8/12/2012 Attenzione al boom di acquisti “made in China“…

Il mercato cinese si sta espandendo sempre di più nell’economia italiana. Un boom che mette in crisi l’equilibrio produttivo e commerciale del nostro paese trasformando le nostre città italiane in Chinatown europee.

I maggiori investimenti si distinguono nei settori della pelletteria, dei giocattoli, delle calzature e dell’abbigliamento.

Anche a Trento, negli ultimi anni, sono in costante aumento i negozi gestiti da imprenditori cinesi. Un crescente fenomeno, anche quello di casa nostra, che fotografa una realtà sociale in evidente stato di sofferenza economica.

Babbo Natale quest’anno ha gli occhi a mandorla ?

Fra pochi giorni è Natale, e la crisi si fa sentire sempre di più, mettendo in difficoltà soprattutto le famiglie che devono fare i conti in primis con il caro vita.

Dunque, feste magre per tutti e meno doni per i più piccoli di casa.

Sono finiti i bei tempi delle Vigilie stracolme di pacchetti da scartare e delle camerette invase da giocattoli di ogni tipo.

Ma i nostri bambini, ignari del mondo che li circonda, aspettano comunque “Babbo Natale” sotto l’albero.

Ecco che i genitori alle prese con i bilanci in rosso , acquistano i giochi “da bancarella”  allo scopo di soddisfare, bisogni e desideri impossibili.  Vittime di un consumismo di massa che ha come unico scopo quello di alimentare il mercato del riciclo, incuranti di quanto venduto.

Infatti sulla piazza si trovano molti giocattoli di provenienza asiatica, che non sempre sono fabbricati nel rispetto della normativa comunitaria. Spesso trattasi di prodotti contraffatti potenzialmente pericolosi per la salute dei piccoli.

Attenzione a dove vengono costruiti …

Capita spesso di sentire o leggere sui giornali, che la polizia doganale sequestra prodotti “made in China”, giudicati come potenzialmente cancerogeni perché contenenti delle sostanze tossiche.

Secondo i dati raccolti dall’associazione ambientalista Greenpeace, il 30% dei giochi e di merce fabbricata in Cina conterrebbe metalli e coloranti altamente tossici.

Gli specialisti del settore hanno analizzato giocattoli e prodotti di dubbia provenienza, con una particolare tecnica ai raggi X e hanno rilevato la presenza di sei metalli pericolosi per la salute: antimonio, arsenico, cadmio, cromo, piombo e mercurio. Alcuni di questi contenevano piombo in una percentuale 1.200 volte superiore a quella tollerata dalla legislazione in materia.

Queste sostanze cancerogene possono portare anche a complicazioni respiratorie per i bambini, e non solo, che maneggiano e mettono in bocca i giocattoli.

Alla luce dei fatti, sarebbe obbligo di ogni acquirente fare attenzione al marchio di provenienza. La legge italiana prevede la tracciabilità del prodotto. È importante controllare che sia presente il marchio CE, il quale certifica la conformità del gioco alle norme europee. Inoltre esiste il marchio Giocattoli Sicuri, attribuito dall’Istituto Italiano Sicurezza Giocattoli, e il marchio IMQ, che ne certifica la qualità.

È buona norma rivolgersi ai propri negozi di fiducia, evitando mercati, negozi cinesi e discount.

Non lasciarsi ingannare da prezzi troppo bassi, che spesso derivano dallo sfruttamento della manodopera e dall’uso di materiali scadenti, spesso anche nocivi.

Se poi i giocattoli sono di stoffa o di peluches è importante controllare che i tessuti siano di alta qualità e non infiammabili. Tra i giochi elettrici scegliere quelli alimentati a batteria, controllare che non abbiano bordi sporgenti o taglienti e che le dimensioni del giocattolo e delle parti rimovibili siano tali da non essere ingerite o inalate.

Inoltre è opportuno rispettare le indicazioni relative alla fascia d’età e leggere attentamente le istruzioni per l’uso, il montaggio e la manutenzione.

Acquistare giocattoli italiani certificati è il miglior modo per garantire ai propri figli una Natale sicuro.

Dunque, risparmiare acquistando prodotti sicuri. “Chi più spende meno spende” dice un saggio proverbio…

Ma il vero business del mercato cinese è nelle vendite di abbigliamento e pelletterie a prezzo di costo, quale forma accattivante di risparmio per le famiglie numerose ed in forte difficoltà finanziaria. Gli indumenti made in China contengono sostanze cancerogene? Interviste:

Giovanni,

Non potendomi permettere di spendere molto, dal momento che ho un lavoro precario. Mi sono sempre vestito con un abbigliamento a basso costo, acquistato nei negozi cinesi e lo stesso hanno fatto i miei figli.

Due giorni fa stavo guardando il telegiornale e mi sono soffermato sulla notizia riguardante le dichiarazioni dei Nas, in merito ai vestiti provenienti dalla Cina, dicevano che contengono sostanze cancerogene ad altissime dosi, e che possono provocare il cancro.

Sono preoccupatissimo perché, se fosse certo, questo significherebbe che ho messo a rischio la mia salute, quella dei miei figli e di mia moglie. Spero davvero che i giornalisti abbiano gonfiato le notizie perchè non so cosa fare. Sono molto impaurito.

Ad oggi non ci sono studi che dimostrano l’associazione fra abbigliamento cinese e l’insorgenza di tumori. Il consiglio è quello di evitare di acquistare capi di abbigliamento di cui non si conoscano i tessuti.

 

Luisa

Compro i vestiti dai cinesi, prima di indossarli li lavo, ma anche dopo numerosi lavaggi, hanno sempre uno strano odore tipo nafta. Messi negli armadi tutto puzza ma non so di che cosa.

