Il futuro della «Coscienza artificiale» al centro di un dibattito tra esperti.

Si è svolto a Trento «IA Coscienza 2025», il primo grande evento organizzato dal Comitato Coscienza, un gruppo di imprenditori e professionisti impegnati a promuovere il dibattito sulla natura della coscienza e le sue implicazioni scientifiche e tecnologiche.
L’iniziativa punta a trasformare la città in un punto di riferimento internazionale per la riflessione sul rapporto tra esseri umani, tecnologia e futuro.
L’evento ha riunito esperti internazionali di neuroscienze, filosofia, fisica, informatica e intelligenza artificiale per affrontare una domanda cruciale: un sistema di IA potrà mai sviluppare una vera coscienza?
Il tutto esaurito e la partecipazione di un pubblico eterogeneo — tra ricercatori, professionisti, studenti, autorità e cittadini — hanno confermato l’interesse crescente verso il tema.
Ampio spazio è stato dedicato ai sistemi generativi, come ChatGPT, che hanno rivoluzionato il modo di interagire con la tecnologia.
Pur sfruttando enormi capacità di calcolo e dati derivati dall’esperienza umana, questi strumenti restano potenti ma privi di vera coscienza, un territorio ancora esclusivamente degli esseri viventi.
Al tempo stesso, è emersa l’idea che sistemi futuri, in grado di apprendere e agire autonomamente, potrebbero sviluppare forme embrionali di esperienza, ponendo nuove sfide scientifiche, filosofiche ed etiche.
Per approfondire queste tematiche, sul palco si sono confrontati relatori di primo piano del panorama internazionale, esplorando le prospettive della coscienza artificiale e offrendo spunti di riflessione per chiunque voglia comprendere il futuro dell’intelligenza artificiale.

Il neuroscienziato e psichiatra Giulio Tononi (Università del Wisconsin) sostiene che la coscienza non è solo la capacità di rispondere a stimoli o di comportarsi in un certo modo. «È qualcosa di più profondo: riguarda l’unità e la qualità soggettiva dell’esperienza stessa».
Per Tononi, la coscienza comprende tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo: odori, sapori, colori, emozioni, pensieri.
È il nostro universo privato, unico e irripetibile, e senza di essa non esisterebbero scienza, tecnologia né alcuna realtà percepita.
Tononi sottolinea come la crisi del significato sia una delle grandi questioni contemporanee: ridurre la coscienza solo a ciò che fa rischia di svuotarla del suo valore profondo, minando l’esperienza umana e l’unicità individuale.
Il vero nodo, spiega, non è chiedersi cosa fa la coscienza, ma come sia possibile essere coscienti. Ogni esperienza – dal buio al silenzio, da un paesaggio maestoso a un pensiero astratto – è una struttura complessa e articolata, una cattedrale di relazioni tra innumerevoli elementi che definiscono il nostro essere.
«Ogni istante di coscienza è una struttura causale e personale, straordinariamente ricca, che accompagna ogni momento della nostra vita. Ed è proprio questa ricchezza – spesso data per scontata – che la scienza deve continuare a indagare, senza ridurre la coscienza al solo fare o all’output di una macchina.»

Il fisico e inventore Federico Faggin, pioniere del microprocessore, ha offerto una visione più cauta e radicata nella dimensione quantistica della mente.
«Viviamo immersi nei simboli – parole, numeri, codici – ma il significato non risiede nel simbolo né nel mondo fisico. Nasce solo dall’esperienza cosciente.»
Secondo Faggin, il linguaggio della scienza, basato su manipolazioni simboliche, non potrà mai generare una comprensione autentica del significato.
La coscienza, ha spiegato, è ciò che trasforma il linguaggio in esperienza vissuta: una frontiera che nessuna macchina tradizionale potrà oltrepassare.

