L’impegno del dottor Paolo Ronchi nella lotta ai tumori del cavo orale, della laringe e dell’orofaringe.

I tumori della testa e del collo rappresentano tutte le neoplasie che si originano in questa regione, ad eccezione di occhi, cervello ed esofago.
La maggior parte nasce dalle cellule di rivestimento (mucose) di bocca, naso e gola. Sono il settimo tumore più comune in Europa, circa la metà dei casi dei tumori del polmone, ma due volte più frequenti rispetto al carcinoma del collo dell’utero.
Secondo stime aggiornate, ogni anno si registrano oltre 150.000 nuovi casi: il dato equivale a due volte la capienza dello Stadio Olimpico di Londra. In Italia si contano circa 10.000 nuovi casi annuali, e il 75% colpisce maschi, manifestandosi generalmente dopo i 40 anni, con un picco intorno ai 60-64. Un quarto delle diagnosi (24%) si osserva oltre i 70 anni.
Nonostante la loro gravità e crescente incidenza, la consapevolezza resta bassa e ciò incide negativamente sugli esiti: il 60% dei pazienti riceve la diagnosi in fase localmente avanzata, tra questi il 60% muore entro 5 anni. Se invece il tumore viene diagnosticato precocemente, la sopravvivenza a 5 anni raggiunge l’80-90%
Le sedi più frequentemente interessate sono:
• il cavo orale (circa 5.000 casi/anno),
• la laringe (3.000 casi/anno: 2.800 uomini e 500 donne),
• l’orofaringe (1.800 casi/anno).

In questa intervista al dott. Paolo Ronchi ci soffermiamo in particolare su tumori del cavo orale, della laringe e dell’orofaringe, localizzazioni accomunate da sintomi inizialmente poco vistosi e spesso sottovalutati, ma in cui un riconoscimento tempestivo può garantire terapie più efficaci e un netto miglioramento della qualità di vita del paziente.

Chi è il dott. Paolo Ronchi.
Il dott. Ronchi, laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1973, si è specializzato in Chirurgia Maxillo-Facciale con il massimo dei voti presso l’Università di Verona. Dal 1979 all’86 è stato consulente responsabile per la chirurgia maxillo-facciale presso l’ospedale S. Anna di Como. Dal 1986 ha diretto i reparti di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale dello stesso ospedale, dove nel gennaio 2015 ha fondato l’Associazione «Tra Capo e Collo» che presiede tuttora. Ronchi ha anche una lunga esperienza accademica come professore a contratto presso le Università di Milano, Milano Bicocca e Insubria di Varese e ha conseguito il diploma dell’European Board of Oro-Maxillo-Facial Surgery (1996). È stato Presidente Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Maxillo-Facciale (2009-2011). Ha all’attivo oltre 8.000 interventi chirurgici e numerose pubblicazioni scientifiche, inclusi volumi di riferimento in ambito ortodontico-chirurgico.

L’Associazione «Tra capo e collo.
Fondata nel 2015 all’Ospedale S. Anna di Como, l’associazione «Tra Capo e Collo» nasce come evoluzione di un gruppo multidisciplinare (medici, chirurghi, psicologi, fisioterapisti, operatori sanitari) dedicato ai tumori testa-collo. L’associazione si impegna a supportare i pazienti nel percorso terapeutico, in campagne di informazione, prevenzione e screening, promuovendo anche la ricerca nel settore, e offrendo – in casi selezionati – aiuti concreti anche sul piano psicologico e sociale. Ogni anno l’associazione partecipa ad eventi di prevenzione come l’Oral Cancer Day in collaborazione con l’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) e la Make Sense Campaign con AIOCC, (Associazione Italiana Oncologia Cervico Cefalica) diffondendo materiali informativi ai medici e ai cittadini. È anche attivo un progetto di supporto psicologico specialistico e sono pubblicate risorse come «Teneramente buono», ricettario specifico per chi ha difficoltà di masticazione a causa degli effetti dei tumori o dei trattamenti.

Dottor Ronchi, cosa si intende esattamente con l’espressione «tumori della testa e del collo» e perché è così importante parlarne di più?
«Per tumori della testa e del collo si intendono le neoplasie che insorgono in questo distretto anatomico, ad eccezione di cervello, occhi ed esofago. Questa è la definizione accettata dalle due maggiori Società Scientifiche italiane di riferimento: l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e l’AIOCC (Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica).
«La maggior parte di questi tumori origina dalle mucose di rivestimento delle alte vie aeree e digestive, come bocca, naso, faringe e laringe. Inoltre, in questo gruppo piuttosto eterogeneo, vengono comprese anche le neoplasie cutanee del distretto testa-collo e i cosiddetti tumori rari della testa e del collo, quali quelli delle ghiandole salivari, dei seni paranasali e del rinofaringe.
«È molto importante parlare di queste neoplasie perché sono poco conosciute dalla popolazione e vi è, in generale, una scarsa consapevolezza sia riguardo la prevenzione e la diagnosi precoce, sia riguardo le diverse possibilità terapeutiche.
«Se intercettati e diagnosticati precocemente, un’alta percentuale di questi tumori può guarire completamente: per guarigione si intende, classicamente, una sopravvivenza libera da malattia di almeno cinque anni. Purtroppo, ciò non avviene spesso, perché molti pazienti si presentano all’osservazione già in una fase piuttosto avanzata della malattia.»

