Le nuove frontiere del glaucoma: ricerca, chirurgia e approccio pediatrico 

Il glaucoma è una patologia oculare cronica e progressiva che rappresenta una delle principali cause di cecità irreversibile a livello mondiale. Spesso definito il «ladro silenzioso della vista», può svilupparsi senza sintomi evidenti per lunghi periodi, rendendo fondamentale la diagnosi precoce per preservare la funzione visiva.
Se il glaucoma dell’adulto è oggi ampiamente studiato, le forme pediatriche continuano a rappresentare una sfida clinica e chirurgica particolarmente complessa, sia per la difficoltà diagnostica sia per la necessità di trattamenti altamente specializzati.

In questo contesto, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica stanno aprendo nuove prospettive terapeutiche, migliorando le possibilità di controllo della malattia e la qualità di vita dei pazienti, anche in età precoce.
Per approfondire questi temi, abbiamo contattato il Professor Matteo Sacchi, Professore Associato di Oftalmologia presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Farmacia dell’Università degli Studi di Sassari e responsabile del Centro Glaucoma presso l’Unità Operativa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari.

La sua attività clinica e scientifica è focalizzata sul glaucoma, con particolare attenzione agli aspetti pediatrici e chirurgici, ambiti che richiedono competenze altamente specialistiche e un costante aggiornamento scientifico.
Il Professor Sacchi è autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali e partecipa a progetti di ricerca volti a migliorare la diagnosi precoce e l’efficacia delle strategie terapeutiche. 

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Il curriculum del prof. Sacchi si apre cliccando l’immagine.

Professor Sacchi, quali sono oggi le principali sfide nella diagnosi e nel trattamento del glaucoma, con particolare riferimento alle forme pediatriche?
«Pur essendo una condizione relativamente rara, esistono molte forme di glaucoma pediatrico. La più comune è la forma congenita, che si presenta alla nascita.
«Spesso sono i neonatologi a porre il dubbio diagnostico nei giorni successivi alla nascita. Nelle forme che insorgono nelle prime settimane di vita sono i genitori ad accorgersi che qualcosa non va negli occhi del loro bimbo. Troppo grandi, con un riflesso opaco.
«A volte non c’è miglior dottore dell’intuito materno. La sfida della diagnosi però resta all’oculista, che dovrà capire di che forma di glaucoma si tratti, congenito puro o associato ad altre anomalie oculari o sindromi.
«Una diagnosi corretta è fondamentale per impostate le cure più appropriate tempestivamente e curare una condizione che potrebbe se non trattata portare il bimbo alla cecità. Purtroppo si parla ancora troppo poco di glaucoma.
«Rispetto ad altre patologie, dove negli anni efficaci campagne di informazione hanno sensibilizzato la popolazione, penso al diabete, all’ipertensione arteriosa o al tumore al seno, sul glaucoma dobbiamo ancora fare molto.
«Pensiamo che il glaucoma è la prima causa di cecità irreversibile dell’adulto, ma è prevenibile e curabile. Ecco perché informazione e consapevolezza sono cruciali per un’efficace gestione della malattia, sia a livello di organizzazione sanitaria che clinico.»

In che modo la ricerca scientifica ha modificato negli ultimi anni l’approccio clinico al glaucoma e quali sono, a suo avviso, le innovazioni più rilevanti?

«Bisogna premettere che le forme pediatriche sono rare ed è difficile raccogliere dati robusti sulla gestione del glaucoma in età infantile.
«Noi siamo parte di un registro internazionale che ha lo scopo di condividere dati ed esperienze tra i centri di riferimento a livello mondiale.
«Anche in Italia i centri di riferimento sono in costante contatto per elaborare i dati e condividere le strategie. Oggi la tendenza del mondo della ricerca, soprattutto quando si parla di forme rare, è proprio quella di fare rete.
«Solo con la forza di un network ben orchestrato è possibile raccogliere dati di alta qualità e orientare le strategie terapeutiche.
«Oggi per esempio sappiamo che i farmaci che abbiamo a disposizione per la riduzione della pressione oculare sono sicuri, anche in pazienti molto piccoli, e abbiamo dati che ci supportano nell’utilizzo di alcune procedure chirurgiche meno invasive rispetto a quelle usate in passato.»

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Quale ruolo riveste oggi la chirurgia nel trattamento del glaucoma e quali tecniche rappresentano le frontiere più promettenti in questo ambito?

