Ne parliamo con il Prof. Giovanni Minisola, Presidente emerito della Società Italiana di Reumatologia: dalla diagnosi precoce alle nuove possibilità terapeutiche, fino alla prevenzione per proteggere articolazioni e ossa.

Dolori alle articolazioni, rigidità al risveglio, difficoltà nei movimenti: disturbi molto comuni che spesso vengono attribuiti semplicemente all’età, alla stanchezza o a qualche sforzo di troppo. Ma non sempre è così. Dietro un dolore persistente può nascondersi una patologia reumatica che merita di essere riconosciuta e trattata tempestivamente.

Le malattie reumatiche comprendono condizioni molto diverse, dall’artrosi all’artrite reumatoide, dalle spondiloartriti all’osteoporosi, fino alle malattie autoimmuni sistemiche. Per capire quali segnali non trascurare, quanto sia importante arrivare precocemente alla diagnosi e quali possibilità offra oggi la medicina, ne parliamo con il Prof. Giovanni Minisola, specialista in Reumatologia, Medicina Interna, Fisiatria e Angiologia, Presidente emerito della Società Italiana di Reumatologia, Direttore scientifico della Fondazione San Camillo-Forlanini e Primario emerito di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma. Svolge attività professionale a Roma presso l’International Hospital Salvator Mundi e presso il Rome American Hospital.

Professore, dolori articolari e rigidità sono disturbi molto frequenti e spesso vengono considerati una normale conseguenza dell’età. Quali sono invece i segnali che dovrebbero far pensare a una vera malattia reumatica e spingere a rivolgersi allo specialista?

«Dolore e rigidità articolari non sempre sono espressione di patologie reumatologiche rilevanti e possono essere riconducibili al normale e progressivo invecchiamento e logorio della cartilagine articolare e delle strutture muscolo-tendinee adiacenti all’articolazione.

Tuttavia, se tali sintomi persistono o si accentuano e se le sedi articolari tendono a tumefarsi e sono calde, occorre effettuare accertamenti di approfondimento al fine di verificare se si tratta di sintomi di esordio di una malattia reumatologica a carattere immuno-infiammatorio e potenzialmente invalidante.»

Artrosi e artrite vengono spesso confuse, anche se hanno caratteristiche e cause differenti. Come possiamo distinguerle e perché, soprattutto nelle patologie infiammatorie, è importante arrivare a una diagnosi precoce?

«L’artrosi è una malattia reumatologica collegata al trascorrere degli anni, all’assetto genetico, alla costituzione e a una condizione di particolare vulnerabilità della cartilagine. Decorre e si manifesta in modo differente da persona a persona e i segni e i sintomi dipendono dalla sede interessata.

Esistono tuttavia forme di artrosi dette secondarie, per le quali sono identificabili cause ben definite come, ad esempio, il sovraccarico anomalo cui sono sottoposte una o più articolazioni per eccesso di peso, a seguito di traumi o per malformazioni.

Le artriti sono invece patologie reumatologiche che si caratterizzano per un’importante componente infiammatoria e per una sintomatologia rapidamente progressiva, caratterizzata da segni tipici dell’infiammazione, quali il dolore, la tumefazione e la difficoltà di movimento. Per alcune di esse, come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e le spondiloartriti, esiste una componente immunologica che gioca un ruolo rilevante; per altre, come la gotta, è rilevante la componente dismetabolica.

L’individuazione precoce e precisa delle artriti è fondamentale per arrestarne l’evoluzione.»

Le malattie reumatiche possono interessare anche persone giovani e, in alcuni casi, coinvolgere non soltanto le articolazioni, ma l’intero organismo. Quanto incidono la predisposizione genetica, gli stili di vita e i fattori ambientali sulla loro comparsa?

«Le malattie reumatologiche più impegnative sono da considerare malattie sistemiche, malattie cioè che colpiscono non solo le articolazioni, ma anche gli organi interni. Ciò è di particolare importanza nell’artrite reumatoide e nelle connettiviti, come il lupus e la sclerodermia.

Si tratta di condizioni per le quali esiste una predisposizione genetica e che, contrariamente all’artrosi, possono manifestarsi anche in età giovanile. Un corretto stile di vita, con specifico riferimento anche a una sana alimentazione, è essenziale in tutte le malattie reumatologiche, ivi comprese quelle con una prevalente componente infiammatoria, con finalità preventive e nell’ambito della strategia terapeutica globale.

Recentemente è stato evidenziato come l’inquinamento atmosferico e le modifiche del clima possano in qualche modo condizionare l’insorgenza, l’evoluzione e i sintomi delle malattie reumatologiche.»

Negli ultimi anni la reumatologia ha compiuto importanti progressi, in particolare nelle terapie delle malattie infiammatorie e dell’osteoporosi. Quali sono oggi le principali innovazioni e quanto è cambiata la qualità di vita dei pazienti rispetto al passato?

«Oggi disponiamo di farmaci che consentono di trattare efficacemente pressoché tutte le malattie reumatologiche, sia quelle di natura infiammatoria, sia quelle di tipo degenerativo, come l’artrosi e l’osteoporosi.

Il successo terapeutico è comunque sempre legato all’esatta e precoce identificazione della malattia e all’impiego tempestivo e appropriato del farmaco necessario. Occorre ricordare che il trattamento deve essere sempre personalizzato in rapporto alle specifiche caratteristiche della malattia nel singolo soggetto.

Non c’è dubbio che i farmaci biotecnologici e le “piccole molecole” abbiano radicalmente e favorevolmente cambiato il decorso delle malattie reumatologiche immuno-infiammatorie, così come l’armamentario farmacologico oggi disponibile consente di trattare efficacemente i soggetti con osteoporosi più o meno severa.»

Professore, cosa possiamo fare concretamente nella vita quotidiana per proteggere articolazioni e ossa con il passare degli anni? Movimento, alimentazione, controllo del peso e vitamina D possono realmente contribuire alla prevenzione? E quali sono gli errori più comuni da evitare?

«Attività fisica, astensione dal fumo, alimentazione sana, controllo del peso e postura corretta proteggono ossa e articolazioni. Va sottolineata l’importanza della dieta mediterranea e della vitamina D.

Quanto a quest’ultima, ricordo che in Italia la carenza di vitamina D è frequentissima, come è stato dimostrato in numerosi studi, anche recenti, ai quali ho io stesso partecipato. La carenza di vitamina D deve essere trattata anche in considerazione dei suoi effetti benefici non solo scheletrici, ma anche extra-scheletrici.

E per quel che riguarda gli errori da evitare, due consigli:

1) non sottovalutare i sintomi, perché si ritardano la diagnosi e il trattamento;
2) seguire con scrupolo le terapie prescritte.»


Il Prof. Giovanni Minisola durante un’udienza privata con Papa Francesco

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Professor Giovanni Minisola Reumatologo
Direttore scientifico della Fondazione San Camillo-Forlanini
Presidente emerito della Società Italiana di Reumatologia
Primario emerito di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliera “San Camillo-Forlanini” di Roma
Intervista:RaiPlay – Buongiorno Benessere

© Riproduzione riservata