I tumori del cavo orale rappresentano circa la metà dei tumori testa-collo: quali sono i sintomi iniziali a cui prestare attenzione e quanto conta la diagnosi precoce?
«Innanzitutto, definiamo cosa si intende per cavo orale: è la parte della bocca situata anteriormente alle tonsille e comprende i due terzi anteriori della lingua, la mucosa delle guance, le gengive, il pavimento orale, il palato duro, l’area dei denti del giudizio (trigono retromolare) e la parte rosea delle labbra, detta vermiglio.
«Spesso questi tumori si sviluppano in aree colpite da lesioni potenzialmente maligne del cavo orale: tra queste vi sono le leucoplachie piane o verrucose (aree biancastre che non scompaiono allo spatolamento), le eritroplasie (aree rossastre striate o maculate), il lichen planus (malattia anche dermatologica, probabilmente di origine autoimmune, che si manifesta con striature o aree biancastre), e infine le ulcere traumatiche o da decubito (causate da traumi masticatori ripetuti o da protesi dentarie incongrue).
«Le sedi più frequentemente colpite sono la lingua, in particolare le parti laterali, il pavimento orale e le labbra. I sintomi iniziali a cui prestare particolare attenzione sono la comparsa improvvisa di aree rossastre o biancastre, la modificazione di una lesione biancastra preesistente, oppure la presenza di una piccola ferita o ulcera che non guarisce spontaneamente.
«Se questo sintomo persiste per tre settimane, è fondamentale rivolgersi subito a uno specialista, nello specifico al patologo orale o al chirurgo maxillo-facciale. Particolare attenzione va rivolta anche al vermiglio delle labbra, soprattutto nelle persone anziane o nei soggetti esposti alle radiazioni solari (raggi ultravioletti o infrarossi).
«La diagnosi precoce è fondamentale ed è la chiave di volta per ottenere una guarigione completa. La terapia di elezione è la chirurgia e, tanto più la diagnosi è tempestiva e la neoplasia di piccole dimensioni, tanto più l’intervento sarà risolutivo e, soprattutto, meno invasivo.
«Inoltre, il cavo orale è facilmente auto-ispezionabile allo specchio, almeno in buona parte, e sarebbe opportuno promuovere maggiormente questa semplice metodica, un po’ come avviene con l’autopalpazione per il tumore della mammella. Per le aree meno facilmente visibili è comunque raccomandata una visita di controllo dal proprio odontoiatra almeno ogni sei mesi.»

Entrando nello specifico, quali sono i sintomi da non trascurare per un tumore della laringe e per un tumore dell’orofaringe?
«Anzitutto definiamo cosa sono la laringe e l’orofaringe: la laringe è il complesso organo della voce, grazie alla presenza delle corde vocali, situato nel collo immediatamente al di sopra della trachea e costituisce la parte più bassa delle vie aeree superiori.
«L’orofaringe, invece, è la parte della bocca situata posteriormente alle tonsille e comprende, oltre a queste, i pilastri palatini anteriori e posteriori, la parte posteriore della lingua, il palato molle e l’ugola. In pratica, è ciò che comunemente chiamiamo gola.
«Per quanto riguarda i tumori della laringe, i sintomi premonitori più significativi sono: abbassamento di voce immotivato e persistente, dolore irradiato all’orecchio e difficoltà nella deglutizione. Per l’orofaringe, invece, i sintomi da non trascurare sono: faringodinia (il classico mal di gola, spesso sottovalutato dal paziente), difficoltà a deglutire, presenza di sangue in bocca o tracce ematiche sul cuscino al mattino. In alcuni casi, il primo segno può essere l’ingrossamento di uno o più linfonodi del collo.
«La presenza di uno di questi sintomi per almeno tre settimane deve allertare sia il paziente sia il medico curante, rendendo necessario il ricorso immediato allo specialista, solitamente l’otorinolaringoiatra.
«Purtroppo, però, questi segnali vengono spesso trascurati: le sedi di insorgenza non sono facilmente ispezionabili e i pazienti arrivano all’osservazione specialistica in fase già avanzata, con conseguente peggioramento delle possibilità di guarigione e della prognosi.»

