Nuove frontiere terapeutiche e prospettive di ricerca: ce ne parla il Prof. Camillo Porta, Direttore della Divisione di Oncologia Medica del Policlinico Consorziale di Bari

Il tumore al rene è una delle neoplasie genito-urinarie più complesse e in costante evoluzione sotto il profilo diagnostico e terapeutico.
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha compiuto passi significativi, offrendo ai pazienti nuove opportunità di cura e di sopravvivenza grazie a farmaci mirati e all’immunoterapia, che ha profondamente cambiato il modo di affrontare la malattia.
Per fare il punto sulle più recenti prospettive in questo ambito, abbiamo incontrato il Prof. Camillo Porta, una delle figure più autorevoli dell’oncologia medica italiana e internazionale. Professore Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Bari «Aldo Moro» e Direttore della Divisione di Oncologia Medica del Policlinico Consorziale di Bari, il Prof. Porta è membro del Comitato Scientifico ESMO per le neoplasie genito-urinarie e coordina gruppi di ricerca impegnati nella stesura delle linee guida italiane ed europee sul carcinoma renale. Autore di oltre quattrocento pubblicazioni e coautore del volume «Il carcinoma renale. Basi per un moderno approccio multidisciplinare», il Professore ha dedicato la sua carriera allo studio della biologia e immunologia del carcinoma renale, contribuendo a definire nuovi standard terapeutici in questo campo.Il suo impegno nella ricerca clinica e nell’onconefrologia ha reso possibile un approccio sempre più integrato e personalizzato alla cura dei pazienti (vedi).

Al Prof. Porta abbiamo rivolto alcune domande per comprendere meglio l’evoluzione delle terapie, le sfide ancora aperte e le prospettive di ricerca per il futuro.



Professore, quali sono i principali progressi terapeutici attualmente disponibili per il trattamento del tumore al rene metastatico, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche?

«Innanzitutto, siamo oggi in grado di ridurre significativamente il rischio di recidiva di un tumore renale operato radicalmente ma avente caratteristiche tali da determinare una alta probabilità di ricaduta; in termini tecnici, si parla in questo caso di terapia adiuvante.
«Per anni non abbiamo avuto nulla da offrire ai nostri pazienti in tal senso, mentre oggi non solo abbiamo un trattamento adiuvante in grado di ridurre significativamente sia il rischio di recidiva, che quello di morte, ma è addirittura in arrivo una nuova combinazioni di farmaci ancora più attiva in tal senso.»

In che modo l’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento del carcinoma renale e quali sono i risultati più promettenti delle terapie combinate emergenti dalle vostre ricerche?

«Il tumore del rene ha due caratteristiche fondamentali; la prima è quella di dipendere più di ogni altra neoplasia da una complessa serie di eventi, complessivamente noti come angiogenesi, che fanno si che il tumore si crei una propria rete di vasi sanguigni, attraverso la quale, da una parte si rifornisce di ossigeno e nutrienti per crescere, e dall’altra accede più facilmente alla circolazione sanguigna per dare metastasi a distanza.
«La seconda è quella di essere una neoplasia fortemente immunogena, ovvero potenzialmente riconoscibile da parte del sistema immunitario. Essendo oggi in grado di caratterizzare molto bene questi due meccanismi, l’obiettivo delle attuali terapie di combinazione è quello, da una parte di ridurre la fornitura di sangue, ossigeno e nutrienti, al tumore, arrivando così ad affamarlo, e dall’altra di risvegliare il sistema immunitario affinché possa tornare a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali.»

Può illustrarci l’importanza dell’onconefrologia e come questa disciplina interdisciplinare sta cambiando la gestione clinica dei pazienti con tumore al rene?

