Dietro quella cerimonia, anche il privilegio del mio lavoro.

Ogni grande evento inizia molto prima che si accendano le luci del palcoscenico.

Per anni, tra i momenti più significativi del mio lavoro al Teatro Sociale di Trento, c’è stata l’organizzazione della cerimonia del Premio Internazionale Pezcoller, uno dei più prestigiosi riconoscimenti mondiali dedicati alla ricerca sul cancro.

Un premio che celebra gli scienziati le cui scoperte hanno cambiato la vita di milioni di persone e che, dal 2018, viene consegnato proprio al Teatro Sociale per renderlo ancora più vicino alla cittadinanza.

Nella fotografia sono accanto al dottor Enzo Galligioni, presidente della Fondazione Pezcoller, una persona che ho avuto modo di conoscere e apprezzare nel corso degli anni per la competenza, la disponibilità e l’instancabile impegno a favore della ricerca scientifica.

Chi assiste alla cerimonia vede il momento finale: gli applausi, le autorità, gli scienziati arrivati da tutto il mondo, l’emozione della consegna del premio. Io, invece, conosco anche ciò che il pubblico non vede.

Le settimane di preparazione, i dettagli da coordinare, gli orari da rispettare, le esigenze dei tanti protagonisti, il lavoro condiviso con colleghi e collaboratori perché tutto si svolga con precisione e discrezione.

È questo il bello del lavoro dietro le quinte: contribuire alla riuscita di qualcosa di importante senza cercare il centro della scena.

Ogni volta che il sipario si apre per accogliere donne e uomini che hanno dedicato la loro vita alla ricerca, penso che anche un teatro possa diventare un luogo dove nasce la speranza.

Perché la cultura e la scienza parlano la stessa lingua: quella della conoscenza, della condivisione e del desiderio di costruire un futuro migliore.

@Nadia – Pensieri