Fine vita: in Trentino la proposta di legge «Liberi Subito»

In Italia, il tema del fine vita resta uno dei più delicati e controversi, spesso affrontato con esitazione dal legislatore.
Molte famiglie si trovano ad affrontare situazioni di grande sofferenza senza un chiaro riferimento normativo. A Trento, invece, prende forma una proposta concreta con la legge di iniziativa popolare «Liberi Subito», che mira a colmare questo vuoto ponendo al centro il diritto fondamentale di scegliere con dignità e consapevolezza il proprio percorso di vita e, quando necessario, di morte.
Entro il 5 ottobre 2025 occorre raccogliere almeno 2.500 firme per presentare al Consiglio provinciale di Trento un disegno di legge che regolamenti l’accesso al suicidio medicalmente assistito.
L’iniziativa, promossa dal Comitato «Liberi Subito» dell’Associazione Luca Coscioni e ispirata alla legge regionale già approvata in Toscana, nasce dall’urgenza di dare risposte concrete a un tema che, a livello nazionale, è rimasto in gran parte irrisolto.
Nonostante quattro sentenze della Corte costituzionale e un referendum sostenuto da oltre un milione di cittadini, infatti, la normativa statale sul fine vita è ancora frammentaria.
In questo contesto la Provincia autonoma di Trento intende fare un passo avanti con una legge di iniziativa popolare.
Il testo, redatto il 17 marzo 2025 e intitolato «Disposizioni in materia di aiuto medico alla morte volontaria», è già stato depositato presso il Consiglio provinciale e può essere consultato integralmente sul sito liberisubito.it.
La proposta dà attuazione concreta alla sentenza n. 242/2019 e alla più recente n. 135/2024 della Corte costituzionale, che hanno escluso la punibilità dell’aiuto al suicidio in condizioni ben precise, ma che il Parlamento non ha ancora tradotto in legge.
Secondo l’articolato, il paziente – maggiorenne, capace di intendere e volere, affetto da una patologia irreversibile con prognosi infausta o sottoposto a sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili – può presentare una richiesta formale all’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Entro 30 giorni, una Commissione multidisciplinare dovrà esaminarla e decidere se autorizzarla o rigettarla, garantendo sempre il diritto alla revoca in qualsiasi momento.
L’assunzione del farmaco potrà avvenire tramite autosomministrazione o, in alternativa, con somministrazione da parte di personale sanitario volontario, all’interno del servizio sanitario pubblico e con rigorosi controlli per prevenire abusi.
Tra i promotori dell’iniziativa c’è l’avvocato Fabio Valcanover, storico difensore dei diritti civili e da anni attivo nell’Associazione Luca Coscioni.
Lo abbiamo incontrato al banchetto per la raccolta firme a Trento, per approfondire i contenuti della campagna, il quadro giuridico e umano in cui si inserisce e le sfide ancora aperte.

Avv. Valcanover quali sono le principali novità introdotte dal disegno di legge «Liberi Subito» e in che modo colmano il vuoto lasciato dalla mancata legislazione statale?
«La legge di iniziativa popolare interviene definendo i ruoli, i tempi e le procedure dell’Azienda sanitaria locale, in assenza di un intervento del legislatore statale.»
Che ruolo ha avuto la giurisprudenza costituzionale – in particolare le sentenze 242/2019 e 135/2024 – nella costruzione di questa proposta normativa provinciale?
«La Corte costituzionale ha delineato i confini di liceità degli interventi di aiuto a porre fine alla vita di un soggetto, stabilendo i limiti delle condotte consentite e intervenendo mediante l’abrogazione parziale della normativa penale. Si tratta di un procedimento tipico della Corte, che interviene quando il Parlamento rimane colpevolmente inerte.
«La Corte ha quindi individuato le condizioni di liceità dell’intervento, mentre le modalità e i tempi di attuazione sono demandati al comparto sanitario. In particolare, la Consulta ha ritenuto lecito l’intervento quando:
• il richiedente sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale;
• sia affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili;
• sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli;
• tali condizioni, nonché le modalità di esecuzione, siano verificate e attuate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale.
«Nel caso della Provincia autonoma di Trento – e della legge di iniziativa popolare che proponiamo – tale verifica e attuazione spetteranno al servizio sanitario locale, previo parere di un comitato etico territorialmente competente.»
Cosa prevede il disegno di legge in termini di controlli, tutele e garanzie per il paziente, per evitare possibili abusi o pressioni indebite?
«La legge prevede una pluralità di garanzie per evitare abusi nei confronti dei soggetti richiedenti. In particolare, è istituita una commissione (art. 3) incaricata di verificare la sussistenza dei requisiti che la Corte costituzionale ha indicato come fondanti la liceità della domanda. Sono inoltre stabiliti tempi certi sia per l’esame della richiesta sia per la fornitura di una risposta (artt. 4, 5, 6 e 7).»
Quali strumenti pratici hanno oggi a disposizione i cittadini trentini per firmare la proposta e contribuire alla sua presentazione in Consiglio provinciale?
«Da un lato, i tavoli di raccolta firme stabili a Trento – nel centro città – dove è possibile sottoscrivere anche per chi non risiede a Trento, purché sia elettore del Consiglio provinciale (ossia residente in Trentino da almeno un anno).
«Dall’altro, le segreterie comunali di tutti i Comuni della provincia, presso cui sono stati depositati i moduli per la raccolta firme e dove, durante gli orari di apertura, deve essere sempre consentito firmare.»
Come risponde a chi ritiene che regolamentare il suicidio medicalmente assistito possa aprire a una deriva etica o culturale pericolosa?
«La nostra è un’iniziativa volta a legalizzare procedure che, diversamente, restano affidate alla legge della giungla.
«L’assenza di una normativa espone infatti a tre rischi: da un lato, che la questione della non sostenibilità della propria esistenza (nei termini stabiliti dalla Corte costituzionale) venga risolta “privatamente”, senza alcuna garanzia; dall’altro, che si ricorra a strutture dove, pagando, si può perseguire in silenzio e di nascosto lo stesso fine; oppure, ancora, che la disperazione porti a gesti di suicidio tragici e isolati.
«Regolamentare significa restituire dignità, legalità e trasparenza a una scelta estrema e profondamente personale.»
La proposta «Liberi Subito» rappresenta un passo significativo verso un’Italia che sappia affrontare con coraggio e chiarezza uno dei nodi morali e sociali più complessi: il diritto di ogni individuo a decidere della propria vita fino all’ultimo momento.
In un dibattito spesso segnato da contrapposizioni ideologiche, questa iniziativa offre un’opportunità concreta di confronto e di tutela, portando il tema del fine vita dal campo dell’ambiguità normativa a quello della responsabilità collettiva.
Per chi desidera sostenere questa battaglia di civiltà, la strada parte anche dalla firma: un semplice gesto che può cambiare la vita di molte persone.
Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
fabio@studiobalcanover.it – info@associazionelucacoscioni.it
https://liberisubito.it/ https://www.associazionelucacoscioni.it/



