Ci sono luoghi che si visitano e altri che si vivono. Arte Sella appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Qualche settimana fa ho avuto l’occasione di fare una passeggiata nella splendida Val di Sella, sopra Borgo Valsugana, uno degli angoli più affascinanti del Trentino. Conoscevo già la fama internazionale di questo luogo, ma viverlo di persona è un’esperienza completamente diversa.

La prima sensazione che si percepisce è il silenzio.

Non un silenzio assoluto, ma quello autentico della natura: il fruscio delle foglie mosse dal vento, il canto degli uccelli, il rumore lieve dei passi sul sentiero.

Le persone camminano lentamente, si fermano ad osservare, parlano a bassa voce. È come se il bosco suggerisse spontaneamente il rispetto che merita. Un rispetto che non nasce dall’obbligo, ma dalla consapevolezza di trovarsi in un luogo speciale.

Fin dai primi passi si avverte anche l’ottima organizzazione del sito. I percorsi sono ben segnalati, curati e perfettamente mantenuti; il parco è pulito, ordinato e costantemente sorvegliato, permettendo ai visitatori di immergersi nella visita in totale serenità. Tutto contribuisce a creare una sensazione piacevole, nella quale arte e natura convivono in perfetto equilibrio.

Arte Sella nasce nel 1986 da un’intuizione tanto semplice quanto straordinaria: creare un dialogo tra l’arte contemporanea e la natura. Artisti provenienti da ogni parte del mondo realizzano opere che non vogliono dominare il paesaggio, ma diventare parte di esso.

Qui il tempo non rappresenta un nemico.
Al contrario, è un alleato.
Il vento, la pioggia, la neve, il sole e il susseguirsi delle stagioni modificano lentamente le opere, trasformandole anno dopo anno. È una filosofia affascinante: nulla rimane immutabile, proprio come accade nella vita.

Passeggiando lungo il percorso espositivo si incontrano installazioni molto diverse tra loro.

Una delle prime opere che cattura lo sguardo è il monumentale insieme di blocchi in pietra con grandi lettere rosse, che sembrano raccontare una parola interrotta, lasciando al visitatore la libertà di completarne il significato.

Poco oltre si apre uno dei simboli più conosciuti di Arte Sella: la Cattedrale Vegetale, ispirata all’idea dell’artista Giuliano Mauri. Entrandovi si prova una sensazione difficile da descrivere. Il cielo diventa la volta della cattedrale, mentre gli alberi, crescendo nel tempo, sono destinati a sostituire lentamente la struttura costruita dall’uomo, in un passaggio simbolico che celebra la forza della natura.

Tra le opere che più mi hanno colpita vi è anche la figura umana realizzata con una sottile trama metallica. Da lontano appare quasi invisibile; avvicinandosi si comprende come il paesaggio continui ad attraversarla. È un’immagine potente che sembra ricordarci come l’uomo non sia separato dalla natura, ma ne faccia parte.

Molto suggestive sono anche le grandi installazioni lignee che richiamano nidi, archi, spirali e forme organiche, quasi fossero creature nate spontaneamente nel bosco. Ogni artista interpreta la natura con sensibilità diversa, ma tutte le opere sembrano parlare la stessa lingua.

Quella che più mi ha emozionata è però una delle realizzazioni più recenti.

Si intitola Sabìr, opera dell’artista Velasco Vitali.

A prima vista si presenta come una grande cupola dai colori verde, blu e rosati, capace di attirare immediatamente l’attenzione. La sua forma richiama le antiche architetture del Mediterraneo e invoglia il visitatore a entrare.

Solo leggendo la spiegazione si scopre il particolare che cambia completamente la prospettiva.

Tra le migliaia di scandole di larice che rivestono la cupola, venti sono state ricavate dal legno di un barcone approdato a Lampedusa nel 2013, utilizzato da migranti durante una traversata del Mediterraneo.

Sono elementi quasi invisibili. Eppure racchiudono storie di speranza, sofferenza e rinascita.

Il titolo Sabìr richiama l’antica lingua franca parlata nei porti del Mediterraneo, simbolo dell’incontro fra popoli e culture diverse. Un messaggio di dialogo e di umanità che assume ancora maggiore significato all’interno di un bosco dove tutto predispone alla riflessione.

Proseguendo lungo il sentiero si incontrano altre opere che sorprendono per originalità: grandi strutture geometriche che lasciano filtrare il paesaggio, sculture in marmo scolpite come se fossero modellate dall’acqua, installazioni che sembrano nascere direttamente dagli alberi e persino una grande tastiera musicale che appare all’improvviso tra il verde, quasi fosse un invito a trasformare il bosco in una sinfonia.

Ogni curva del percorso riserva una sorpresa. Ogni opera invita a fermarsi qualche minuto in più.

Ma il vero protagonista rimane sempre il bosco.

La luce che cambia, il profumo del legno, il verde intenso degli alberi e le montagne che fanno da sfondo trasformano la visita in un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.

Dopo aver visitato molti Paesi del mondo, città d’arte, musei internazionali e luoghi di straordinaria bellezza, mi capita sempre più spesso di tornare a guardare con occhi nuovi anche il territorio in cui vivo.

Siamo naturalmente attratti da mete lontane, convinti che le emozioni più intense ci attendano oltre confine. Eppure il Trentino custodisce un patrimonio naturale, storico, artistico e culturale di straordinario valore. Castelli, borghi, sentieri, laghi, musei e luoghi come Arte Sella dimostrano quanto questa terra sappia offrire esperienze autentiche, capaci di sorprendere anche chi ha avuto la fortuna di viaggiare molto.

Forse il viaggio più bello non è sempre quello che ci porta più lontano. A volte è quello che ci insegna a riscoprire con occhi diversi ciò che abbiamo vicino a casa.

Sono uscita da Arte Sella con tante fotografie. Ma soprattutto con una convinzione. La vera opera d’arte non è soltanto quella realizzata dagli artisti. È il dialogo continuo tra la creatività dell’uomo e la forza della natura.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui, terminata la visita, nasce immediatamente il desiderio di ritornare.

Perché ad Arte Sella il bosco cambia ogni giorno. E insieme al bosco cambia anche lo sguardo di chi lo attraversa.

Nadia Clementi 

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