Dai corridoi che sembrano un labirinto ai salotti segreti dei palchettisti, dal Palco Reale alla grande macchina scenica: una visita dentro uno dei teatri più celebri al mondo.

MILANO – Ci sono luoghi che siamo abituati a conoscere attraverso le immagini, la televisione e i racconti, ma che acquistano un significato completamente diverso quando ne varchiamo la soglia. Il Teatro alla Scala di Milano è certamente uno di questi.

Progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini per volontà di Maria Teresa d’Austria, sorse sul luogo dell’antica chiesa di Santa Maria alla Scala, dalla quale prese il nome. Fu inaugurato il 3 agosto 1778 con Europa riconosciuta di Antonio Salieri e da allora la sua storia si è intrecciata con quella dei più grandi protagonisti della musica, da Rossini a Bellini e Donizetti, fino a Giuseppe Verdi.

Tra il 2002 e il 2004 il Teatro affrontò il più importante intervento di restauro dell’edificio e di modernizzazione del palcoscenico dalla fine della Seconda guerra mondiale. La Scala riaprì il 7 dicembre 2004 proprio con Europa riconosciuta, la stessa opera che 226 anni prima ne aveva inaugurato la storia.

Ma le date raccontano soltanto una parte della Scala.

Per comprenderne davvero il fascino bisogna entrarci.

La magia comincia prima dello spettacolo

La visita guidata inizia negli eleganti ambienti d’ingresso, tra grandi specchi e lampadari. Poi ci si inoltra nei corridoi.

Lunghi, silenziosi, scanditi da una successione di porte chiuse. Si svolta, si prosegue, si apre una porta e poco più avanti se ne incontra un’altra.

Quasi un labirinto.

Ed è forse proprio qui, ancora prima di entrare nella sala, che comincia la magia.

Dietro quelle porte si immaginano palchi, spettatori, artisti, incontri e conversazioni. Si ha l’impressione che il Teatro custodisca gelosamente ciò che è accaduto tra quelle mura e che ogni porta nasconda una storia.

Poi una di quelle porte si apre.

Ed eccoci nel Palco Reale, con la magnificenza della Scala che si apre davanti ai nostri occhi.  

È uno dei momenti più suggestivi della visita.

Il rosso intenso dei tendaggi e dei velluti, le decorazioni dorate, la ricchezza dell’ambiente. E davanti a noi, improvvisamente, il teatro: la platea, l’elegante successione dei palchetti e, esattamente di fronte, il grande palcoscenico.

Il Palco Reale occupa lo spazio corrispondente a sei normali palchi. Di regola non è destinato alla vendita dei biglietti, ma viene utilizzato in occasioni particolari e riservato agli ospiti d’onore.

Sedersi per qualche istante su quelle poltrone rosse significa osservare la Scala da un punto di vista privilegiato, capace di restituire, forse meglio di ogni altro, la grandiosità del teatro all’italiana.

Proprio qui, quasi sospesi davanti alla sala ancora vuota, la guida comincia a raccontarci ciò che normalmente uno spettatore non conosce.

Durante la grande ristrutturazione dei primi anni Duemila si è cercato di preservare l’immagine storica del Teatro adeguandolo, allo stesso tempo, alle moderne esigenze tecniche e di sicurezza. La sala che vediamo conserva così l’aspetto che appartiene alla memoria della Scala, mentre dietro e sotto di essa vive oggi una struttura tecnologicamente avanzata.

Tra gli aneddoti raccontati durante la visita c’è quello dei tessuti: chilometri di rivestimenti furono rifatti cercando di mantenere colori e disegni fedeli agli originali, ma utilizzando materiali rispondenti alle attuali normative antincendio. È uno di quei particolari quasi invisibili che illustrano bene la difficoltà di intervenire su un luogo storico: cambiare tutto ciò che è necessario senza dare l’impressione che qualcosa sia cambiato.

Quindi lasciamo il Palco Reale.

Torniamo nei lunghi corridoi, davanti a quella successione di porte che continua ad alimentare la curiosità.

Una dopo l’altra si aprono e ci conducono in una Scala diversa.

Quella dei palchettisti.

Dietro ogni porta, un piccolo salotto

Entriamo nei palchi 16, 15 e 12: basta passare dall’uno all’altro per accorgersi che gli interni non sono tutti uguali.

Quando la Scala aprì nel 1778, contava 194 palchi, compreso il Palco Reale, distribuiti su cinque ordini. Ben 155 palchi, dal primo al quarto ordine, appartenevano ai cosiddetti palchettisti.

Erano proprietà private e potevano essere arredati e decorati secondo il gusto e le possibilità economiche delle famiglie. Anche il palco, in fondo, diventava un modo per mostrare il proprio prestigio.

Con il trascorrere del tempo molti interni sono stati uniformati, ma alcuni conservano ancora tracce delle antiche decorazioni, proprio quelle che la guida ci invita a osservare durante il percorso.

