Dietro una storia di cronaca, il volto di un ragazzo e una domanda che, da madre, non può lasciare indifferenti.

Ho incontrato Raffaele Sollecito in occasione della presentazione del suo libro Un passo fuori dalla notte.
Davanti a me ho visto un uomo apparentemente sicuro di sé, capace di raccontare e raccontarsi.
Eppure, dietro quella sicurezza, la mia percezione è stata quella di una ferita profonda, di qualcosa che il tempo può forse attenuare, ma difficilmente cancellare.
Non spetta a me entrare nel merito di una vicenda giudiziaria tanto complessa e dolorosa.
Quello che mi ha colpita, invece, è stato ascoltare il racconto di un ragazzo che ha conosciuto il carcere quando era ancora molto giovane: la solitudine, la paura, l’isolamento, il rischio di perdere se stesso e di arrivare quasi al limite della propria resistenza.
Mentre lo ascoltavo ho pensato, inevitabilmente, da madre: potrebbe essere mio figlio.
Ed è forse questa la sensazione che mi è rimasta più forte.
Al di là dei nomi, delle sentenze e delle pagine di cronaca, esistono esseri umani e famiglie la cui vita, in un istante, può precipitare in una notte dalla quale sembra impossibile uscire.
Il carcere raccontato da chi lo ha vissuto fa paura.
Non è soltanto la privazione della libertà: è il tempo che si ferma, il mondo che continua senza di te, la mente che deve resistere mentre tutto ciò che conoscevi sembra sgretolarsi.
Forse testimonianze come questa dovrebbero essere ascoltate soprattutto dai giovani.
In un tempo in cui assistiamo troppo spesso a gesti di violenza inaudita, comprendere fino in fondo dove può condurre un attimo, una scelta, una notte in cui qualcosa nella vita prende una direzione terribile può diventare anche un potente messaggio di responsabilità.
Guardando Raffaele ho provato tenerezza.
Quella tenerezza istintiva che nasce pensando a un ragazzo lontano dalla propria casa e dalla propria famiglia, chiuso dietro una porta che non può aprire.
Perché da madre c’è un pensiero che mi attraversa più di ogni altro: non vorrei mai trovarmi né dalla parte della madre di una vittima, né dalla parte della madre di chi viene accusato di aver distrutto un’altra vita.
Forse il vero passo fuori dalla notte comincia proprio da qui: insegnare ai nostri figli il valore della vita, delle scelte e della responsabilità, prima che una sola notte possa cambiare per sempre il destino di tante persone.
@Nadia – Pensieri



