Ci sono persone che, quando le incontri, sembrano uscire dallo schermo senza cambiare nulla di sé. Mauro Corona è una di queste.

L’ho incontrato in occasione del Trento Film Festival della Montagna, una di quelle manifestazioni che ogni anno portano a Trento storie, esperienze e persone che della montagna hanno fatto una parte della propria vita.

E lui era proprio come me lo aspettavo.

I lunghi capelli bianchi, la barba inconfondibile, la bandana, gli occhiali appoggiati sulla testa e quell’abbigliamento di chi sembra essere sempre pronto a lasciare la strada per imboccare un sentiero.

Ma soprattutto quel sorriso sornione, quasi divertito, di chi osserva il mondo senza prenderlo mai troppo sul serio.

Dal vivo Mauro Corona non dà l’impressione di dover costruire il personaggio che conosciamo attraverso la televisione: scanzonato, fuori dagli schemi, con un bicchiere di vino tra le mani. Almeno, questa è stata la mia sensazione incontrandolo.

È proprio come lo vediamo. Diretto, un po’ ruvido, certamente anticonformista, ma con una simpatia spontanea che arriva prima ancora delle parole.

Scrittore, alpinista, scultore e uomo profondamente legato alla montagna, porta con sé un mondo fatto di boschi e silenzi, di fatica, solitudine e libertà.

Forse è proprio da lì che nasce il suo modo così personale di raccontare la vita: senza troppi ornamenti, come una roccia che non ha bisogno di essere levigata per raccontare la propria storia.

Il nostro è stato un incontro breve. Il tempo di qualche parola, di un sorriso e di una fotografia.

A volte, però, basta poco per avere la sensazione di aver colto qualcosa di una persona.

E di Mauro Corona mi è rimasta proprio quell’immagine: i capelli bianchi spettinati, quasi un segno del suo essere libero, lo sguardo ironico e quel sorriso sotto i baffi che sembra custodire pensieri che non ha alcuna fretta di raccontare.

Forse, dietro il personaggio conosciuto da tutti, non c’è poi qualcuno di così diverso da quello che vediamo.

C’è semplicemente un uomo che ha fatto della propria autenticità, delle proprie contraddizioni e del suo modo libero di stare al mondo la sua cifra più riconoscibile.

E forse è proprio per questo che, quando lo incontri, hai la strana sensazione di conoscere già un po’ l’uomo che hai davanti.

@Nadia – Pensieri