3ª puntata
La benedizione dei bramini, la festa di Holi, i templi, l’Amber Fort e l’intimità di una cena in famiglia nel cuore del Rajasthan
Il viaggio prosegue con un altro lungo trasferimento in pulmino: circa 195 chilometri, quasi quattro ore di strada, fino a Pushkar.
Pushkar è considerata una delle città più sacre dell’India. Qui si trova infatti uno dei pochissimi templi dedicati al dio Brahma, il dio creatore della tradizione induista. Al centro della città si estende il lago sacro di Pushkar, circondato da oltre cinquanta ghat, le scalinate in pietra che scendono fino all’acqua e dove ogni giorno pellegrini provenienti da tutta l’India si immergono per compiere riti di purificazione.
Secondo la leggenda, il lago nacque da un fiore di loto caduto dalle mani di Brahma. Nel punto in cui il fiore toccò la terra sgorgò l’acqua sacra che ancora oggi attira migliaia di fedeli.
Anche noi partecipiamo a una breve cerimonia rituale sulle rive del lago. Un bramino, il sacerdote, guida la preghiera con gesti antichi tramandati da secoli. Durante il rito ci vengono consegnati petali di rosa, che vengono poi lasciati cadere nell’acqua del lago come offerta simbolica. Al termine della benedizione il sacerdote lega al polso un braccialetto di corda colorata, segno di protezione e legame spirituale.
Poco più in là, attorno a un piccolo braciere acceso, alcuni fedeli pregano in silenzio mentre il fumo dell’incenso si alza lentamente verso il cielo del tramonto.
Ma Pushkar in quei giorni è anche il teatro di uno degli eventi più spettacolari della cultura indiana: la festa di Holi.
Per un giorno intero la città si trasforma in un gigantesco carnevale di colori. Le strade si riempiono di musica, risate e nuvole di polveri colorate che si diffondono nell’aria. Rosso, giallo, blu, verde: ogni colore diventa un gesto di festa e condivisione.
Holi celebra l’arrivo della primavera e simboleggia la vittoria del bene sul male, della luce sull’oscurità. È una festa che rompe le barriere sociali: per qualche ora scompaiono le distanze tra caste, religioni e condizioni sociali.
Anche noi veniamo coinvolti in questo vortice di colori. I nostri vestiti bianchi si riempiono lentamente di polveri colorate, trasformandosi in un simbolo improvvisato di gioia, pace e fratellanza.
E tra musica, danze e sorrisi condivisi con perfetti sconosciuti, Pushkar rivela forse uno degli aspetti più autentici dell’India: la capacità di trasformare la spiritualità in festa e la festa in un momento di incontro tra le persone.
Il viaggio prosegue verso Jaipur, capitale del Rajasthan, conosciuta in tutto il mondo come la “città rosa” per il colore degli edifici del suo centro storico.
Fondata nel 1727 dal maharaja Sawai Jai Singh II, Jaipur fu una delle prime città pianificate dell’India moderna. L’urbanistica, ispirata ai principi dell’architettura vedica, prevede strade ampie e rettilinee che si incrociano formando una griglia ordinata, un fatto piuttosto raro nelle città indiane. Il caratteristico colore rosa delle facciate venne introdotto nel 1876 per accogliere il principe di Galles e da allora è rimasto uno dei tratti distintivi della città.
La prima visita è al Birla Mandir (Jaipur), conosciuto anche come Tempio Birla. Costruito in marmo bianco ai piedi delle colline di Moti Dungri, è dedicato alle divinità Vishnu e Lakshmi ed è uno dei templi più recenti della città. Le sue pareti candide e luminose contrastano con il cielo azzurro del Rajasthan, offrendo un’atmosfera di pace e raccoglimento.
Poco distante si trova il suggestivo Galta Ji Temple, conosciuto anche come il Tempio delle Scimmie. Questo antico complesso templare si trova incastonato tra le colline a circa dieci chilometri a est della città.
Il tempio, dedicato al dio Sole, è costruito all’interno di una stretta gola naturale da cui sgorga una sorgente ritenuta sacra. L’acqua scende lungo la collina alimentando una serie di vasche rituali dove i pellegrini si immergono per compiere riti di purificazione.
Secondo la tradizione ogni vasca ha una funzione diversa: in alcune si bagnano gli uomini, in altre le donne. Attorno ai templi vive una numerosa colonia di macachi, considerati animali sacri e parte integrante della vita del santuario. In questa zona semi desertica, il verde della vegetazione e la presenza dell’acqua rendono il luogo sorprendentemente e quasi irreale.
