Il parere del Dottor Mirko Poli, dirigente medico dell’Unità di Traumatologia e Ortopedia presso l’Ospedale Metropolitano Niguarda e la Casa di Cura San Camillo (MI)

Con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 in pieno svolgimento, lo sguardo del mondo è puntato sugli atleti e sulle loro performance straordinarie. Ogni gara racconta talento, sacrificio e determinazione, ma dietro ogni medaglia c’è anche un lavoro silenzioso e fondamentale: preparazione fisica, prevenzione degli infortuni e gestione clinica attenta. Solo attraverso l’integrazione tra allenamento, controllo medico e innovazione chirurgica è possibile garantire prestazioni di alto livello, tutelando allo stesso tempo la salute e la carriera degli sportivi. Per approfondire questi temi abbiamo intervistato il Dott. Mirko Poli, dirigente medico dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia presso l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e la Casa di Cura San Camillo di Milano. Specializzato in traumatologia dello Sport il dott. Poli è un punto di riferimento per numerose società sportive professionistiche, tra cui AGIL (Igor Volley) e VeroVolley Monza, seguendo gli atleti nella prevenzione degli infortuni, nel recupero post-traumatico e nell’applicazione delle più moderne tecniche di chirurgia ortopedica e ricostruttiva. La sua esperienza aiuta a comprendere come scienza medica e preparazione atletica si intreccino per garantire prestazioni sicure e durature, soprattutto in discipline ad alto impatto come sci, pattinaggio e hockey su ghiaccio.  

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Dottor Poli, con uno sguardo alle Olimpiadi in corso, quali strategie di prevenzione consiglia agli atleti professionisti, soprattutto in discipline ad alto impatto come sci, pattinaggio e hockey su ghiaccio?

«Oggi la prevenzione si fonda innanzitutto su un lavoro altamente personalizzato, affidato a preparatori atletici specializzati e fisioterapisti. Ogni atleta viene valutato in modo approfondito: forza muscolare, mobilità articolare e, soprattutto, eventuali infortuni pregressi che possono incidere significativamente sulla programmazione dell’allenamento. Discipline come sci, pattinaggio e hockey su ghiaccio richiedono una preparazione ancora più mirata: si tratta di sport altamente tecnici, caratterizzati da velocità elevate, rischio di cadute e frequenti traumi da contatto.
«Nello sci, ad esempio, il lavoro principale è mirato alla stabilità di ginocchio e caviglia, al controllo del tronco e al potenziamento della muscolatura degli arti inferiori, perché le torsioni improvvise e le sollecitazioni ad alta velocità rappresentano una delle principali cause di lesione del legamento crociato anteriore. Un caso emblematico è quello di Lindsey Vonn, campionessa statunitense di sci alpino, che nel corso della sua carriera ha dovuto affrontare gravi infortuni al ginocchio, tra cui la rottura del legamento crociato, con lunghi periodi di riabilitazione e un percorso complesso di recupero prima del ritorno alle competizioni.
«Nel pattinaggio si lavora molto su equilibrio, coordinazione e controllo dei movimenti, visto che l’atleta è sempre su una superficie instabile e ad alta velocità.
«Nell’hockey, oltre alla preparazione fisica, è fondamentale anche la prevenzione dei traumi da contatto, quindi rinforzo del core, del collo e delle spalle, oltre all’uso corretto delle protezioni. In tutti questi sport, poi, è fondamentale la preparazione fuori pista: palestra, lavoro propriocettivo, prevenzione degli squilibri muscolari e analisi del gesto tecnico.»

In caso di traumi come lesioni ai legamenti o fratture articolari, quali sono oggi le pratiche cliniche più efficaci per un recupero sicuro e veloce, senza compromettere la carriera dell’atleta?

«Oggi l’approccio è molto più mirato rispetto al passato. Il primo passo è una diagnosi rapida e accurata, supportata da esami strumentali adeguati e da un’attenta valutazione clinica: è da lì che prende avvio l’intero percorso terapeutico. Quando è necessario l’intervento chirurgico, si ricorre a tecniche sempre meno invasive e sempre più rispettose dei tessuti, favorendo tempi di recupero più rapidi.
«Fondamentale è poi la riabilitazione, che deve iniziare precocemente, essere progressiva e calibrata sulle caratteristiche dell’atleta. Non esistono protocolli standard validi per tutti: si procede per gradi, lavorando su mobilità, forza, controllo del movimento e, successivamente, sul gesto sportivo specifico. L’obiettivo non è soltanto tornare in gara nel minor tempo possibile, ma rientrare in sicurezza, tutelando la continuità e la longevità della carriera. La fretta di tornare in pista può esporre a ulteriori infortuni, una dinamica che ha segnato anche la carriera della campionessa Lindsey Vonn.»

