Intervista al Prof. Antonino Musolino, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia Clinica e Sperimentale presso IRST IRCCS Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori Dino Amadori

L’oncologia moderna sta vivendo una fase di profonda trasformazione, grazie allo sviluppo di terapie sempre più mirate e personalizzate. Dalla medicina di precisione all’immunoterapia, fino alle strategie che integrano ricerca clinica e sperimentale, oggi il trattamento dei tumori si fonda su un approccio multidisciplinare e altamente innovativo.

In questo scenario, il ruolo degli istituti di ricerca oncologica è fondamentale per garantire ai pazienti l’accesso alle cure più avanzate e ai protocolli sperimentali più promettenti. Tra questi, l’IRST IRCCS Dino Amadori (FC) rappresenta un punto di riferimento nazionale per la capacità di coniugare assistenza, ricerca e formazione in un modello integrato.

Per approfondire questi temi abbiamo contattato il Prof. Antonino Musolino, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia Clinica e Sperimentale e della Struttura Complessa di Oncologia Medica a direzione universitaria presso l’IRST di Meldola, nonché Professore associato di Oncologia Medica e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina e cure palliative presso l’Università di Bologna. 

Il suo percorso professionale unisce una solida formazione accademica  con laurea con lode in Medicina e Chirurgia, specializzazioni in Oncologia ed Ematologia, dottorato di ricerca e Master in Epidemiologia con una costante attività clinica e scientifica. Nel corso degli anni ha sviluppato un’intensa attività di ricerca, con particolare attenzione al carcinoma mammario, all’epidemiologia oncologica e alla farmacogenomica, contribuendo all’evoluzione di strategie terapeutiche sempre più personalizzate.

Già responsabile della Breast Unit della provincia di Parma, ha partecipato a numerosi studi clinici internazionali, distinguendosi nell’ambito delle terapie a bersaglio molecolare. Autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche e relatore in congressi nazionali e internazionali, è oggi tra i protagonisti della ricerca oncologica traslazionale in Italia.

Accanto all’attività clinica e scientifica, ricopre incarichi di rilievo, tra cui la presidenza del Gruppo Oncologico Italiano di Ricerca Clinica (GOIRC), contribuendo allo sviluppo di una ricerca sempre più collaborativa e indipendente.

All’interno dell’IRST promuove un modello che integra assistenza, ricerca e formazione, con l’obiettivo di trasferire rapidamente le innovazioni terapeutiche nella pratica clinica e migliorare concretamente le prospettive di cura per i pazienti.

prof. Mussolino: curriculum

Professore, come sta cambiando oggi l’oncologia grazie alle terapie avanzate e alla medicina di precisione? Quali sono le principali innovazioni?

≪L’oncologia sta vivendo una trasformazione profonda: stiamo passando da un approccio basato prevalentemente sull’organo di origine del tumore a una medicina guidata dalle caratteristiche biologiche e molecolari della malattia. Oggi siamo in grado di identificare alterazioni genetiche e molecolari che permettono di selezionare terapie mirate con maggiore precisione. Questo si traduce non solo in un aumento dell’efficacia dei trattamenti, ma anche in una migliore tollerabilità. Parallelamente, l’immunoterapia ha introdotto una vera e propria rivoluzione, rendendo possibile attivare il sistema immunitario del paziente contro il tumore. A tutto questo si aggiunge lo sviluppo di farmaci sempre più sofisticati, come gli anticorpi coniugati (ADC) che combinano selettività biologica e potenza antitumorale.≫


Qual è il ruolo della ricerca traslazionale nel collegare laboratorio e pratica clinica, e in che modo questo si traduce in benefici concreti per i pazienti?

≪La ricerca traslazionale rappresenta il vero ponte tra laboratorio e pratica clinica. Non è semplicemente trasferimento di conoscenze, ma un processo bidirezionale: ciò che osserviamo nei pazienti genera nuove ipotesi biologiche, e queste vengono validate in laboratorio per poi tornare al letto del paziente.

Nel nostro lavoro quotidiano questo si traduce, ad esempio, nello sviluppo di biomarcatori predittivi – come il DNA tumore circolante (ctDNA), i profili trascrittomici o le firme immunologiche – che ci permettono di selezionare meglio i pazienti e monitorare la risposta alle terapie in modo non invasivo. Un altro ambito cruciale è quello dei modelli preclinici avanzati, come gli organoidi tumorali, che consentono di testare farmaci su sistemi biologici sempre più simili al tumore del paziente. Il beneficio concreto è quello di ottenere trattamenti più appropriati, meno empirici, e una maggiore probabilità di successo terapeutico, riducendo esposizioni inutili a terapie inefficaci.≫


L’IRST IRCCS “Dino Amadori” rappresenta un modello integrato tra assistenza e ricerca: quali sono i punti di forza di questo approccio e cosa significa per un paziente essere seguito in un centro di questo tipo?

