Con il Prof. Marco Ardigò facciamo chiarezza sui segnali da riconoscere, sui controlli dei nevi e sulle nuove tecniche che consentono una diagnosi sempre più precoce dei tumori della pelle.

La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo ed è anche quello che possiamo osservare ogni giorno. Eppure non sempre sappiamo interpretarne i cambiamenti. Un nevo che modifica il proprio aspetto, una nuova macchia, una lesione che non guarisce: quando possiamo stare tranquilli e quando, invece, è opportuno rivolgersi al dermatologo?

Tra i tumori della pelle, il melanoma è quello che suscita maggiore preoccupazione per la sua capacità di diffondersi ad altri organi. La buona notizia è che riconoscerlo nelle fasi iniziali può cambiare radicalmente la prognosi. Oggi, inoltre, dermoscopia, microscopia confocale e altre metodiche di diagnostica non invasiva consentono allo specialista di osservare la pelle con una precisione impensabile fino a pochi anni fa.

Per capire quali segnali non dobbiamo sottovalutare, chi è maggiormente a rischio, quando è necessario controllare i nevi e quali possibilità offre oggi la diagnosi precoce, abbiamo contattato Marco Ardigò, Professore Ordinario di Dermatologia presso Humanitas University e Capo Sezione di Dermatologia Oncologica presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI).

Specialista in Dermatologia e Venereologia, il Prof. Ardigò dedica la propria attività clinica e scientifica in particolare alla dermatologia oncologica, ai tumori cutanei, ai linfomi della cute e alle tecniche di diagnostica non invasiva, con particolare esperienza nella dermoscopia e nella microscopia confocale. Prima di approdare a Humanitas nel 2023 ha svolto per molti anni attività presso l’IRCCS Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, dove è stato responsabile della struttura dedicata alle malattie rare e alla diagnostica avanzata della cute.

Autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali, ha dedicato una parte importante della propria ricerca allo sviluppo e all’applicazione di metodiche capaci di studiare le lesioni cutanee in modo non invasivo e con immagini ad altissima risoluzione, contribuendo all’evoluzione della diagnosi dermatologica.

Con lui cerchiamo di comprendere come riconoscere tempestivamente un possibile melanoma e quanto prevenzione, controlli appropriati e nuove tecnologie possano oggi fare la differenza.

Professore, partiamo da ciò che tutti possiamo osservare sulla nostra pelle: quali caratteristiche o cambiamenti di un nevo, di una macchia o di una lesione dovrebbero indurci a rivolgerci al dermatologo? Esistono segnali che non dovremmo mai sottovalutare?

≪Comincerei dal concetto fondamentale che tutti, in differente numero, hanno nevi sulla superficie cutanea. La somiglianza fra nevo e melanoma rappresenta il vero problema diagnostico. La differenza sostanziale fra nevo e melanoma è che il melanoma, anche quando assomiglia ad un nevo, cresce con un ritmo decisamente più veloce e che presenta spesso aspetti clinici caratterizzati da colori multipli e forma irregolare. Inoltre, generalmente, il melanoma compare sulla pelle sana e più di rado su un nevo pre-esistente.

Quindi, se compare una qualsiasi lesione sulla pelle che cresce visibilmente in poco tempo, o un neo cambia repentinamente di forma diventando asimmetrico, è opportuno rivolgersi al dermatologo con una certa celerità.≫

Si parla spesso della regola ABCDE per controllare i nevi. È ancora uno strumento valido? E con quale frequenza sarebbe opportuno sottoporsi a una visita dermatologica e alla mappatura dei nevi, soprattutto per le persone maggiormente a rischio?

≪La regola dell’ABCDE rappresenta una metodologia schematica utile per i pazienti e per i medici non dermatologi e si riferisce alla singola lesione pigmentata. A sta per asimmetria, B per bordi irregolari, C per colore irregolare, D per dimensioni > di 6mm e E si riferisce alla evoluzione… ovvero veloci tempi di crescita.

Con questa semplice regola i medici non dermatologi, e anche in parte i pazienti, possono capire se qualcosa non va sulla pelle.

