Dalle nuove tecnologie alla chirurgia da svegli, fino alle prospettive offerte dall’intelligenza artificiale: come sta cambiando la neurochirurgia moderna nell’analisi del professor Pietro Mortini
Il cervello umano rappresenta ancora oggi una delle frontiere più affascinanti e misteriose della medicina. Nonostante gli enormi progressi scientifici degli ultimi decenni, comprendere pienamente il funzionamento della mente, della memoria, delle emozioni e della coscienza resta una delle sfide più complesse della ricerca contemporanea.
Parallelamente, la neurochirurgia sta vivendo una trasformazione straordinaria grazie all’introduzione di tecnologie sempre più sofisticate: intelligenza artificiale, neuronavigazione, imaging avanzato, chirurgia mini-invasiva e interventi “awake”, eseguiti con il paziente sveglio, stanno rivoluzionando il modo di affrontare patologie cerebrali un tempo considerate inoperabili.
La medicina del futuro si muove così verso cure sempre più precise e personalizzate, dove innovazione tecnologica e centralità della persona devono necessariamente convivere.
Per comprendere meglio come sta cambiando il rapporto tra neuroscienze, tecnologia e cura del paziente, abbiamo raccolto il contributo di una delle figure più autorevoli della medicina italiana e internazionale, il professor Pietro Mortini, neurochirurgo e direttore dell’Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale San Raffaele (MI). Da anni impegnato nella ricerca e nella chirurgia cerebrale avanzata, il professor Mortini rappresenta un punto di riferimento nel panorama neuroscientifico internazionale.
Professor Mortini, quanto l’intelligenza artificiale sta cambiando oggi il lavoro del neurochirurgo?
≪L’intelligenza artificiale rappresenta oggi uno strumento di straordinario valore per la neurochirurgia moderna, soprattutto in ambiti come la pianificazione preoperatoria, l’analisi multimodale delle immagini e la medicina di precisione. Attraverso algoritmi avanzati di machine learning è possibile integrare dati radiologici, clinici e molecolari, migliorando la capacità di definire strategie chirurgiche personalizzate e di prevedere con maggiore accuratezza rischio, outcome funzionale e decorso postoperatorio. Tuttavia, l’IA non sostituisce il giudizio clinico: resta un supporto ad altissima capacità computazionale che amplifica la precisione decisionale del neurochirurgo, inserendosi in un contesto professionale che richiede esperienza, responsabilità e interpretazione umana.≫
La chirurgia cerebrale “da svegli” continua a colpire molto l’opinione pubblica. Come funziona realmente e quali vantaggi offre ai pazienti?
≪La chirurgia awake, o chirurgia in paziente sveglio, è una procedura altamente sofisticata che consente di intervenire su aree cerebrali eloquenti — cioè coinvolte in funzioni essenziali come linguaggio, movimento, memoria e cognizione — monitorando in tempo reale le performance neurologiche del paziente. Durante specifiche fasi dell’intervento, il paziente viene coinvolto in compiti neurocognitivi mentre il team utilizza tecniche di mappaggio corticale e sottocorticale intraoperatorio. Questo approccio permette di massimizzare l’estensione della resezione patologica minimizzando il rischio di deficit permanenti. È una sintesi avanzata di neuroscienze, anestesiologia e tecnologia intraoperatoria, che richiede un’elevata organizzazione multidisciplinare e una piattaforma tecnologica di assoluto livello.≫
Quanto conosciamo davvero il cervello umano e quali sono ancora oggi i suoi più grandi misteri?
≪Nonostante i progressi enormi delle neuroscienze, il cervello resta il sistema biologico più complesso conosciuto. Abbiamo acquisito una comprensione crescente dell’organizzazione funzionale, delle reti neurali e dei correlati neurobiologici di molte patologie, ma rimangono ancora largamente irrisolti temi fondamentali come la coscienza, la formazione dell’identità individuale, i meccanismi profondi della memoria e la capacità del cervello di generare esperienza soggettiva. Inoltre, la plasticità cerebrale e le interazioni dinamiche tra genetica, ambiente e reti neurali sono ancora solo parzialmente comprese. Ogni avanzamento tecnologico ci consente di osservare meglio il cervello, ma al tempo stesso ci rende più consapevoli della sua straordinaria complessità.≫
Le nuove tecnologie rischiano di sostituire il rapporto umano tra medico e paziente oppure possono renderlo ancora più efficace?
≪La tecnologia non può sostituire la relazione terapeutica, che rimane il nucleo essenziale dell’atto medico. Può però renderla significativamente più efficace. Strumenti di imaging avanzato, analisi predittive, robotica, realtà aumentata e sistemi digitali di monitoraggio consentono oggi una medicina più precisa, sicura e personalizzata. Questo libera risorse cognitive e organizzative che possono essere reinvestite nella comunicazione, nell’ascolto e nella condivisione delle decisioni con il paziente. In altre parole, la tecnologia ha valore solo quando è al servizio di una medicina più umana, non più distante.≫
Guardando al futuro, come immagina la neurochirurgia e la medicina tra dieci o vent’anni?
≪La neurochirurgia del futuro sarà sempre più integrata con neurobioingegneria, la genomica, l’intelligenza artificiale, la robotica avanzata, la sensoristica intraoperatoria e le piattaforme di imaging ad altissima risoluzione. Vedremo un’evoluzione verso procedure meno invasive, altamente personalizzate e guidate da modelli predittivi sempre più accurati. È verosimile che diagnosi e trattamento saranno progressivamente integrati in ecosistemi digitali capaci di combinare dati biologici, funzionali e ambientali in tempo reale. Tuttavia, maggiore sarà la sofisticazione tecnologica, maggiore dovrà essere il rigore metodologico e deontologico del medico. La medicina del futuro non sarà semplicemente più tecnologica, ma dovrà essere anche più responsabile, interdisciplinare e scientificamente solida in quanto supportata da una enorme mole di dati statisticamente analizzati.≫
L’Ospedale S. Raffaele
Comprendere l’evoluzione delle neuroscienze, come sottolinea il professor Pietro Mortini, significa guardare a una medicina sempre più avanzata e tecnologica, senza perdere però il valore fondamentale dell’ascolto, dell’umanità e della centralità della persona.
Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Prof. Pietro Mortini MD
Chairman of Neurosurgery and Radiosurgery Units
San Raffaele University Health Institute
Clinical Professor of Neurological Surgery
The School of Medicine and Health Sciences
The George Washington University-Washington DC-USA
Registered Specialist – General Medical Council – UK
http://www.pietromortini.com – http://www.ipofisi.com – https://www.hsr.it/
Video interviste
– https://www.youtube.com/watch?v=a4bF6dMQ25k
– https://www.raiplay.it/video/2022/02/Il-cervello-quando-serve-intervenire-chirurgicamente—Buongiorno-Benessere-19022022–a4127003-e796-435f-ac48-4ee365820725.html
– https://www.pietromortini.com/intervista-paralisi-linnovativo-dispositivo-impiantabile-prof-pietro-mortini-a-il-mio-medico-tv2000%E2%80%B3-puntata-del-5-4-2024/
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