Ed è sufficiente alzare gli occhi verso i soffitti.

Uno è diverso dall’altro. Decorazioni elaborate, velluti e tessuti rosso scuro rivestono gli ambienti e le sedute, creando un’atmosfera raccolta, quasi intima.

Gli specchi sono ovunque. Impreziosiscono le pareti, moltiplicano la luce e aiutano a dare una sensazione di maggiore ampiezza soprattutto ai palchetti più piccoli.

Anche le sedute nascondono un accorgimento ingegnoso: quelle davanti sono più basse, quelle posteriori più alte, per favorire la visuale verso il palcoscenico.

Dalla sala i palchi sembrano tutti parte di un unico, magnifico disegno.

Dietro le porte, invece, cambia tutto.

Decorazioni, specchi, soffitti e dimensioni differenti trasformano ogni palchetto in un piccolo mondo a sé.

Perché non erano soltanto posti dai quali assistere all’opera. Erano salotti privati, nei quali ci si incontrava, si conversava e si ricevevano ospiti.

Il teatro era spettacolo, ma era anche vita sociale.

Infine arriviamo davanti a una porta sulla quale compare una curiosa indicazione: 1/2.

Il palco 1/2, un caminetto e una porta segreta

Entriamo e scopriamo uno degli ambienti più singolari dell’intera visita.

Il palco è più ampio degli altri e conserva persino un caminetto.

I posti più avanzati, vicini al parapetto, offrono una visuale laterale ma ravvicinata del palcoscenico.

Spostandosi verso l’interno, invece, la scena progressivamente scompare: sono i cosiddetti posti di solo ascolto, dove la musica rimane protagonista anche quando il palcoscenico non è più visibile.

Ma le sorprese non sono finite.

Gli specchi potevano diventare anche un modo per osservare ciò che accadeva nella sala, senza esporsi necessariamente allo sguardo degli altri.

E poi, nella parte più interna, la guida ci indica una porta oggi murata.

Secondo quanto ci viene raccontato, un tempo quell’accesso consentiva ingressi e uscite più riservati, lontano da occhi indiscreti. L’ampiezza del palco e degli spazi retrostanti offriva inoltre la possibilità di appartarsi senza essere visti dalla sala.

I palchi erano dunque anche luoghi d’incontro, talvolta discreti e segreti.

E viene spontaneo pensare a quanto siano cambiati gli strumenti della nostra curiosità.

Oggi abbiamo i social network; allora c’erano i palchi, i tendaggi e gli specchi.

Si poteva osservare chi arrivava, chi sedeva accanto a chi e chi rivolgeva lo sguardo agli altri.

Alla Scala non si andava soltanto per assistere allo spettacolo: si andava anche per guardare, essere guardati e, qualche volta, non farsi vedere affatto.

Poi si entra in platea

Dopo corridoi, porte e palchetti, il percorso ci conduce finalmente in platea.

E la prospettiva cambia ancora.

La Scala conta oggi 2.015 posti complessivi e 154 palchi. La sala raggiunge circa 18 metri di altezza e tra il Palco Reale e il palcoscenico ci sono circa 30 metri.

Adesso siamo dentro quella sala che tante volte abbiamo visto attraverso uno schermo: gli ordini dei palchi avvolgono la platea, il Palco Reale si distingue al centro e dall’altra parte si apre il grande palcoscenico.

Ma antico e contemporaneo convivono continuamente.

Negli schienali delle poltrone di platea, nei palchi e nelle gallerie sono presenti piccoli display individuali, i videolibretti, che consentono di seguire il testo e i sottotitoli. Per le opere sono disponibili i testi in italiano e inglese e, per quelle rappresentate in francese, tedesco o spagnolo, anche nella lingua originale. I sottotitoli possono essere consultati anche tramite l’app Libretto Scala.

Una tecnologia volutamente discreta, quasi nascosta.

Velluti, stucchi, specchi e tecnologia. Due secoli e mezzo di storia che dialogano con il presente.

Dietro il sipario, un teatro molto più grande

Dalla platea lo sguardo corre inevitabilmente verso il palcoscenico.

Ed è qui che si comprende un’altra dimensione della Scala: quella che di solito rimane nascosta allo spettatore.

La guida ci racconta che il nuovo spazio scenico raggiunge complessivamente circa 1.600 metri quadrati e consente di gestire contemporaneamente allestimenti differenti. Il dato trova riscontro nella documentazione relativa alla ristrutturazione: lo spazio si articola in palcoscenico, retropalco e palco laterale.

Ed ecco che ciò che abbiamo davanti assume improvvisamente nuove proporzioni.

Dietro la scena visibile dalla platea esiste una vera macchina teatrale, capace di accogliere, movimentare e alternare scenografie di grandi dimensioni.