«L’onconefrologia è una sottospecialità della Medicina Interna che si occupa delle complesse relazioni esistenti tra tumori e patologie renali. Tra queste entità esiste un rapporto per così dire bidirezionale; la presenza di un tumore ed i suoi trattamenti possono impattare sulla funzionalità del rene, così come una patologia funzionale renale può condizionare il nostro approccio terapeutico ad un determinato tumore.
«La concomitante gestione della neoplasia e della patologia renale – indipendentemente dal fatto che tale coesistenza sia causale o casuale – richiede competenze specifiche, nefrologiche ed oncologiche, che però, allorché messe a disposizione del paziente, possono contribuire a migliorare la prognosi di entrambe le patologie, offrendo i migliori trattamenti possibili e le più elevate chances di lungosopravvivenza e miglioramento della qualità di vita.»

Quali sono le sfide attuali nella ricerca sul tumore al rene e quali studi clinici innovativi sono in corso presso il Policlinico di Bari sotto la sua guida?

«Per quanti miglioramenti vi siano stati negli ultimi 20 anni, nel corso dei quali si è assistita ad una vera rivoluzione nell’approccio terapeutico al carcinoma renale, la presenza di metastasi a distanza è ancora – nella maggioranza dei casi – sinonimo di inguaribilità.
«È pertanto necessario portare avanti la ricerca di base e quella traslazionale al fine di identificare strategie ancora più attive per la prevenzione ed il trattamento di questa neoplasia. Essenziale è poi la partecipazione a protocolli terapeutici innovativi, aspetto che richiede un elevato livello di collaborazione transnazionale con tutti coloro che si occupano di questa patologia.
«Se per quanto attiene al secondo aspetto, il Policlinico di Bari si propone come centro di riferimento per i protocolli di trattamento innovativi nel Sud Italia, dal punto di vista della ricerca di base e traslazionale, il nostro laboratorio si sta attivamente occupando delle peculiari caratteristiche del metabolismo delle cellule tumorali renali.
«In parole povere stiamo studiando come il tumore del rene si nutre, per poter crescere e metastatizzare a distanza, al fine di identificare passaggi critici che possano essere sfruttati a finalità terapeutica.»

Come si può migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da tumore al rene durante e dopo le terapie oncologiche, soprattutto in termini di gestione degli effetti collaterali e supporto multidisciplinare?

Parlando ai miei specializzandi, ricordo sempre l’importanza dell’aggettivo Medico quando ci si riferisce alla nostra professione di Oncologi, appunto Medici. Noi non dobbiamo essere solo somministratori di farmaci, ma essere in grado di prenderci cura a 360° del paziente Oncologico, gestendo in particolare gli effetti collaterali delle nostre terapie, aspetto che richiede necessariamente la collaborazione multidisciplinare con altri Specialisti, ricordandoci sempre che il prolungamento della vita di un paziente oncologico vale poco se non è accompagnato da una particolare attenzione alla qualità della vita.

L’intervista su youtube a questo link.

Il confronto con il Prof. Porta conferma come la ricerca oncologica sia oggi orientata verso un modello sempre più personalizzato e umano, in cui la tecnologia e la scienza si fondono con la sensibilità clinica per accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura.
Le nuove terapie rappresentano un passo avanti fondamentale, ma altrettanto decisivo è il lavoro di équipe, l’ascolto e il supporto multidisciplinare.
Un messaggio di fiducia, dunque, che nasce dalla scienza ma guarda con speranza alla qualità di vita delle persone
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Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Camillo Porta, MD – Chair of Oncology

Interdisciplinary Department of Medicine, University of Bari ‘A. Moro’ & Chief, Division of Medical Oncology Policlinico Consorziale di Bari
https://sist.sanita.puglia.it/web/ospedalegiovannixxiii/unita-operative_det/-/journal_content/56/36067/oncologia-medica-universitaria
https://www.esmo.org/about-esmo/biographies/camillo-porta
https://www.youtube.com/watch?v=ijRS2XXfrGs
https://www.facebook.com/watch/?v=909317099824741

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