Marcello Massimini medico e neurofisiologo, è professore di Fisiologia umana presso l’Università degli Studi di Milano ha illustrato le nuove ricerche che combinano stimolazioni magnetiche (TMS) e elettroencefalografia (EEG) per identificare i correlati neurofisiologici della coscienza.
Queste tecniche, applicate anche in ambito clinico, stanno aprendo nuove prospettive sulla comprensione di come la coscienza emerga dalle interazioni tra reti neuronali complesse, dallo stato di veglia al sonno, dal coma al sogno.
Massimini ha sottolineato il limite dei paradigmi tradizionali, che identificano la coscienza con la capacità di reagire agli stimoli o comunicare.
La medicina moderna salva pazienti con gravi traumi cerebrali, ma spesso la coscienza resta difficile da rilevare quando manca la risposta osservabile.
Allo stesso tempo, i progressi dell’intelligenza artificiale e della robotica complicano ulteriormente la distinzione tra essere e fare: macchine sempre più simili agli esseri umani possono comportarsi in modi intelligenti senza essere realmente coscienti.
Secondo Massimini, è fondamentale sviluppare misure della coscienza indipendenti dalla funzione, strumenti scientifici capaci di distinguere l’esperienza soggettiva dall’output osservabile.
Durante il suo intervento ha presentato un possibile approccio scientifico per affrontare questa sfida, cruciale per la medicina, la filosofia e la tecnologia.

Roberto Battiston, professore di Fisica sperimentale all’Università di Trento e già presidente dell’Asi, ha spiegato come sistemi generativi come ChatGPT rappresentino una svolta nel modo in cui gli esseri umani interagiscono con la tecnologia.
Questi modelli, alimentati da immense potenze di calcolo e da miliardi di dati derivati dall’esperienza umana, non possiedono però coscienza nel senso tradizionale.
La loro abilità di simulare risposte umane si basa su algoritmi complessi che, pur potenti, non possono replicare l’autenticità di un sentimento o la consapevolezza di sé.
Battiston evidenzia l’importanza della distinzione tra potenza e coscienza: le macchine possono apprendere e rispondere, ma la vera autocoscienza resta un territorio ancora inesplorato. La questione etica si pone in primo piano, con la necessità di programmare e regolamentare questi strumenti responsabilmente, per evitare rischi di perdita di controllo o danni ai valori umani fondamentali.

Paolo Traverso, direttore della Pianificazione strategica alla Fondazione Bruno Kessler, ha descritto le applicazioni dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione e nell’industria, sottolineando la sua rapida evoluzione grazie a tecnologie sempre più potenti e alla crescente disponibilità di dati.
L’IA è oggi in grado di risolvere problemi complessi in autonomia, aprendo nuove opportunità ma anche sfide etiche e di controllo.
Traverso ha ricordato che l’IA non è intrinsecamente «buona» o «cattiva», e il suo valore dipende dall’uso e dalla capacità di garantirne trasparenza e affidabilità.

Maria Chiara Carrozza, già presidente del CNR, rettrice della Scuola superiore di Sant’Anna e ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, ha riflettuto sulla frontiera tra sensorialità artificiale e coscienza, evidenziando rischi e opportunità dell’intelligenza artificiale per le nuove generazioni.
«Non sappiamo ancora come evolverà il rapporto tra IA e giovani. Il rischio è che lo sviluppo tecnologico rapido influenzi profondamente le capacità cognitive ed emotive di bambini e adolescenti», ha osservato, aprendo una riflessione sul futuro dell’educazione e della responsabilità sociale in un mondo sempre più digitale.
«Carrozza ha inoltre sottolineato le potenzialità concrete dell’IA, dalle applicazioni sanitarie e riabilitative all’eco-robotica per esplorare ambienti inaccessibili, dai modelli predittivi climatici alle tecnologie per la sicurezza. «In questo momento di ampio dibattito sui rischi dell’IA, è fondamentale trasmettere una visione positiva: l’intelligenza artificiale può migliorare la qualità della vita, dell’ambiente e della produzione»
Moderato da Rosalba Reggio de “Il Sole 24 Ore”, il confronto ha unito rigore scientifico e domande filosofiche, dando vita a un momento di riflessione collettiva che supera le barriere disciplinari. La questione della coscienza artificiale, emerso chiaramente, non è più solo un tema accademico, ma un nodo cruciale per comprendere il futuro dell’umanità e del sapere in rapporto alla tecnologia.
Il successo di «IA Coscienza 2025» e il sold out sono un segnale forte: la società è pronta a interrogarsi sulla natura dell’intelligenza artificiale. Come ha ricordato Roberto Battiston, «l’innovazione sta aprendo la cassaforte del nostro sapere alle macchine», e ciò impone nuove responsabilità collettive. In un’epoca di rapidi cambiamenti tecnologici, il dialogo tra neuroscienze, filosofia, fisica e informatica diventa indispensabile per orientare il futuro in modo consapevole, etico e umano.
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Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it