≪L’IRST rappresenta un modello particolarmente efficace perché integra in modo strutturale assistenza clinica, ricerca e formazione. Questo significa che il paziente non accede solo a cure standard di alto livello, ma entra in un sistema in cui la ricerca è parte integrante del percorso di cura. I protocolli di ricerca sperimentali sono sviluppati e gestiti all’interno dello stesso contesto in cui il paziente viene seguito. Un altro punto di forza è la multidisciplinarietà reale: oncologi, patologi, biologi molecolari, radiologi e data scientist lavorano insieme, permettendo decisioni più complete e personalizzate. Per il paziente, questo si traduce in accesso precoce all’innovazione, maggiore qualità delle decisioni cliniche e continuità tra diagnosi, trattamento e ricerca. Questo modello si estende in modo capillare sul territorio grazie alla stretta integrazione con l’AUSL della Romagna all’interno del Comprehensive Cancer Care and Research Network (CCCRN), garantendo equità di accesso e continuità assistenziale lungo tutto il percorso di cura.≫

Nel campo delle terapie oncologiche, quanto è importante oggi la personalizzazione dei trattamenti e quali strumenti permettono di definire la terapia più adatta a ciascun paziente?

≪La personalizzazione oggi è centrale e non riguarda più solo la biologia del tumore, ma l’intero profilo del paziente. Gli strumenti a disposizione sono molteplici: profilazione genomica e molecolare, biopsia liquida (ctDNA), biomarcatori immunologici, dati clinici ed epidemiologici e anche dati generati direttamente dal paziente (patient-reported outcomes). L’obiettivo è costruire una terapia “su misura”, che tenga conto non solo dell’efficacia attesa, ma anche della qualità di vita, delle comorbidità e delle preferenze del paziente. In prospettiva, l’integrazione di questi dati con l’intelligenza artificiale porterà a una medicina ancora più precisa e dinamica.≫

Guardando al futuro, quali sono le sfide ancora aperte in oncologia e quali prospettive ritiene più promettenti per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti?

≪Nonostante i grandi progressi, le sfide restano significative. Dobbiamo comprendere meglio e superare i meccanismi di resistenza ai trattamenti, che rappresentano ancora oggi il principale limite all’efficacia a lungo termine delle terapie.

Dobbiamo inoltre migliorare l’accesso equo all’innovazione: molte terapie avanzate sono disponibili, ma non sempre raggiungono tutti i pazienti in modo uniforme.

Diventa sempre più rilevante anche il ruolo della medicina preventiva, attraverso modelli clinico-molecolari di stratificazione del rischio che permettano di identificare precocemente i soggetti più vulnerabili e di intervenire in modo mirato. Accanto a questo, la prevenzione primaria e la promozione di corretti stili di vita restano strumenti fondamentali e spesso sottovalutati nella riduzione dell’incidenza dei tumori.

Non bisogna comunque dimenticare che il cancro, in molti casi, resta una patologia non guaribile. Per questo è essenziale che medici e infermieri sviluppino e mantengano una solida cultura della medicina palliativa, ponendo al centro la qualità di vita del paziente nelle fasi avanzate di malattia. Quando possibile, la gestione domiciliare, supportata dalla presenza di familiari assistenti (caregiver) e da reti assistenziali territoriali, rappresenta un elemento chiave di umanizzazione e appropriatezza delle cure.≫

L’oncologia del futuro è già realtà: una medicina sempre più personalizzata, capace di integrare ricerca, innovazione e cura. In questo percorso, il ruolo dei centri di eccellenza e degli istituti di ricerca come l’IRST è fondamentale per trasformare le scoperte scientifiche in opportunità concrete per i pazienti. La sfida resta aperta, ma i progressi degli ultimi anni indicano una direzione chiara: rendere le cure sempre più efficaci, mirate e accessibili.

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it

Prof. Musolino Antonino

Direttore del Dipartimento Oncologia ed Ematologia clinica e sperimentale

Direttore SC Oncologia Medica ad Indirizzo Senologico e Tumori Genitali Femminili (a direzione universitaria)

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