Il giorno successivo il viaggio prosegue con la visita al celebre Amber Fort, uno dei più spettacolari esempi di architettura rajput. Lungo la strada ci fermiamo per una sosta fotografica davanti al Hawa Mahal, il famoso Palazzo dei Venti, con la sua facciata rosa composta da centinaia di piccole finestre intagliate che permettevano alle donne della corte reale di osservare la vita della città senza essere viste.
Amber fu l’antica capitale della dinastia Kachhwaha prima della fondazione di Jaipur. Il forte sorge sulla cima delle colline Aravalli e domina la valle sottostante con le sue mura imponenti.
La salita al forte è uno dei momenti più suggestivi della visita. Il percorso che si arrampica lungo la collina può essere affrontato a dorso di docili elefanti, proprio come facevano un tempo i maharaja e i dignitari di corte. Lentamente gli animali avanzano lungo la strada che sale verso le mura del forte, mentre dall’alto si aprono scorci spettacolari sul lago sottostante e sulle colline aride delle Aravalli. Il passo lento dell’elefante, accompagnato dal suono dei campanelli e dalle voci dei conducenti, rende l’ascesa quasi solenne, come se per un momento si tornasse indietro nel tempo, all’epoca in cui questi animali erano parte integrante della vita delle corti rajput. All’interno del complesso si susseguono cortili, palazzi reali e sale decorate con specchi e mosaici, testimonianza dello splendore delle corti rajput. Dalle terrazze del forte lo sguardo si perde sulle montagne aride del Rajasthan e sui villaggi che punteggiano la valle.
Dopo il pranzo il viaggio prosegue con la visita al City Palace (Jaipur), residenza storica della famiglia reale. Il complesso custodisce musei che espongono una straordinaria collezione di abiti reali, tappeti, miniature, portantine cerimoniali, manoscritti e una ricca raccolta di armi antiche appartenute ai maharaja.
Poco distante si trova il Jantar Mantar (Jaipur), uno dei più affascinanti osservatori astronomici del mondo. Costruito nel XVIII secolo dal maharaja Jai Singh II, grande appassionato di astronomia, è composto da giganteschi strumenti in pietra progettati per osservare il movimento degli astri e calcolare con precisione il calendario.
Il resto del pomeriggio è dedicato a una passeggiata tra le strade della città vecchia. Strade polverose, spesso sporche, dove la vita scorre senza filtri. Tra la folla si susseguono mercati improvvisati, botteghe di artigiani e venditori che espongono la merce su teli stesi a terra. Gli odori si mescolano nell’aria: quello pungente dello sterco delle mucche sacre che camminano lente tra la gente si confonde con il profumo intenso delle spezie, creando un’atmosfera che è allo stesso tempo aspra e sorprendentemente viva.
Lo scenario sembra ripetersi ovunque: cumuli di rifiuti ai bordi della strada, il traffico incessante, il brusio continuo della città. Eppure, dentro questo disordine, spiccano improvvisamente i colori dei sari delle donne, brillanti come tessere di un mosaico. Molte sorridono, si avvicinano curiose, chiedono di essere fotografate. Per un attimo diventano protagoniste di quella scena quotidiana che per loro è normalità e per il viaggiatore è stupore.
La giornata si conclude con uno dei momenti più autentici del viaggio: una cena in una famiglia indiana benestante. Non è un ristorante, ma una casa vera, dove la cucina segue ancora le tradizioni di famiglia. Seduti insieme ai padroni di casa si scoprono i sapori intensi della cucina del Rajasthan, tra spezie, pane caldo e piatti preparati secondo ricette tramandate da generazioni.
Ma più del cibo resta l’incontro. Per qualche ora si entra nella vita quotidiana di una famiglia indiana, tra racconti, sorrisi e gesti di ospitalità. Un’esperienza semplice, forse, ma capace di raccontare molto più di qualsiasi monumento.
Il viaggio prosegue …
Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Reportage in 4 puntate.
1. India, dove il caos diventa spiritualità
2. Da Delhi alla città blu: viaggio tra storia, polvere e meraviglia
3. Tra Pushkar e Jaipur: il Rajasthan dei colori e dei templi
4. Dal Taj Mahal al Gange: il volto più profondo dell’India
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