Intervista al Prof. Matteo Bassetti Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova.

Il botulino è una tossina estremamente potente prodotta dal batterio Clostridium botulinum.
Può svilupparsi in alimenti conservati in modo scorretto, soprattutto quando vengono preparati in casa senza adeguate precauzioni igieniche.
Si tratta di una delle sostanze più velenose conosciute: quantità minime sono sufficienti a causare una paralisi muscolare grave che, se non trattata tempestivamente, può risultare fatale.
Di recente, in Italia si sono verificati due focolai di botulismo che hanno destato grande preoccupazione. In Calabria, due decessi sono stati collegati al consumo di un panino con broccoli e salsiccia; in Sardegna, invece, il contagio è stato associato a un avocado contaminato, probabilmente utilizzato per preparare una salsa guacamole.
Episodi che, nel 2025, non dovrebbero più accadere grazie anche alle conoscenze scientifiche e alle terapie oggi disponibili.
Eppure continuano a verificarsi casi gravi, spesso legati a superficialità nella preparazione e conservazione degli alimenti e a una scarsa consapevolezza dei rischi.
Per approfondire le cause e capire come difendersi, abbiamo intervistato il Prof. Matteo Bassetti, uno degli infettivologi più autorevoli in Italia e Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova.
Conosciuto anche per la sua intensa attività di ricerca e divulgazione, Bassetti si dedica da anni alla lotta contro le infezioni e alla promozione di una corretta prevenzione.

Professore, lei lo ha detto chiaramente: «Non si può morire di botulino nel 2025». Come è possibile che ancora oggi si verifichino decessi evitabili?
«L’Italia, stando ai dati, è il primo Paese europeo per numero di casi di botulismo. Questo apre una riflessione importante: perché nel nostro Paese si registrano così tanti episodi? Probabilmente la causa è legata a una tradizione molto diffusa di preparazione casalinga delle conserve, con ricette tramandate di generazione in generazione. A mio avviso, sarebbe necessario tornare a fare informazione proprio su questo aspetto.
«Per la corretta preparazione delle conserve domestiche è fondamentale rispettare alcune regole, come utilizzare la giusta quantità di zucchero nelle marmellate, pulire accuratamente gli alimenti che si vogliono conservare – ad esempio funghi e verdure prima di metterli sott’olio – e, in generale, verificare la sicurezza degli ingredienti impiegati.
«Accanto al tema della preparazione c’è poi quello della conservazione. I casi di quest’estate – sia in Calabria che in Sardegna – sono infatti riconducibili più alla conservazione e alla distribuzione dei cibi. In Calabria, si ipotizza che il contagio sia stato provocato dall’utilizzo dello stesso cucchiaio in più vasetti; in Sardegna, invece, la causa più probabile è stata una salsa guacamole, conservata in modo inadeguato.
«In sintesi, servono più informazione e formazione, sia sulla preparazione sia sulla conservazione degli alimenti.»
Quali sono gli alimenti più a rischio e come si può riconoscere un cibo potenzialmente contaminato?
«Gli alimenti più a rischio sono, come già accennato, soprattutto le conserve casalinghe: sott’oli (tonno, carne, funghi, cime di rapa, olive), ma anche alcune marmellate se non preparate con una quantità adeguata di zucchero.
«Riconoscere un cibo contaminato non è semplice, perché spesso le caratteristiche organolettiche non subiscono alterazioni. In alcuni casi si può percepire un sapore amaro o un odore sgradevole, simile a quello dell’uovo marcio.
«Tuttavia, è importante ricordare che la tossina botulinica – il veleno più potente esistente in natura – è inodore, incolore e insapore. Questo significa che molto spesso non ci si accorge di nulla.»
Se qualcuno consuma un alimento sospetto, quali sono i primi sintomi da riconoscere e qual è il comportamento da adottare immediatamente?
«I sintomi principali sono quelli tipici di una neurotossina. La tossina botulinica agisce sul sistema nervoso e può manifestarsi con diplopia (vedere doppio), ptosi palpebrale (palpebra che cade), vista offuscata, talvolta accompagnate da dolori addominali, nausea, diarrea o altri disturbi gastrointestinali.
«In presenza di questi sintomi è fondamentale recarsi immediatamente in ospedale, dove può essere somministrata l’antitossina specifica, in grado di salvare la vita. Prima si arriva in ospedale, maggiori sono le probabilità di guarigione.
«Di solito i sintomi compaiono con una rapidità proporzionale alla quantità di tossina ingerita: più elevata è la dose, più rapida sarà la comparsa delle manifestazioni cliniche.»
Quali consigli pratici si sente di dare ai cittadini per proteggersi dal botulino e da altre infezioni alimentari?
«Il primo consiglio è prestare molta attenzione alle conserve casalinghe. In generale, è sempre preferibile acquistare prodotti industriali, che sono sottoposti a rigorosi controlli di sicurezza.
«Ritengo inoltre fondamentale che in Italia vengano promosse campagne di sensibilizzazione capillari, veicolate attraverso televisione, giornali e social network, affinché tutti i cittadini possano conoscere i rischi legati al botulino e sapere come evitarli.
«Solo così sarà possibile ridurre davvero il numero dei casi e scongiurare decessi che, nel 2025, non dovrebbero più verificarsi.»
Le parole del professor Bassetti suonano come un monito chiaro: nel 2025 non si può più morire di botulino.
Eppure, la superficialità nella preparazione e conservazione degli alimenti continua a mietere vittime, soprattutto dove manca un’adeguata educazione sanitaria.
La prevenzione, dunque, passa non solo dalla responsabilità individuale in cucina, ma anche da una maggiore informazione collettiva. Perché contro il botulino, il rimedio più efficace resta la conoscenza.
Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Prof. Matteo Bassetti
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