Chico Forti probabilmente tornerà in Italia per Pasqua. Un esempio di «giustizia grossolana» che può accadere quando le sentenze sono in mano alle giurie, giudici dilettanti per definizione.

Chi ha seguito il processo a Chico Forti anche alla lontana, sa che si è trattato di un caso di giustizia che potremmo definire «grossolana». Nessuna prova conclusiva è stata portata a carico di Chico Forti.
Ma Chico ai primi contatti con la polizia di Miami aveva commesso l’errore di mentire su alcuni aspetti di importanza assolutamente marginale e la polizia di Miami (come in tutti gli USA) non perdona mai chi mente agli interrogatori e si è accanita contro l’imputato.
La giuria lo aveva giudicato colpevole in quattro e quattr’otto. E la giudice, cui spettava la decisione di quantificare la pena, pur ammettendo che le prove erano poche, si diceva certa che il colpevole fosse lui. E lo aveva condannato all’ergastolo «senza possibilità di uscita condizionale», il massimo della pena prima della pena di morte.

In buona sostanza, contro Chico Forti hanno giocato un ruolo deleterio due aspetti: che non fosse un cittadino americano e che le giurie sono formate da giudici «dilettanti» per definizione.
I giurati hanno sostanzialmente fretta di concludere. Prendono una diaria che supera di poco i 10 dollari oltre ai pasti gratuiti.
Lo so perché una volta sono stato chiamato a fare da giurato in un processo a Fort Lauderdale. Ero stato scelto per una motivazione assurda per il diritto italiano: possedevo una casa e un’automobile.
Negli Stati uniti non puoi rifiutarti di fare il giurato, a meno che ci siano validi motivi. E le mie motivazioni erano inoppugnabili: non ero cittadino americano.
Fossi stato cittadino USA mi avrebbero «scartato» ugualmente perché contrario alla pena di morte.

Per aiutare Chico, a nulla sono servite le istanze di ricorso e, francamente, noi non abbiamo mai sperato in una revisione del processo. In USA non accade quasi mai perché un giudice al quale viene riformato un processo non viene più eletto.
Le uniche vie percorribili erano due: la grazia da parte del governatore (o del Presidente), oppure il trasferimento del carcerato dalla Florida alle carceri italiane. La concessione della grazia avrebbe costato la rielezione del governatore.
Quindi restava solo la seconda soluzione, quella che alla fine è stata accettata quest’oggi.
In linea teorica Chico Forti dovrebbe scontare la pena in Italia. Ma la legge italiana consente che dopo un congruo numero di anni scontati, anche l’ergastolano può chiedere la libertà sulla fiducia.

Questa è la nostra speranza, suffragata anche dalla singolare situazione di Rosa Bazzi che, condannata all’ergastolo 17 anni fa per la strage di Erba, lascia il carcere ogni giorno per lavorare in una cooperativa sociale.
Per il momento attendiamo l’arrivo di Chico Forti, che verosimilmente dovrebbe avvenire per Pasqua. Poi ci penseremo.

G. d Mozzi – L’ADIGETTO.IT

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