«La chirurgia è la strategia principale per il trattamento del glaucoma pediatrico. Mentre nei nostri pazienti adulti trattiamo per la maggior parte dei casi il glaucoma con farmaci (sotto forma di colliri), il bambino affetto da glaucoma dovrà essere molto probabilmente sottoposto a intervento chirurgico. La chirurgia oggi si avvale di tecnologie innovative.
«Abbiamo a disposizione micro sonde che consentono di visualizzare e riaprire le vie di deflusso malformate e valvole di nuova generazione per il drenaggio dell’umor acqueo.
«L’impianto di queste valvole dura circa un’ora e il dispositivo è fatto di un materiale biocompatibile che non deve essere sostituito e che dura per tutta la vita del paziente.
«Noi stiamo in finalizzando una raccolta dati sull’uso di un nuovo tipo di valvole per il trattamento del glaucoma pediatrico.
««Queste valvole hanno dimostrato un’efficacia simile alle valvole tradizionali ma con un miglior profilo di sicurezza, candidandosi come una strategia molto promettente per la cura del glaucoma dell’infanzia.»

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Quanto è importante la diagnosi precoce nel glaucoma pediatrico e quali segnali dovrebbero indurre genitori e pediatri a rivolgersi tempestivamente allo specialista
?
«La diagnosi precoce è fondamentale, sia nel glaucoma dell’adulto che nelle forme pediatriche.
«Mentre le forme dell’adulto sono asintomatiche e l’occhio non presenta anomalie visibili, l’occhio di un bambino affetto da glaucoma, soprattutto se congenito, presenta caratteristiche peculiari: un occhio di dimensioni maggiori, una colorazione più opaca, una lacrimazione abbondante, il segno dei blefarospasmo (la contrazione delle palpebre), un certo malessere del bambino.
«In presenza di questi segni i genitori e il pediatra dovrebbero subito rivolgersi a un oculista.»

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Guardando al futuro, quali sono le prospettive nella gestione del glaucoma e quali obiettivi si pone la ricerca nei prossimi anni?

«Se dovessi individuare le priorità nella gestione del glaucoma pediatrico, individuerei quattro punti. Potenziare lo scambio di dati e rendere facile la collaborazione tra centri, sia a livello nazionale che internazionale.
«Ottimizzare la chirurgia con tecniche chirurgiche sicure e che garantiscano un controllo pressorio a lungo termine. Potenziare la rete di centri per la riabilitazione di questi bambini che dopo l’intervento chirurgico necessitano di un training per il recupero visivo.
«Il quarto punto è un aspetto che mi sta molto a cuore. Curare il glaucoma non significa curare solo l’organo malato ma prendersi cura del paziente nella sua totalità, soprattutto tenendo conto degli aspetti psicologici. In questo contesto, uno dei prossimi obiettivi dovrebbe essere creare un percorso di supporto psicologico, che possa fornire al piccolo paziente gli strumenti per convivere e gestire questa la sua condizione e affrontare i possibili momenti critici tipici di una malattia cronica come il glaucoma, che anche nella sua forma infantile richiede un continuo monitoraggio e cure.
«Infine potenziare l’informazione e l’educazione: informazione nei confronti della popolazione, per spiegare cos’è il glaucoma e come si può diagnosticare precocemente; e l’educazione alla malattia, ovvero insegnare al paziente affetto da questa condizione cronica come affrontarla al meglio, affrontando i temi dell’aderenza alla terapia, l’aderenza ai controlli periodici e il ruolo del caregiver.»

 Conclusioni  
Il glaucoma resta una patologia complessa, che richiede un approccio multidisciplinare e un costante dialogo tra ricerca, clinica e innovazione chirurgica.
Le nuove frontiere della ricerca scientifica, unite allo sviluppo di tecniche sempre più mirate, stanno offrendo oggi nuove opportunità di trattamento e di controllo della malattia, anche nei pazienti più giovani.
L’intervista al Professor Matteo Sacchi contribuisce a fare chiarezza su un tema di grande rilevanza sanitaria, sottolineando l’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e dell’aggiornamento scientifico continuo come strumenti fondamentali per tutelare la salute visiva.


Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it 
Prof. Matteo Sacchi – Professore Associato di Oftalmologia
Responsabile Centro Glaucoma

UOC di Oftalmologia, Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari
Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Farmacologia
Viale San Pietro 43, 07100 Sassari
World Society of Paediatric Ophthalmology and Strabismus Section Leader
Italian Glaucoma Society Scientific Committee Member and Regional Referee
European School for Advanced Studies in Ophthalmology (ESASO) Faculty Member

https://mcf.uniss.it/it/Sacchi
https://www.mcf.uniss.it/it/notizie/chirurgia-del-glaucoma-congenito-presso-la-clinica-oculistica-delluniversita-di-sassari

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