Quanto incidono fattori di rischio come fumo, alcol, scarsa igiene orale e HPV nello sviluppo di questi tumori?
«Per i tumori del cavo orale, fumo ed alcol sono fattori di rischio elevatissimi, e l’insieme di fumo ed alcol non è una semplice sommatoria, ma diventa addirittura esponenziale.
«Per fumo intendo non solo le sigarette, ma anche la pipa e i sigari. Inoltre altri fattori di rischio sono la cattiva igiene orale, la presenza di denti cariati, rotti e non curati, protesi dentali incongrue, scarso consumo di frutta e verdura. Quindi anche l’alimentazione è importante.
«Per la laringe il fumo è veramente e drammaticamente il fattore di rischio principale: si stima che in assenza di esso l’incidenza di questi tumori si ridurrebbe di oltre il 90 % E non è da trascurare l’importanza del fumo passivo.
«Vorrei aggiungere qualcosa anche sulle sigarette elettroniche. Non esistono studi certi, a lungo termine, scientificamente attendibili, sul fatto che siano innocue. Inoltre, alcune parti di queste (atomizzatore, batteria) possono produrre sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene (formaldeide, acetaldeide e forse anche benzopirene).
«Anche per quanto riguarda l’orofaringe, i fattori di rischio sono rappresentati dall’uso e dall’abuso di fumo ed alcol. Inoltre, in una percentuale di circa il 30 %, la causa scatenante è il virus del papilloma umano, Human Papilloma Virus (HPV).
«Le infezioni da HPV sono abbastanza diffuse nella popolazione e sono trasmesse per via sessuale o per via indiretta, attraverso la bocca.
«La maggior parte di queste infezioni sono asintomatiche e guariscono spontaneamente, in rari casi possono evolvere verso lesioni verrucose o tumorali, proprio a livello dell’orofaringe.
«È importare individuare, mediante esami istologici specifici, questi casi, in quanto hanno una prognosi decisamente migliore e possono essere trattati anche con la sola radioterapia.»

Oggi si parla molto di prevenzione: quali strumenti concreti – dai controlli periodici alla vaccinazione anti-HPV – possono davvero fare la differenza?
«La prevenzione, così come la diagnosi precoce, è fondamentale. Innanzitutto, è determinante lo stile di vita: evitare in modo assoluto il fumo, di qualsiasi tipo, e l’abuso di alcol.
Si consiglia di non superare le due unità alcoliche al giorno per l’uomo, e una quantità inferiore per la donna. Un’unità alcolica corrisponde a circa 12 grammi di etanolo, equivalenti a un bicchiere di vino da 125 ml oppure a una lattina di birra.
«Anche l’alimentazione ha un ruolo importante: si raccomanda un adeguato consumo quotidiano di frutta e verdura fresche. Inoltre, recenti studi hanno dimostrato come una moderata attività fisica quotidiana (ad esempio una camminata a passo svelto o la bicicletta a 15 km/h) riduca l’incidenza di alcuni tumori, in particolare di fegato e intestino, ma in parte anche di quelli del distretto testa-collo.
«Più nello specifico, è fondamentale l’autoispezione del cavo orale, per quanto possibile, e i controlli periodici dal proprio odontoiatra, almeno ogni sei mesi. La classe odontoiatrica, oggi, è generalmente sensibile a questo tipo di problema, ed è quindi in grado di intercettare precocemente le lesioni sospette e indirizzare subito il paziente allo specialista maxillo-facciale.
«Infine, è altamente raccomandata la vaccinazione anti-HPV, nelle ragazze e nei ragazzi intorno al dodicesimo anno di età, e comunque entro i 15 anni. In Italia il piano vaccinale prevede l’offerta attiva e gratuita – non obbligatoria ma fortemente raccomandata – fino a 15 anni, con due dosi. In alcune regioni l’offerta è estesa gratuitamente o a tariffe agevolate fino ai 18-25 anni, con tre dosi.
«Dopo i 26 anni, a causa della maggiore probabilità di esposizione al virus, il rapporto costo/efficacia tende a ridursi.»