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Negli ultimi anni la chirurgia protesica e ricostruttiva ha introdotto importanti innovazioni. Quali sono le più significative e come stanno cambiando il trattamento delle lesioni complesse negli sportivi?

«Negli ultimi anni la chirurgia protesica e ricostruttiva ha fatto enormi passi avanti, soprattutto grazie al miglioramento delle tecniche mini-invasive, dei materiali e della personalizzazione degli impianti.
«Oggi disponiamo di protesi e sistemi di ricostruzione sempre più anatomici, progettati sulle caratteristiche del singolo paziente. Inoltre, sta prendendo sempre più piede la chirurgia robotica, utilizzata principalmente per impianti di protesi di ginocchio e di anca. In ambito sportivo, questo permette interventi più precisi, con minore trauma sui tessuti e tempi di recupero più rapidi.
«Si è inoltre diffuso l’uso di tecniche biologiche, come i concentrati piastrinici e i biomateriali, che favoriscono la guarigione. Nelle lesioni complesse si tende sempre più a preservare le strutture native, combinando stabilizzazione, ricostruzione e trattamento dei tessuti molli. «L’obiettivo non è solo riparare il danno, ma riportare l’atleta al suo livello di performance in modo sicuro e duraturo.»

Come la traumatologia dello sport supporta gli atleti durante allenamenti e competizioni, garantendo stabilità articolare e mobilità necessarie per le prestazioni olimpiche?

«La traumatologia dello sport oggi lavora in modo sempre più integrato con preparatori, fisioterapisti e staff medico per seguire l’atleta in tutte le fasi della stagione.
«Durante allenamenti e competizioni, l’obiettivo principale è prevenire gli infortuni attraverso programmi personalizzati di rinforzo, controllo neuromuscolare e monitoraggio dei carichi di lavoro. In caso di trauma, l’intervento è rapido e mirato, per ridurre al minimo i tempi di stop e limitare le conseguenze sulla performance. «Allo stesso tempo si lavora sulla mobilità, sulla propriocezione e sulla qualità del gesto atletico, elementi fondamentali per competere ad alto livello. L’obiettivo finale è garantire all’atleta sicurezza e longevità sportiva.»
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Quali raccomandazioni darebbe agli sportivi amatoriali per prevenire infortuni comuni e mantenere le articolazioni sane nel lungo periodo?

«Agli sportivi amatoriali consiglio innanzitutto di allenarsi in modo graduale e programmato, evitando aumenti bruschi di carico o di intensità di lavoro. È fondamentale dedicare tempo al riscaldamento, alla mobilità articolare e allo stretching, per preparare muscoli e tendini allo sforzo.
«È anche importante lasciare “riposare” il muscolo dopo uno sforzo. Un buon lavoro di rinforzo muscolare, soprattutto su core e stabilizzatori, aiuta a proteggere le articolazioni. Bisogna inoltre ascoltare i segnali del corpo: dolore persistente, rigidità o cali di performance non vanno ignorati. Curare la tecnica, l’attrezzatura e le calzature riduce molti rischi evitabili. Infine, sottoporsi a controlli periodici permette di praticare sport in sicurezza e nel lungo periodo.»

Per concludere, secondo Lei quanto il carattere e la determinazione di Federica Brignone hanno inciso sul percorso di recupero dopo il suo infortunio e, di conseguenza, sulla sua prestazione olimpica?

«L’infortunio occorso a Federica Brignone nell’aprile 2025 ha comportato una lesione osteo-articolare e legamentosa complessa del ginocchio sinistro. Le moderne tecniche chirurgiche hanno consentito di riparare il danno subito, garantendo una stabilità primaria che le ha permesso di iniziare fin da subito il percorso riabilitativo.
«Un percorso segnato da incertezze sul futuro agonistico, impegno quotidiano e dolore.
«La stretta collaborazione tra il team chirurgico e quello fisioterapico ha condotto a un risultato finale impensabile fino a qualche anno fa. Nulla, però, sarebbe stato possibile senza la determinazione, la costanza e il sacrificio quotidiano di Federica.
«Un atleta non è minimamente paragonabile a una persona “comune”: dispone di potenzialità intrinseche e di capacità costruite attraverso anni di preparazione e di allenamento del gesto sportivo. La tigre che campeggia sul suo casco non è un simbolo scelto a caso: è l’espressione della sua indole e della forza che vive dentro di lei.» 

 
Le Olimpiadi mostrano la forza e il talento degli atleti, ma ci ricordano soprattutto che rispettare il proprio corpo e prevenire gli infortuni è la chiave per una carriera lunga, sicura e sostenibile nello sport.

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Dott. Mirko Poli

ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda
Piazza Ospedale Maggiore, 3 – 20162 Milano
www.ospedaleniguarda.it
https://www.sancamillomilano.com/medici/poli-mirko/
https://www.youtube.com/watch?v=yNYufPIY_ro
https://www.youtube.com/watch?v=MuBjxTvupUo

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