A 1.850 metri, ai piedi delle Pale di San Martino, natura, pascoli e vita di malga raccontano un modo più lento e autentico di vivere la montagna.

Siamo nel Primiero, nel Trentino orientale, all’interno del Parco Naturale Paneveggio – Pale di San Martino.

Qui, nei pressi di Passo Rolle, il valico alpino che collega San Martino di Castrozza e la valle di Primiero con la Val di Fiemme, si trova Malga Juribello, immersa nei pascoli e incorniciata dallo spettacolare scenario delle Dolomiti.

Ci sono giornate d’estate in cui si sale in quota cercando refrigerio.

Si parte lasciandosi alle spalle il caldo della valle, immaginando che quassù l’aria diventi improvvisamente fresca e leggera.

Ma questa estate anomala sembra avere confuso persino le regole della montagna: il caldo riesce a seguirci fin quasi a duemila metri.

Eppure basta iniziare a camminare per accorgersi che qualcosa cambia comunque.

Non è soltanto una questione di temperatura. Cambiano i rumori, gli odori, lo spazio intorno a noi. Cambia, soprattutto, il nostro passo.

Una passeggiata nel verde

Malga Juribello si raggiunge a piedi, con una passeggiata semplice di circa mezz’ora/quaranta minuti, a seconda del punto di partenza e del proprio passo.

È possibile arrivare sia dal versante di Passo Rolle sia dalla Val Venegia, attraversando un paesaggio che invita fin dall’inizio a rallentare.

Il percorso non presenta particolari difficoltà e accompagna gradualmente verso spazi sempre più aperti. Non c’è bisogno di correre. Anzi, sarebbe un peccato farlo.

Una delle sensazioni più belle è proprio quella dello spazio.

Anche quando le presenze sono numerose, le persone si distribuiscono tra sentieri e prati e la montagna riesce quasi ad assorbirle.

Non si percepisce la concentrazione tipica delle mete turistiche affollate: il territorio è ampio, offre numerose possibilità per camminare e permette a ciascuno di trovare il proprio angolo di natura.

Poi il paesaggio si apre.

Prati. Vallate. Pascoli.

E, alzando lo sguardo, le montagne.

Le Pale di San Martino dominano l’orizzonte.

Poco distante, verso Passo Rolle, si riconosce il Monte Castellazzo, sulla cui cima si trova la statua del Cristo Pensante delle Dolomiti, divenuta uno dei simboli di questo territorio.

È uno di quei momenti in cui lo sguardo non sa bene dove fermarsi.

Un quadro dipinto a mano che continua oltre ogni cornice.

Il silenzio che non è silenzio

Nei prati pascolano le mucche, separate dai sentieri da recinzioni elettrificate.

Ci si ferma, inevitabilmente, a guardarle.

Perché il silenzio della montagna non è mai veramente silenzio. È fatto del suono irregolare dei campanacci, dell’acqua che scorre dalla fontana, del vento che attraversa l’erba e di qualche voce che arriva da lontano.

Sono suoni semplici che, messi insieme, compongono qualcosa che nelle città abbiamo quasi dimenticato: il rumore della vita che procede senza fretta.

E poi ci sono i colori. Il verde cambia continuamente tonalità, la luce disegna i prati e le montagne modificano il proprio volto con il passare delle ore.

La tentazione è fotografare tutto.

Ma forse, almeno per qualche minuto, vale la pena mettere via il telefono e limitarsi a guardare.

Non soltanto una malga: un luogo di lavoro e formazione

Dietro questo paesaggio da cartolina c’è però un mondo concreto fatto di lavoro, allevamento e conoscenza.

Malga Juribello è infatti una malga sperimentale di proprietà della Provincia autonoma di Trento e gestita dalla Federazione Provinciale Allevatori.

Durante la stagione estiva ospita circa 150 vacche da latte, oltre ad altri animali.

La sua particolarità è anche la funzione formativa: vengono organizzati stage per studenti e attività rivolte ai bambini, comprese dimostrazioni di caseificazione.

Un modo per avvicinare le nuove generazioni all’allevamento e far comprendere che dietro un bicchiere di latte o un pezzo di formaggio esistono animali, persone, conoscenze e lavoro quotidiano.

La malga, aperta indicativamente da giugno a settembre, offre anche ristoro e ospitalità.

Ci si può fermare all’interno oppure mangiare all’aperto, assaggiando piatti della tradizione e prodotti del territorio.

