibile a tutti la nascita di Cristo, trasformando un evento sacro in esperienza viva e condivisa. Così come trova spazio il Cantico delle Creature, tra i primi testi poetici in volgare italiano, che segna non solo un passaggio spirituale, ma anche culturale, aprendo a una visione nuova dell’uomo e del mondo, che molti riconducono alle radici dell’umanesimo.
Cazzullo collega la figura di Francesco ai grandi della cultura: da Dante, che nel Paradiso (Canto XI) gli dedica uno dei passaggi più alti della Divina Commedia, fino alla tradizione artistica. Un richiamo che risuona anche a Trento, dove la statua di Dante richiama questo legame, in un territorio segnato dalla presenza francescana e dalla profonda devozione del poeta per il santo.

Le immagini proiettate sul fondale del palcoscenico amplificano e accompagnano la parola, diventando parte integrante della drammaturgia. Volti, episodi della vita francescana e richiami alla grande pittura scorrono con equilibrio. Emblematica l’intensa immagine del volto di Francesco, quasi ieratico, che domina la scena: uno sguardo fermo, profondo, che sembra rivolgersi direttamente al pubblico, creando un dialogo silenzioso ma potentissimo.

Di grande suggestione anche le sequenze ispirate alla pittura medievale e rinascimentale: la Natività che richiama il presepe con Maria distesa accanto al Bambino, secondo l’iconografia più antica, le visioni mistiche, gli angeli, fino ai momenti più intimi della sofferenza. Immagini che non illustrano soltanto, ma interpretano, accompagnando lo spettatore dentro il percorso umano e spirituale del santo.
Accanto alla parola, la musica di Angelo Branduardi non accompagna semplicemente: interpreta, rilancia, emoziona. La sua presenza scenica è quella di un cantastorie capace di attraversare il tempo, dando voce a una dimensione universale che unisce passato e presente. La scena, essenziale ma curata, contribuisce a creare un’atmosfera raccolta e intensa.

La sintonia tra i protagonisti è uno dei punti di forza dello spettacolo: parola, musica e immagine si intrecciano con naturalezza, costruendo un equilibrio scenico solido e coinvolgente.
Ma è nel suo sottotesto che “FRANCESCO” trova la sua forza più attuale. Non è solo il racconto di una vita, ma un richiamo concreto e urgente ai valori di pace, semplicità e umanità. In un tempo segnato da guerre e divisioni, la percezione condivisa è chiara: c’è bisogno di “un Francesco tra noi”.
Uno spettacolo che riesce in un intento non scontato: fare del teatro non solo un luogo di rappresentazione, ma uno spazio di coscienza.
E il finale è di quelli che restano. Lo spettacolo si chiude tra applausi lunghi, convinti, quasi liberatori. Il pubblico non si limita ad assistere, ma partecipa, si lascia coinvolgere fino all’ultimo.
A suggellare questo clima, Angelo Branduardi riprende uno dei suoi brani più amati, La pulce d’acqua, dirigendo idealmente la sala in un canto condiviso. Le parole, leggere solo in apparenza, si intrecciano con i temi dello spettacolo: la semplicità, la natura, il senso profondo della vita. E diventano, ancora una volta, racconto.
È un finale corale, caldo, autentico. Un momento in cui teatro e pubblico si incontrano davvero.
E si esce con la sensazione di aver vissuto non solo uno spettacolo, ma un’esperienza da portare con sé.

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it –
BUONA PASQUA!
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