Le persone a rischio identificate come chi ha già avuto un melanoma, chi ha forte familiarità per melanoma, chi ha tanti nevi e soprattutto nevi atipici e pazienti con fototipi molto chiari con capelli rossi e lentigini devono sottoporsi a controlli regolari che vanno da 1 volta all’anno fino a controlli ogni 6 mesi in pazienti con caratteristiche di alto rischio. Questi, inoltre, sono i pazienti che beneficiano della dermatoscopia digitale (la così comunemente chiamata mappatura). Per la popolazione generale, invece, il controllo può essere al bisogno se compare qualche lesione sospetta o comunque una visita ogni anno, anno e mezzo.≫

Dermoscopia, microscopia confocale e nuove tecniche di imaging stanno rendendo la diagnosi sempre più precisa e meno invasiva. Quanto sono cambiate negli ultimi anni le possibilità di riconoscere precocemente un melanoma e possiamo aspettarci un ruolo crescente anche dell’intelligenza artificiale?

≪Come anticipato, la dermoscopia rappresenta la metodologia di base per la diagnosi del melanoma. Si usa la dermoscopia analogica per lo screening mentre la versione digitale serve per il monitoraggio di lesioni sospette. L’intelligenza artificiale è sempre più utilizzata in dermoscopia digitale come supporto per i dermatologi per la diagnosi delle lesioni pigmentate.

Quando la dermatoscopia non permette comunque di chiarire la vera natura della lesione o la lesione pigmentata altamente sospetta è localizzata in zone sensibili come volto, genitali, cuoio capelluto, ecc., prima di sottoporre il paziente ad asportazione chirurgica, si può ricorrere alla microscopia confocale, una metodica “in vivo” che permette di visualizzare la microscopia della pelle senza eseguire asportazioni o biopsie e quindi in modo totalmente non invasivo, che oramai da un paio di decenni ha dimostrato di ridurre significativamente (circa il 50% dei casi) le asportazioni non necessarie di nevi atipici.

L’avvento quindi delle nuove tecnologie digitali e microscopiche in vivo supportate dalla intelligenza artificiale sta cambiando significativamente la gestione dei pazienti garantendo un approccio al problema melanoma sempre meno invasivo e impattante sui pazienti. ≫

Ricevere una diagnosi di melanoma fa ancora molta paura. Quanto sono migliorate oggi le possibilità di cura, soprattutto quando la malattia viene scoperta precocemente? E quale messaggio vorrebbe lasciare ai nostri lettori per trasformare la prevenzione in un’abitudine senza vivere nel timore di ogni neo o cambiamento della pelle?

≪Certo, il melanoma fa ancora paura perché ancora oggi diagnostichiamo la malattia in fase avanzata in una percentuale ancora troppo elevata di pazienti. Attualmente, grazie alla sensibilizzazione dei pazienti anche attraverso campagne di prevenzione e alle nuove tecnologie siamo in grado di diagnosticare il melanoma in fase precoce nel 75-80% dei casi con guarigione del paziente. Nei casi in cui il melanoma non arriva al dermatologo in fase precoce, nuove terapie specifiche come l’immunoterapia e le terapie target su mutazioni specifiche del melanoma permettono un significativo allungamento della vita dei pazienti riducendo il rischio di recidive e controllando le metastasi d’organo.

Mi sento quindi di dare un messaggio positivo e di speranza ai pazienti e di spingere sempre più i soggetti a rischio alla prevenzione secondaria, ossia a sottoporsi a controlli specialistici dermatologici regolari.

Ricordo anche come la prevenzione inizia con la protezione attenta e scrupolosa dai danni da radiazioni solari. La prevenzione primaria è nelle mani delle persone.≫

Professore, guardando alle terapie più innovative, quali sono oggi le principali novità nella cura del melanoma, anche nelle forme più avanzate? E quali trattamenti e percorsi terapeutici d’avanguardia sono attualmente disponibili in Humanitas per i pazienti affetti da questa malattia?

≪In ambito di melanoma la ricerca è molto attiva con sempre più efficaci protocolli anche di combinazione delle terapie a disposizione e nuovi farmaci in arrivo. Molto interessante è il così detto “vaccino” per il melanoma che rappresenta una modalità di stimolazione del sistema immunitario determinato in modo molto specifico e diretto verso le cellule di quel melanoma che un paziente ha purtroppo sviluppato e che si è diffuso in altri organi.

In Humanitas abbiamo a disposizione le più avanzate tecnologie diagnostiche con il fine di diagnosticare sempre più precocemente il melanoma. Anche per le fasi avanzate di malattia abbiamo protocolli terapeutici sempre più efficaci da offrire ai nostri pazienti.≫

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it

Prof. Marco Ardigo MD, PhD
Full Professor of Dermatology
Department of Biomedical Sciences
Humanitas University
Head of Dermatology Oncology
IRCCS Istituto Clinico Humanitas
Via Alessandro Manzoni 56,  
20089, Rozzano-MilanItaly
marco.ardigo@hunimed.eu

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