Una vita tra sacrifici, studio e resilienza. Oggi insegna che la vera giovinezza è tenere viva la mente e il cuore.

Nel cuore di Trento, in una casa ordinata e luminosa, vive una donna che ha attraversato quasi un secolo di storia senza mai smarrire la leggerezza di un sorriso. È Norma Cescotti Covelli, per tutti Nonna Norma, che lo scorso luglio ha festeggiato 99 anni. Un traguardo che porta con una vitalità sorprendente, frutto di disciplina, curiosità e amore per la vita. La sua abitazione è un rifugio caldo e accogliente, dove fotografie e libri convivono con due computer, strumenti che utilizza quotidianamente per rimanere connessa con il mondo. «Il cervello è come il corpo — ama dire — se non fate ginnastica, si addormenta.» Una frase che sembra la sintesi perfetta del suo modo di vivere: mai fermarsi, mai arrendersi.
Chi varca la soglia di casa sua viene accolto da un’eleganza semplice, da un sorriso ironico e da un’energia che non conosce confini. Lì, tra i libri e i ricordi, Norma continua a insegnare l’esperanto, la lingua della speranza e della pace, che la collega ogni giorno a studenti sparsi in tutto il mondo, sia in presenza sia online.

L’infanzia e la famiglia
Norma nasce a Rovereto il 10 luglio 1926, ultima di cinque figli di una famiglia modesta ma ricca di dignità.
La sua infanzia si svolge tra le mura del Palazzo di Giustizia, dove il padre lavora come custode. La solitudine diventa la sua compagna di giochi: in camera, con tre bambole – Iolanda, Lucia e una terza il cui nome si è perduto nella memoria – si improvvisa maestra, spiegando con l’immaginazione quello che apprende dalla sorella maggiore, insegnante elementare. All’epoca non conosce ancora l’italiano: parla il dialetto e ascolta con avidità per imparare. La sorella diventa il suo modello, la figura a cui ispirarsi: come lei, Norma sogna di diventare maestra.

La scuola e l’altruismo
La scuola, però, non inizia nel modo più semplice. Un’allergia ai piatti di alluminio della mensa le impedisce di nutrirsi a sufficienza, così i genitori decidono di tenerla a casa. Norma non si perde d’animo: gioca, inventa, osserva. Quando finalmente può frequentare la scuola elementare, la sua gioia è incontenibile: vuole imparare, vuole parlare con tutti, senza distinzioni di ricchi o poveri, belli o brutti. Per lei sono soltanto bambini. Sin da piccola rivela un animo generoso: condivide il poco cibo che ha con chi ne ha meno, gesto semplice eppure ricco di umanità.

La parola data al padre
Il desiderio di seguire le orme della sorella la spinge verso l’istituto magistrale, ma le ristrettezze economiche obbligano il padre a indirizzarla verso l’istituto tecnico commerciale. Norma accetta, a patto di non tradire se stessa. Ama l’italiano, le lingue straniere, la storia; soffre davanti a matematica e fisica, ma non si arrende. Il padre, ormai sessantenne, le propone un patto: pagherà metà delle spese scolastiche, ma lei dovrà mantenere una media del 7. Norma stringe un contratto morale con lui. Lo rispetta con ostinazione, persino quando deve compensare le difficoltà nelle materie scientifiche con l’impegno nella ginnastica e nelle gare sportive. Con dolori o senza, non manca mai di onorare la sua promessa.

Gli anni della guerra
Ma la scuola si intreccia con gli anni più bui: quelli della guerra. Per frequentare le lezioni deve percorrere chilometri a piedi tra vicoli e sentieri, affrontando coprifuoco, ronde tedesche e bombardamenti. Con un tedesco incerto si fa capire dai soldati di guardia, pur di non rinunciare allo studio. «Se avessi perso l’anno, avrei perso il contratto con mio padre. La mia parola è eterna», – racconta ancora oggi con fierezza.
Il 13 settembre 1944 resta impresso nella sua memoria: il bombardamento di Sant’Ilario. Norma rimane sepolta sotto la terra insieme a un’amica, ma riesce a salvarsi miracolosamente, mentre intorno a loro molti perdono la vita. È una ferita che segna l’anima, ma anche una testimonianza di coraggio e resilienza.

Il lavoro e l’amore
Dopo il diploma in ragioneria, grazie al sostegno del padre, Norma ottiene un impiego nella cancelleria del tribunale di Rovereto. Lì conosce Dante Covelli, figlio del Cancelliere Capo. In un primo momento le appare troppo furbetto, ma presto diventa l’uomo della sua vita. Insieme costruiscono una famiglia: due figli e poi quattro nipoti, che ancora oggi le riempiono la vita di gioia. Gli anni non sono stati facili: Dante affrontò una grave malattia alla tiroide e, sebbene sapesse che avrebbe dovuto smettere di fumare, non volle ascoltarla. Con il suo spirito indomito amava ripetere: «Meglio vivere un giorno da leone che cent’anni da pecora». La sua perdita, dopo anni di malattia, lasciò un grande vuoto nella vita di Norma.

La rinascita nell’esperanto
A settant’anni, sola, Norma conosce un periodo di malinconia. Frequenta circoli anziani, ma torna a casa con un senso di vuoto. Finché la cognata la convince a partecipare alle attività dell’Associazione Esperanto. Lì trova una nuova strada, una seconda giovinezza. Grazie a questa lingua viaggia nel Nord Europa con poche spese, partecipa a congressi e incontra persone da tutto il mondo. Inizia quasi per gioco, ma con la sua determinazione supera gli esami e diventa insegnante. «Senza insegnare le giornate sarebbero noiose», – afferma sorridendo. Oggi, a 99 anni, continua a riunire studenti da ogni angolo del pianeta, online e in presenza, offrendo non solo lezioni di lingua, ma soprattutto di vita.

Un invito a vivere bene
Nonna Norma non sembra portare sulle spalle quasi un secolo: la sua ironia, la sua eleganza e il suo sguardo curioso raccontano di una giovinezza interiore che non l’ha mai abbandonata. Non ama i pettegolezzi, e sorridente racconta di aver sempre scelto di allontanare i pensieri negativi e le persone che li portano: una decisione consapevole per vivere bene e serenamente. Coerente con il suo stile di vita sano e vigile, affronta i piccoli disturbi con pazienza, ricorrendo alle medicine solo quando strettamente necessario. «Se ho male da qualche parte cerco di farmelo passare da sola, perché se è arrivato è perché ho fatto qualcosa che non dovevo fare», – spiega con la sua consueta schiettezza. Norma è una forza discreta, che invita a tenere la mente viva e il cuore aperto.

Pagine di vita in un libro
Al termine della nostra intervista, ci ha consegnato con dedica il libro che racconta la sua vita, scritto nel 2022 dal giornalista Maurizio Panizza e intitolato «96 anni di storia. La mia vita».
E ci ha salutati con un augurio speciale, pronunciato in perfetto esperanto: «Bonan vivon al ĉiuj» — «Buona vita a tutti».

Nonna Norma è una lezione vivente
La cultura come medicina per la mente, la tenacia come compagna di viaggio e l’ironia come luce capace di attraversare le tempeste. La sua storia è un ponte fra passato e presente, e un invito luminoso a non arrendersi mai, a coltivare la speranza giorno dopo giorno.
Nonna Norma beve birra con il nipote Carlo Alberto.
Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Video intervista 1.
Video intevista 2.
Video intervista 3.