Purtroppo questi coloranti e conservanti finiscono spesso nelle lavatrici e successivamente nelle tubature,  con conseguenti danni sia tecnici che d’inquinamento ambientale.

Controllo sempre la composizione del capo, ma nonostante vi sia scritto cotone 100% il tessuto è stranamente elasticizzato e a volte fa quei pelucchini che fanno solo i tessuti sintetici.

Indossandolo, con il calore del corpo, si avverte subito la sensazione dell’aumento della sudorazione, con conseguente alone ed odore da evidente stato di non traspirazione.

Secondo me anche le etichette con la composizione del tessuto non sono molto veritiere.

Di positivo c’è che, se si sta attenti e si osservano per bene i capi, scegliendo quelli effettivamente in cotone e di buona fattura, ci si può permettere una bella maglietta o una bella gonna ad un prezzo molto conveniente.

Visto che capita spesso che si comprino magliette firmate ad un costo molto elevato e che alla fine qualitativamente sono mediocri.

Uno dei grossi problemi di oggi è la difficoltà di riconoscere la qualità della merce in rapporto al valore acquistato. Non sempre l’etichetta e il negozio ne da sufficiente garanzia di affidabilità.

Il mercato “made in china” si confonde anche tra i capi di alta moda. Spesso la colpa è della non curanza dell’acquirente che ne favorisce inconsapevolmente la prolificazione delle vendite.

 

Di qui l’allarme della Confartigianato: i vestiti made in China sono tossici…

Il settore tessile è senza dubbio uno dei più colpiti dal commercio illegale. Ogni anno migliaia di tonnellate di prodotti contraffatti entrano in Italia e vengono commercializzati per lo più da commercianti ambulanti. Si legge che più del 30% dei capi d’abbigliamento importati annualmente in Italia siano di provenienza cinese.

Gli indumenti a basso costo, sono spesso trattati con sostanze chimiche non idonee al contatto con la cute umana, e possono dare origine a fenomeni allergici o d’intossicazione.

Le conseguenze possono essere dermatiti allergiche da contatto, edemi polmonari, desquamazioni, eritemi. La penetrazione di queste sostanze nel nostro metabolismo avviene con l’inspirazione di vapori tossici, causati dalla reazione del sudore con gli additivi chimici presenti nei tessuti.

La nocività di un capo si trova nella sua composizione e nelle sostanze utilizzate per la tintura ed il fissaggio, come il formaldeide.

Un altro esempio sono le ammine aromatiche, sostanze liberate dai coloranti durante le fasi produttive e nella fase di utilizzo dei capi d’abbigliamento. Queste ammine, assorbite a livello cutaneo, sono ad alto effetto cancerogeno, soprattutto per la vescica.

I coloranti azoici, responsabili della presenza delle ammine aromatiche, si trovano in abbondanza nei capi di colore nero ma vengono utilizzati anche per la fabbricazione di un gran numero di prodotti contenenti lana, cotone e cuoio.

Gravi reazioni allergiche possono avvenire anche a causa della contaminazione dei capi di abbigliamento con il famigerato dimetilfumarato, particolare agente anti muffa.

Senza contare altre sostanze che vengono a contatto della nostra pelle come ftalati (contenuti nelle stampe in Pvc), alchilfenoli etossilati (APe) capaci di alterare il sistema ormonale, organoztannici (stabilizzatori del Pvc) tossici per il sistema immunitario, piombo che sui bambini altera i processi di sviluppo neurologico.

Anche la bigiotteria a basso costo nasconde problemi relativi alla salute: un esempio è dato dalle concentrazioni spesso molto elevate di nickel all’interno di anelli, orecchini o braccialetti in fibbie metalliche o borchie. Alle persone sensibili, l’esposizione a quantità eccessive di questo metallo può causare reazioni allergiche e gravi dermatiti.

Per via dei loro effetti disastrosi sulla salute, questi componenti chimici sono severamente vietati in Europa.

 

Come difendersi dai rischi dei prodotti fabbricati in Cina.

I consigli che si possono dare per evitare di trovarsi in situazioni poco piacevoli per la nostra salute sono indiscutibilmente legati al buon senso.

Prima di tutto, e come del resto in ogni ambito commerciale, diffidate dei prezzi troppo bassi, sapendo che spesso questi nascondono sfruttamento della manodopera ed utilizzo di sostanze di bassa qualità o peggio nocive.

Le offerte “troppo belle per essere vere” dovrebbero generare sospetti.

Siate dubbiosi anche di fronte ad etichette incomplete o redatte in altre lingue: la mancanza dell’italiano fra le lingue presenti sulla confezione può essere un chiaro segnale di contraffazione del prodotto, per la semplice ragione che la legge impone l’etichetta con la lingua italiana.

Made in china: tuttavia dobbiamo riconoscere che esiste anche la merce cinese regolare e ovviamente non contraffatta. Questa non gode della stessa qualità italiana, ma permette agli esportatori cinesi di offrire capi di abbigliamento a prezzi nettamente più bassi e apparentemente più favorevoli.

L’importante è avere la consapevolezza di quello che si vuole acquistare. Vale il motto “spendere meno per spendere meglio”.

In conclusione, forse questa grande crisi economica, ci porterà più consapevolezza, maggior trasparenza, meno consumismo, meno regali e più amore nelle nostre case!!

Non saranno gli acquisti degli ultimi modelli di consolle per videogiochi, di computer, di cellulare, borse e abiti lussuosi, a farci contenti.

Speriamo davvero che la felicità di ognuno di noi stia fortunatamente altrove.

Sicuramente il miglior regalo è il tempo che dedichiamo ai nostri affetti, alla nostra famiglia: questo è il vero Natale!

No al “made in China” Si al “made in family “

 

Nadia Clementi