Per molto tempo si è pensato che l’arte sia la rappresentazione del Bello. Tutta la cultura greco-romana ha trasfigurato gli uomini in dei, creature perfette, mentre nella tradizione cristiana il Bello era associato al Bene, quindi i Santi, la Vergine, Cristo erano immagini di radiosa bellezza. Ma, nello stesso tempo, alcuni artisti, pochi in verità, si accorgono che la realtà era certamente diversa, gli uomini non erano tutti dei dell’Olimpo, ma creature abbrutite dal lavoro o minati da malattie. Ecco, allora, che un poco alla volta, si fa strada l’idea che tutto quanto riguarda la vita e, quindi, anche la malattia e la morte, può entrare nel campo dell’arte, grazie proprio alla sensibilità degli artisti. Gli dèi scendono dall’Olimpo e diventano persone che camminano per le strade, circondati da oggetti di uso quotidiano. Il corpo umano diventa oggetto di studio, pensiamo a Leonardo e Michelangelo che cominciano a dissezionare cadaveri che servivano per i loro studi di anatomia, pensiamo al grande pittore olandese Rembrandt e alle sue Lezioni di anatomia, a Josè Ribera e al suo Storpio, a Gerard Dou e al suo dipinto La donna idropica, a Munch con La bambina malata e così via. Naturalmente nelle opere degli artisti citati non vi è una rappresentazione pura e semplice del soggetto trattato. La grandezza di un artista è nella sua capacità, potremmo dire, di “trasfigurare” affinché quell’opera, pur trattando un tema come la malattia, diventi un’opera d’arte, e l’artista come un regista riesce a mostrarci gli esseri e le cose sotto una luce nuova.
Con la nascita dei fumetti e dei cartoni animati, il mondo fiabesco e magico delle storie rappresentate, fa sì che la fantasia e l’immaginazione ci permette di vivere e credere nelle fiabe illustrate. Un mondo parallelo al nostro, popolato di animali che parlano, di uomini che volano, di foreste incantate che sembrano riportarci ad un’età dell’oro dimenticata. Ma la sensibilità degli autori di queste storie spesso ci riportano alla realtà, seppur trasfigurata, dove la malattia e la morte non sono state allontanate.
Ed è proprio riferendosi alle fiabe e ai fumetti che Lucia Marotta, psicopedagogista, consulente e docente di Lettere, ha inteso “rappresentare” la Sindrome di Sjögren Primaria Sistemica, che ha colpito anche lei nel 1999. La Dr.ssa Lucia Marotta è una donna minuta dai lunghi capelli biondi, ma è nello stesso tempo tenace e coraggiosa, che da anni sta combattendo, nei primi tempi da sola, una battaglia per far conoscere questa malattia rara di cui quasi nessuno ne era a conoscenza. Presidente dell’Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren che ha lo scopo di informare e sensibilizzare sulla rara malattia ed essere punto di riferimento per le persone malate, Lucia Marotta ha pensato di ampliare la conoscenza di questa malattia, anche tramite il fumetto. Nel 2013, ha scritto il libro di fiabe “La Principessa Luce Lo Gnomo Felicino” e nel 2023 ha avuto l’idea di trasformare la fiaba “La Principessa Luce” in un fumetto intitolato “La Principessa Luce e la perfida Strega Sjogren”, illustrato dagli allievi della classe V D dell’Istituto Superiore Palmieri-Rampone di Benevento. In questa fiaba l’autrice, nelle vesti della Principessa Luce, trasposizione del nome Lucia, racconta con semplicità quanto sia difficile combattere contro questa malattia, contro una strega cattiva vestita di nero che vuole avvolgere nel suo nero sudario la Principessa, che alla fine riuscirà con la sua luce a vincere le tenebre della malattia. In questo nuovo libro fumetto, “Alice e la sua compagna invisibile”, scritto sempre da Lucia Marotta e illustrato da Ilenia Coppola, alunna del Liceo Artistico “Sabatini-Menna” di Salerno, la storia è ambientata nella ridente cittadina di Amalfi. Lucia Marotta, con una scrittura semplice ma efficace, trasporta la sua protagonista, una dolce fanciulla dai capelli biondi che ama danzare, non più in un mondo fiabesco, ma nella vita reale, scegliendo una delle perle della costiera amalfitana, inondata di sole e bellezza, che fa da contraltare alla presenza di una creatura invisibile sì, ma che si insidia nel corpo di Alice. In questo fumetto non ci sono Principesse o Streghe, ma con leggerezza e sensibilità l’autrice, nella figura di Alice, ci fa capire come questa malattia, silenziosa ma dirompente, diventa per la persona malata come una compagna , un’amica invisibile, che non si combatte più come un personaggio demoniaco, ma che si deve conoscere per capire i cambiamenti che avvengono nel corpo malato, per studiarli e porvi rimedio. E come nelle fiabe c’è sempre un lieto fine, così Lucia Marotta, con un fine apotropaico, vuole credere e sperare che la medicina, conoscendo sempre di più questa malattia, possa, alla fine debellarla, per far sì che questa amica invisibile possa sparire lasciando che il sole e la luce possano accarezzare di nuovo il nostro corpo.
Cristina Tafuri




