Perché la salute passa anche dall’intestino? Ne parliamo con il dottor Manuele Biazzo, biologo molecolare e ricercatore e fondatore di «The BioArte»

 

Negli ultimi anni il microbiota umano è diventato uno dei temi centrali della medicina moderna. L’insieme dei microrganismi che popolano il nostro organismo svolge un ruolo fondamentale non solo nella digestione, ma anche nella regolazione del sistema immunitario, del metabolismo e dell’equilibrio psico-fisico. 
Comprendere come funziona e come prendersene cura significa puntare sempre più sulla prevenzione e su una medicina personalizzata, capace di adattarsi alle caratteristiche di ogni individuo.
Per saperne di più e fare chiarezza tra ricerca scientifica e informazioni spesso semplificate, ci siamo rivolti a uno degli esperti italiani del settore, il Dr Manuele Biazzo, biologo molecolare e ricercatore. 
Fondatore di The BioArte, laboratorio dedicato allo studio avanzato del microbioma umano, e del Centro Toscano Microbiota, progetto orientato a soluzioni personalizzate per il benessere intestinale, il Dr Biazzo unisce ricerca, pratica clinica e divulgazione scientifica (Vedi).

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Cliccando la foto, si legge il curriculum.

Dr Biazzo, perché il microbiota umano è diventato un tema centrale nella medicina moderna e quali ricadute concrete ha sulla salute delle persone?
«Negli ultimi 15 anni abbiamo capito una cosa fondamentale: il microbiota non è un dettaglio, è un organo metabolico e immunologico a tutti gli effetti. Non perché “fa moda”, ma perché produce molecole che dialogano costantemente con intestino, fegato, cervello, sistema immunitario, pelle, ormoni.
«Il punto è che molte condizioni che vediamo tutti i giorni — infiammazione cronica, disturbi intestinali, dismetabolismi, intolleranze, difficoltà a dimagrire, stanchezza persistente — spesso non hanno una sola causa. E il microbiota è uno di quei “nodi centrali” che possono spiegare perché due persone con la stessa diagnosi reagiscono in modo diverso.
«La ricaduta concreta è questa: se conosco il profilo microbico e funzionale, posso intervenire con maggiore precisione su alimentazione, fibre, timing dei pasti, modulazione di permeabilità, gestione dei trigger infiammatori e, quando serve, integrazione mirata. Non è magia: è biologia applicata.»

Lei parla spesso di medicina personalizzata: in che modo l’analisi del microbiota consente di superare i trattamenti «uguali per tutti»?
«Perché smette di essere una terapia a scatola chiusa. Un trattamento standard funziona in media, ma il paziente non è la media.
«Il microbiota è uno dei principali fattori che modulano:
•    la risposta a un alimento (glucosio, infiammazione, gonfiore)
•    la tolleranza alle fibre
•    la produzione di metaboliti utili (es. butirrato) o problematici
•    la reattività immunitaria e la permeabilità
•    la capacità di trasformare nutrienti e fitocomposti»

Quindi cosa cambia? 
«Cambia che non dico più “tutti devono fare low FODMAP” o “tutti devono prendere il solito probiotico”.
«L’analisi del microbiota serve a identificare pattern funzionali, non solo “chi c’è”, ma cosa sta succedendo: fermentazione, infiammazione, proteolisi, barriera, segnali neuroendocrini.
«E da lì costruisco una strategia: alimentazione, fibra giusta, timing, probiotico/fitoterapia solo se serve e solo se coerente con quel quadro.»

Probiotici e integratori sono sempre più diffusi. Come distinguere ciò che è realmente utile da ciò che è frutto di mode o messaggi commerciali fuorvianti?
«La prima cosa da dire è questa: un probiotico non è sempre la risposta, e spesso non è nemmeno la domanda giusta. Il mercato ha trasformato un concetto serio in una scorciatoia: “hai gonfiore? probiotico”. Ma la fisiologia non funziona così.
«Per distinguere ciò che è utile servono tre criteri molto pratici:
1) Coerenza con il problema reale. Se ho un quadro di disbiosi fermentativa o di istamina alta, non posso dare “a caso” un ceppo che aumenta quel tipo di via metabolica.
2) Evidenza su ceppo specifico, non sul genere. “Lactobacillus” non significa nulla. Contano specie e ceppo e per cosa è stato studiato.
3) Strategia, non prodotto. L’integratore va dentro un percorso: alimentazione, barriera intestinale, ritmo circadiano, stress, fibra. Senza questo, spesso diventa un tentativo casuale.
«E poi c’è una regola che ripeto spesso: se un integratore promette tutto, probabilmente non serve a niente.»

Sempre più studi mettono in relazione intestino e cervello. Quanto il microbiota influisce su stress, umore e benessere psicologico?
«Influisce molto, ma bisogna dirlo bene: non è che “il microbiota cura la depressione”. Il punto è che il microbiota è un regolatore di sistemi che impattano direttamente sul cervello:
•    produzione e modulazione di neurotrasmettitori e precursori (es. GABA, serotonina indiretta)
•    regolazione dell’asse HPA (stress e cortisolo)
•    infiammazione sistemica e neuroinfiammazione
•    permeabilità intestinale → endotossine → attivazione immunitaria
•    produzione di SCFA (come il butirrato), fondamentali anche per la barriera e per la modulazione immunitaria
«In pratica, il microbiota può agire come un “amplificatore” o un “attenuatore” dello stress.
«Quando è squilibrato, molte persone diventano più reattive: peggior sonno, più ansia, più fame nervosa, peggior tolleranza agli stimoli. 
«La cosa interessante clinicamente è che spesso migliorare intestino e microbiota non cambia solo il “ventre”: cambia la soglia di resilienza.»

Guardando al futuro, l’analisi del microbiota potrà diventare uno strumento di prevenzione di routine nella pratica medica?
«Io credo di sì, ma con una condizione: deve diventare clinicamente utile e interpretata correttamente.
«Oggi il rischio è usare i test come “oroscopi biologici”: tante specie, tanti numeri, ma poca applicazione reale.
«Nel futuro vedo due direzioni:
•    Microbiota come indicatore di rischio precoce. Infiammazione silente, rischio metabolico, disregolazione immunitaria, fragilità della barriera, predisposizione alla disbiosi da farmaci o stress.
•    Microbiota come guida per interventi mirati. Non solo “prevenzione generale”, ma prevenzione specifica: fibra giusta, alimenti personalizzati, modulazione di vie metaboliche e immunitarie.
«Quindi sì: potrebbe diventare un parametro di routine, ma come avviene con gli esami del sangue. Perché un esame è utile solo se sai cosa farci dopo.»

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Un tema complesso, quello del microbiota, che apre nuove prospettive per la salute e invita a ripensare il rapporto tra medicina, stile di vita e prevenzione. Un ambito in continua evoluzione che, come sottolineano gli esperti, richiede informazione corretta, consapevolezza e un approccio sempre più personalizzato alla cura della persona. 
Approfondimenti a questo link: video intervista  https://www.youtube.com/watch?v=c0T3kGNRxbM

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it 
Dr Manuele Biazzo – servizi@thebioarte.com

MSC, PhD, MBA – CEO The BioArte – Direttore del Centro Toscano Microbiota
https://www.manuelebiazzo.com/contact-us/
https://www.manuelebiazzo.com/

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