Domenica 11 febbraio alle 17:00, presso Palazzo delle Albere, in occasione della Giornata Mondiale del Malato, arte e ricerca scientifica si sono unite per una serata-evento dedicata alla presentazione del nuovo progetto di cuore artificiale sviluppato dall’équipe guidata dal professor Gino Gerosa, cardiochirurgo roveretano.

L’evento è stato organizzato da MUSE e Mart, in collaborazione con l’AIDO, nell’ambito della mostra “Cercando il cuore”, con l’intento di sensibilizzare i visitatori sul tema delle malattie cardiache e sul ruolo centrale della ricerca clinica.
Il cardiochirurgo Gino Gerosa, attualmente direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedale-Università di Padova e del Centro Gallucci di Padova, nato a Rovereto, è famoso a livello mondiale per i suoi trapianti di cuore “estremi”, pienamente riusciti, con i quali talvolta ha sfidato limiti e divieti normativi pur di salvare vite umane.

L’evento si è aperto con i saluti istituzionali dei presidenti di MUSE e Mart, Stefano Zecchi e Vittorio Sgarbi (in video-collegamento), e dell’assessore provinciale alla sanità, Mario Tonina.
Successivamente, il cardiochirurgo Gino Gerosa ha illustrato nel dettaglio il nuovo cuore artificiale. «Attualmente, solo un terzo delle persone che necessitano di un trapianto di cuore riesce a ottenerlo,» ha spiegato Gerosa. «Il problema non è la scarsità di donatori, ma la loro qualità. Prima dell’introduzione dell’obbligo del casco per i motociclisti, c’erano molti giovani che morivano in incidenti stradali e l’età media dei donatori di cuore era intorno ai 18 anni. Oggi, fortunatamente, non ci sono più giovani che muoiono per lesioni cerebrali e l’età media dei donatori di cuore è salita sopra i 60 anni,» ha aggiunto. Con l’innovazione del trapianto di un cuore fermo oltre 45 minuti si può già incrementare del 30% l’attuale numero di trapianti. «Questo significa che ancora il 60% del totale di chi è in lista d’attesa e non lo avrà», Conclude il cardiochirurgo: «un cuore artificiale potrebbe essere la risposta al problema.»

In seguito, sono intervenuti i testimoni Pietro Zorzetto e Mauro Marcantoni, entrambi protagonisti di esperienze di trapianto cardiaco, uno di cuore artificiale e l’altro di cuore umano. Durante i loro interventi, hanno condiviso il loro vissuto, ponendo l’accento sul dramma della malattia e sull’audacia nel dire sì alla vita.
La serata è stata contrassegnata dall’esposizione di opere che, nel loro insieme, tracciano un percorso al ritmo di un cuore pulsante. Questo percorso permette agli spettatori di percepire e immaginare il processo emotivo e creativo che caratterizza una clinica universitaria. Così come nell’arte, dove l’intuizione gioca un ruolo fondamentale nel processo creativo, anche nel mondo scientifico essa è essenziale.
A spiegare il significato della mostra erano presenti l’autrice, Biancarosa Volpe, che ha diretto l’Unità Operativa Complessa di Psicologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, affiancando i pazienti di Gerosa.

Le opere sono state realizzate dal maestro vetraio Giancarlo Signoretto, insieme alla prima donna vetraia dall’epoca della Serenissima, Agnese Tegon, e al cardiochirurgo Gino Gerosa, ci ricordano di guardare al di là della realtà delle cose: un cuore “fantasma” potrà, in un futuro speriamo non lontano, tornare a battere dopo essere stato decellularizzato e ripopolato con le cellule staminali del potenziale ricevente.

In chiusura, sono intervenuti il direttore del CISMED (Centro Interdipartimentale di Scienze Mediche dell’Università di Trento) e professore ordinario di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata, Olivier Jousson, e il responsabile della Struttura Semplice di Riabilitazione Cardiologica e direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Azienda Provinciale Servizi Sanitari di Trento, Roberto Bonmassari.

«In Italia, le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte, con circa 230.000 decessi all’anno, analogamente a quanto avviene nel resto del mondo. In Italia, ogni anno, più di 700 pazienti sono iscritti in lista d’attesa, ma meno del 30% riceverà un organo, con un tempo medio di permanenza in lista d’attesa di 3,7 anni – ha spiegato il dottor Bonmassari. Appare dunque chiaro come il trapianto di cuore non rappresenti una opzione terapeutica accessibile per tutti i pazienti, poiché il loro numero eccede quello degli organi disponibili.
La ricerca di soluzioni alternative è, dunque, un dovere al quale non possiamo sottrarci, al quale la Cardiochirurgia dell’Università di Padova dedica da tempo, con tenacia, tutte le sue energie, coniugando impegno clinico e ricerca: dal primo trapianto di cuore umano in Italia nel 1985 al primo trapianto di cuore artificiale in Italia nel 2007. A questo si ispira il progetto “Cercando il cuore”.»
A moderare l’evento è stato il giornalista Antonio Girardi.

Nadia Clementi 12/02/2024