I lavori hanno profondamente modernizzato questo cuore nascosto del Teatro. I ponti mobili e i sistemi computerizzati permettono oggi trasformazioni sceniche che lo spettatore vede avvenire come per magia.

Ma a rendere possibile quella magia ci sono tecnici, macchinisti, scenografi, elettricisti, sarti e tante altre professionalità. Nei Laboratori Ansaldo lavorano oltre 150 addetti e sono conservati più di 60.000 costumi di scena.

Il pubblico assiste allo spettacolo. Dietro ogni rappresentazione vive un teatro molto più grande di quello che appare dalla platea.

Sul palcoscenico, La traviata

In occasione della nostra visita, quel grande palcoscenico era già allestito per La traviata di Giuseppe Verdi.

Dalla platea la scenografia appariva come una casa costruita dentro il Teatro: stanze, finestre, arredi, persino un tavolo da biliardo. Tutto immobile e silenzioso, in attesa che le luci si abbassassero, l’orchestra iniziasse a suonare e la scena prendesse vita.

La produzione, in programma dal 19 settembre al 15 ottobre 2026, è firmata da Liliana Cavani, con scene di Dante Ferretti, costumi di Gabriella Pescucci e direzione musicale di Michele Gamba.

Osservare il palcoscenico così, dalla platea ancora vuota, regala una sensazione particolare.

Quando un teatro è vuoto sembra addormentato.

Poi arrivano gli artisti, l’orchestra, i tecnici e il pubblico. Le luci si abbassano, il brusio scompare.

E tutto ricomincia.

Da 300 a 10 euro: quanto costa andare alla Scala?

Davanti a tanta magnificenza è quasi inevitabile pensare che assistere a uno spettacolo alla Scala sia un’esperienza riservata a pochi.

Non necessariamente.

Per La traviata il listino della stagione 2025/2026 arriva a 300 euro per i posti della categoria più alta. Ma all’estremo opposto esiste una possibilità decisamente meno conosciuta: gli ingressi numerati di galleria a visibilità ridotta, messi a disposizione secondo le modalità stabilite dal Teatro, costano 10 euro.

Da 300 a 10 euro: modi molto diversi di vivere lo stesso spettacolo.

E dopo la scoperta, durante la visita, di quei vecchi posti di solo ascolto, i dieci euro acquistano un significato speciale.

Forse non si vedrà tutto.

Ma qualche volta si può scegliere semplicemente di esserci, ascoltare e lasciarsi trasportare dalla musica.

Prima di uscire, la memoria della Scala

Terminata la visita guidata al Teatro, il percorso prosegue liberamente nel Museo Teatrale alla Scala.

Qui sono gli oggetti a raccontare: ritratti, strumenti musicali, documenti e cimeli conservano il ricordo dei grandi protagonisti che hanno attraversato queste sale.

Dopo aver conosciuto il Teatro attraverso i suoi spazi, ne ritroviamo idealmente la memoria nel Museo.

Poi si torna all’esterno, in Piazza della Scala.

Ma quella facciata, adesso, sembra diversa.

Dietro ci sono quasi 250 anni di storia, compositori e interpreti entrati nella leggenda, palchettisti e spettatori, scenografie, tecnologie e generazioni di persone che hanno lavorato perché ogni sera il Teatro potesse tornare a vivere.

Eppure ciò che rimane più impresso è forse qualcosa di molto più semplice.

Quei lunghi corridoi e quella successione di porte chiuse.

Un piccolo labirinto nel quale, porta dopo porta, la Scala svela qualcosa di sé senza mai mostrarsi completamente.

Dietro una porta c’è il rosso sontuoso del Palco Reale. Dietro un’altra le decorazioni degli antichi palchettisti. Dietro un’altra ancora un caminetto, uno specchio e il ricordo di un passaggio segreto.

Poi, alla fine, si apre la sala.

Forse è proprio questo il suo fascino: alla Scala la magia dello spettacolo comincia molto prima che si alzi il sipario.

Per chi desidera scoprire ciò che normalmente rimane nascosto agli occhi del pubblico, la visita guidata rappresenta un’esperienza particolarmente suggestiva.

Il percorso è stato condotto in maniera piacevole e coinvolgente, arricchito da aneddoti, curiosità e particolari che difficilmente si potrebbero cogliere assistendo semplicemente a uno spettacolo.

Perché conoscere la Scala significa anche aprire quelle porte, attraversare i corridoi e scoprire ciò che si cela dietro le quinte.

Un invito a scoprire non soltanto un luogo straordinariamente suggestivo, ma anche il patrimonio culturale, artistico e umano che custodisce e rappresenta.

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it

Per informazioni

La Scala di Milano

INFO SPETTATORI

Si ringrazia la Direzione del Museo Teatrale alla Scala per la cortese disponibilità, l’apprezzamento espresso nei confronti dell’articolo e delle fotografie e la preziosa collaborazione che ha reso possibile la realizzazione di questo reportage.

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