Quali sono le principali sfide e le più recenti innovazioni nella cura dei tumori della testa e del collo, e in che modo la ricerca sta contribuendo a migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti?
«L’obiettivo, e quindi la sfida, oggi e in futuro, è a mio avviso quello di puntare con decisione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce, utilizzando tutti i mezzi, specifici e generali, di cui abbiamo già parlato, e facendo un’informazione capillare e continua alla popolazione. Con la prevenzione si può ridurre sensibilmente l’incidenza di questi tumori e, con la diagnosi precoce, si possono raggiungere altissime percentuali di guarigione, superiori all’85%.
«Il trattamento d’elezione per queste neoplasie resta l’escissione chirurgica: un intervento effettuato in fase molto precoce è meno invasivo e consente un recupero più rapido, con una qualità di vita del tutto soddisfacente.
«Nei casi più avanzati – che purtroppo rappresentano ancora circa il 60% dei pazienti – la percentuale di guarigione si riduce drasticamente e oltre la metà non raggiunge i 5 anni di sopravvivenza. In questi casi il trattamento è sempre chirurgico, ma prevede anche una fase ricostruttiva, solitamente microchirurgica, con autotrapianti di tessuto osseo, muscolare o cutaneo prelevati da altre aree del corpo.
«Oggi, grazie alla tecnologia digitale e alla programmazione computerizzata, si possono ottenere risultati molto soddisfacenti, direi quasi brillanti, in un’alta percentuale di pazienti, con il recupero pressoché ottimale di masticazione, deglutizione e fonazione, e quindi con una qualità di vita assolutamente accettabile.
«Alla chirurgia, in alcuni casi, possono affiancarsi radioterapia e/o chemio-immunoterapia. È proprio in questo ambito che la ricerca sta portando innovazioni significative: l’impiego della radioterapia a intensità modulata o con metodica RapidArc, l’adroterapia mediante protoni e ioni carbonio, e i nuovi farmaci immunoterapici come Cetuximab, Nivolumab e Pembrolizumab. Questi farmaci, associati alla chemioterapia tradizionale, aumentano la sopravvivenza e la qualità di vita nei casi più avanzati o metastatici, senza determinare importanti effetti collaterali come nausea o vomito.
«Da tutto ciò si evince come il trattamento dei tumori della testa e del collo debba essere, come per molte altre neoplasie, necessariamente multidisciplinare, svolto in centri attrezzati che garantiscano la presenza e il supporto di tutti gli specialisti coinvolti: non solo chirurghi, radioterapisti e oncologi, ma anche radiologi, anatomopatologi, anestesisti, fisioterapisti e psicologi.»

Lei ha fondato l’associazione «Tra Capo e Collo»: quali sono le principali attività che portate avanti a sostegno dei pazienti e nella sensibilizzazione su queste patologie?
«La missione della nostra Associazione si sviluppa in tre ambiti principali: assistenza, prevenzione, aggiornamento e ricerca.
Per quanto riguarda l’assistenza ai pazienti, abbiamo costituito una piccola équipe di psicologi che li segue dal momento della diagnosi fino alle fasi riabilitative. È fondamentale per i pazienti avere questo supporto costante, che purtroppo le istituzioni non riescono a garantire.
«Questo progetto, che proseguirà stabilmente anche in futuro, rappresenta uno degli obiettivi più significativi della nostra Associazione. Inoltre, abbiamo realizzato e stampato un libro di ricette, Teneramente buono, pensato per i pazienti con difficoltà di masticazione, inappetenza o ridotto apporto calorico. Offriamo anche supporto pratico nei vari spostamenti per controlli periodici e terapie (come radioterapia o day hospital oncologici), soprattutto nel periodo successivo alla fase chirurgica e terapeutica.
«Sul fronte della prevenzione, partecipiamo ogni anno alle campagne promosse da AIOCC (Make Sense Campaign) e da ANDI (Oral Cancer Day), realizzando e diffondendo opuscoli informativi rivolti non solo alla popolazione, ma anche ai medici di base e agli odontoiatri. Organizziamo inoltre conferenze sul territorio, ospitati da altre associazioni o enti (come le Università della Terza Età), sempre focalizzate sugli aspetti preventivi.
«Per quanto riguarda aggiornamento e ricerca, finanziamo stage, corsi e congressi per il personale sanitario del gruppo multidisciplinare dell’Ospedale S. Anna di Como, e ci occupiamo dell’acquisto di apparecchiature elettromedicali richieste dalle Unità Operative, quando supportate da specifiche motivazioni cliniche. Inoltre, ogni due anni, in collaborazione con AIOCC, istituiamo un premio in denaro per uno studio scientifico pubblicato su riviste internazionali riguardante l’oncologia cervico-cefalica.
«Naturalmente tutte queste iniziative richiedono adeguati fondi, che reperiamo tramite eventi, donazioni e il contributo del 5×1000. Ulteriori informazioni sono disponibili sul nostro sito: www.tracapoecollo.com.»

Da questa intervista emerge un messaggio chiaro: un gesto di attenzione oggi può salvare una vita domani, perché la prevenzione resta la cura più efficace.
Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Dott. Paolo Ronchi – paoloronchi22@gmail.com
www.tracapoecollo.com
Video-interviste:
https://www.youtube.com/watch?v=mcoqt038J54
https://www.youtube.com/watch?v=hfb-ASwrF8s



