Dall’esperienza clinica, al primariato in Fabia Mater proseguendo con la clinica oncologica in Ars BioMedica sino alle terapie innovative: l’approccio integrato dell’oncologo Carlo Pastore.

Parlare di tumori cerebrali significa entrare in un territorio delicato, dove la medicina incontra non solo la complessità scientifica, ma anche la dimensione più profonda della persona. Il cervello è il centro delle nostre funzioni, delle emozioni, dell’identità: per questo ogni diagnosi porta con sé interrogativi che vanno ben oltre l’aspetto clinico.

Eppure, proprio negli ultimi anni, qualcosa sta cambiando. La ricerca sta aprendo nuove strade, offrendo prospettive terapeutiche sempre più mirate e, soprattutto, una visione della cura che guarda al paziente nella sua interezza. Non basta più curare la malattia: diventa sempre più importante accompagnare la persona lungo tutto il percorso, tenendo conto della qualità della vita, degli aspetti psicologici e del contesto individuale.

In questo scenario si inserisce l’esperienza del dottor Carlo Pastore, oncologo con una lunga attività clinica, oggi attivo a Roma come primario di medicina generale presso ospedale Fabia Mater in convenzione SSN e presso la clinica privata Ars BioMedica. Da anni si occupa di oncologia con un approccio che integra le terapie convenzionali con strategie innovative, tra cui l’ipertermia oncologica, affiancando alla cura della malattia un’attenzione particolare alla persona nel suo insieme.

Accanto all’attività clinica, il dottor Pastore è impegnato anche nella divulgazione scientifica, contribuendo a diffondere una maggiore consapevolezza su temi complessi e promuovendo un modello di medicina che unisce competenza, innovazione e umanità.

Con lui abbiamo affrontato il tema dei tumori cerebrali, tra nuove prospettive terapeutiche e approccio integrato al paziente, con l’obiettivo di offrire ai lettori uno sguardo chiaro e aggiornato su una delle sfide più complesse dell’oncologia contemporanea.

 

Negli ultimi anni si è registrato un aumento dei tumori cerebrali oppure si tratta soprattutto di una maggiore capacità diagnostica? Quali sono oggi le cause o i principali fattori di rischio?
≪Sicuramente una maggiore capacità diagnostica incide nell’incremento numerico. Apparecchiature di TC e risonanza magnetica con maggiore risoluzione aiutano in una diagnosi precoce. Dal punto di vista invece dei fattori di rischio i principali sono una predisposizione genetica, l’esposizione a radiazioni ionizzanti, uno stato di immunodepressione severa e, con minore evidenza, fattori ambientali e/o professionali come esposizione ad inquinanti chimici e radiofrequenze≫

A quale età si manifestano più frequentemente i tumori cerebrali?
≪Per quanto riguarda l’età di insorgenza, i tumori cerebrali si manifestano più frequentemente nell’età adulta, in particolare tra i 35 e i 60 anni.≫

Che cosa si intende per tumori cerebrali e quali sono le principali tipologie?
≪Per neoplasia cerebrale si intende una proliferazione cellulare sregolata ed anomala all’interno del cervello. Tali formazioni cellulari tendono a comprimere ed infiltrare le strutture sane circostanti disturbando l’equilibrio all’interno di una scatola chiusa e non espandibile come quella cranica. Principalmente le neoplasie maligne del sistema nervoso centrale originano dalla glia (astrocitomi) ed hanno diversi gradi. L’astrocitoma di quarto grado è anche definito glioblastoma. Vi sono poi neoplasie (prevalentemente benigne) che originano dalle meningi e si definiscono meningiomi. I meningiomi, pur spesso benigni nell’atteggiamento biologico, possono essere forieri di problemi e quindi necessitano di asportazione o irradiazione perché crescendo esercitano effetto massa e quindi compressione del cervello. Più rari gli ependimoni (a partenza dalla superficie di rivestimento dei ventricoli cerebrali), i tumori ghiandolari (epifisi, ipofisi, ipotalamo) ed i linfomi cerebrali.≫

Esistono sintomi o segnali precoci che possono rappresentare dei campanelli d’allarme e che non dovrebbero essere sottovalutati?
≪Si, in particolare modifiche sostanziali del comportamento, dell’umore. Cefalea persistente (spesso con vomito), crisi epilettiche. Alterazione del movimento, pur correlata, non è in genere precoce.≫

Nel trattamento dei tumori cerebrali, quali sono oggi le principali cure disponibili e quale ruolo può avere un approccio integrato che affianchi alle terapie convenzionali strategie innovative, come ad esempio l’ipertermia oncologica?
≪Ad oggi chirurgia, radioterapia, chemioterapia (inclusi farmaci antiangiogenetici ed a bersaglio molecolare) sono le terapie principali. Vi si affiancano a buon diritto in un’ottica di coadiuvanza ipertermia capacitiva profonda a radiofrequenza, ozonoterapia, un approccio in fitoterapia ed in nutrizione oncologica, agopuntura, psicoterapia. Il tutto è utile per migliorare la risposta terapeutica, la compliance ai trattamenti, la possibilità di non violare la cadenza delle somministrazioni di farmaci antiblastici sostenendo le strutture sane dell’organismo.≫

Guardando al futuro, quali sono le prospettive più promettenti nella ricerca e nella cura di queste patologie?
≪Certamente la personalizzazione terapeutica è quel qualcosa cui si mira da anni e che è sempre più vicina alla realizzazione. Nuovi farmaci a bersaglio molecolare che attraversino con facilità la barriera ematoencefalica, sistemi di radioterapia ancor più precisi, terapie cellulari (tipo CAR-T) e vaccini, immunoterapici più efficaci sono senza dubbio negli auspici di tutti noi oncologi.≫

In questo percorso così complesso, cosa può aiutare concretamente il paziente e i suoi familiari a non perdere il senso di sé e a mantenere una qualità di vita il più possibile dignitosa?
≪Ricevere una diagnosi di tumore cerebrale maligno significa entrare in una delle prove più difficili che un Paziente possa affrontare. Ma non significa essere soli, né privi di possibilità. Oggi la neuro-oncologia non è più fatta soltanto di diagnosi fredde e statistiche: è fatta di chirurgia più precisa, radioterapia più mirata, terapie molecolari, studi clinici, riabilitazione, supporto psicologico e soprattutto di équipe che lavorano per proteggere non solo la vita, ma anche la dignità, la parola, la memoria, l’autonomia e l’identità della persona. Ogni paziente è più della sua risonanza, più del suo istologico, più della sua prognosi. È una storia, una famiglia, una voce, un coraggio quotidiano. Anche quando la malattia è aggressiva, curare significa ancora moltissimo: significa guadagnare tempo di qualità, controllare i sintomi, preservare ciò che rende una persona sé stessa, accompagnare senza abbandonare mai. La ricerca sta avanzando, e ciò che ieri sembrava impossibile oggi comincia a diventare strada. Per questo il mio messaggio finale non deve essere una promessa facile, ma una verità profonda: la speranza non è negare la gravità della malattia; è continuare a cercare, curare e vivere con tutto il valore possibile, giorno dopo giorno.≫

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it

dott. Carlo Pastore – c.pastore@studioscia.it 
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