Nello spaccio è inoltre possibile fare acquisti direttamente in malga.

 

Un dettaglio apparentemente piccolo ci ha colpito positivamente: sui prodotti a latte crudo sono ben visibili le avvertenze per le categorie più vulnerabili.

Un segnale di attenzione e trasparenza verso il consumatore.

La sensazione generale è quella di un luogo molto curato e organizzato.

Persino nella stalla sorprende la pulizia: il caratteristico odore che normalmente associamo a questi ambienti è appena percepibile.

Alle 16.30 le mucche tornano a casa

Poi arriva uno dei momenti più affascinanti della giornata.

Intorno alle 16.30, puntuali a un appuntamento che sembra non avere bisogno di orologi, le mucche rientrano dal pascolo.

Arrivano ordinate, quasi in fila indiana. Guardandole, si direbbe che ognuna conosca perfettamente la strada e sappia già dove dirigersi.

È una piccola processione quotidiana.

Poi comincia la mungitura.

Osservarla significa scoprire quanto lavoro si nasconda dietro gesti che da lontano paiono semplici. Ci sono procedure, attenzione, pulizia, strumenti preparati e disinfettati, animali da conoscere e rispettare.

Sono ritmi che non dipendono dall’orologio del turista.

Le mucche trascorrono l’estate al pascolo e, guardandole in mezzo a questi prati, viene spontaneo sorridere pensando che anche loro siano, in qualche modo, in villeggiatura.

Quelle mani giovanissime che si prendono cura della montagna

E proprio nella stalla emerge forse uno degli aspetti più sorprendenti di Malga Juribello.

A colpire è la presenza di molti giovani, soprattutto ragazze, al lavoro nelle diverse attività della malga. Si muovono tra gli animali, la stalla e la mungitura con sicurezza e naturalezza.

Sappiamo che la Malga svolge anche una funzione formativa e ospita stage per studenti.

Non possiamo sapere se i giovani incontrati fossero studenti, lavoratori stagionali o personale della struttura. Ma vederli all’opera suggerisce qualcosa di importante: la montagna non è soltanto memoria di un mondo antico. Può essere lavoro e futuro.

Che cosa significa, oggi, per un ragazzo o una ragazza scegliere di trascorrere una parte della propria vita quassù?

Significa certamente fatica. Sveglie, orari dettati dagli animali, responsabilità e un lavoro che non conosce molte scorciatoie. Ma significa anche imparare un rapporto diretto con la terra, con gli animali e con i ritmi naturali.

Forse è proprio questa una delle immagini più belle che portiamo via da Juribello: un sapere antico che passa attraverso mani giovanissime.

Prendersi cura di un animale. Pulire una stalla. Mungere. Produrre un alimento. Rispettare un pascolo.

Gesti concreti che raccontano la sostenibilità molto più di tante parole.

E forse, in un mondo che sembra consumarsi sempre più velocemente, vedere dei giovani scegliere di impararli lascia spazio a una piccola, ostinata forma di speranza.

Andare in montagna senza consumarla

Ed è probabilmente questa la lezione più importante di una giornata a Malga Juribello.

Possiamo ancora frequentare luoghi straordinari senza pretendere che si adattino sempre alle nostre esigenze.

Possiamo camminare invece di pretendere di arrivare ovunque con l’automobile.

Acquistare un prodotto del territorio sapendo da dove arriva.

Osservare gli animali senza disturbarli. Rimanere sui percorsi indicati, rispettare recinzioni e pascoli, riportare a valle ciò che abbiamo portato con noi.

E lasciare alla montagna soltanto le nostre impronte.

Sono gesti minuscoli. Moltiplicati per migliaia di visitatori, però, diventano enormi.

Malga Juribello offre sentieri e numerose possibilità di passeggiate nella natura e può essere il punto di partenza, una tappa o semplicemente la destinazione di una giornata da trascorrere lentamente.

Perché forse non abbiamo sempre bisogno di raggiungere una vetta.

A volte basta un prato.

Il suono lontano di un campanaccio.

L’acqua fresca di una fontana.

Osservare una famiglia di cavalli al pascolo, mentre la luce del pomeriggio scivola sulle Pale di San Martino.

E, per qualche ora, la sensazione che il mondo, nonostante tutto, sappia ancora andare alla velocità giusta.

Nadia Clementi –  n.clementi@ladigetto.it

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