Intervista al Prof. Nicola Fazio, Direttore della Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini e del Programma Tumori dell’Apparato Digerente e Neuroendocrini presso IEO Istituto Europeo di Oncologia (MI)

I tumori neuroendocrini, che più comunemente interessano l’apparato digerente, rappresentano una realtà ancora poco conosciuta ma sempre più rilevante dal punto di vista clinico e diagnostico. Si tratta di tumori rari, complessi, caratterizzati da un’elevata eterogeneità biologica e clinica, che richiedono percorsi di cura altamente specializzati.
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha aperto nuove prospettive sia sul fronte della diagnosi sia su quello delle terapie, rendendo sempre più centrale il ruolo dei centri di riferimento in grado di integrare competenze multidisciplinari, innovazione e ricerca clinica.
In questo contesto si inserisce l’esperienza dello IEO di Milano, punto di riferimento nazionale e internazionale per la cura dei tumori rari e neuroendocrini, con un modello organizzativo basato su programmi integrati e su un approccio personalizzato al paziente.

Per approfondire questi aspetti abbiamo contattato una figura di riferimento in questo ambito, il Prof. Nicola Fazio, Direttore della Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini e del Programma Tumori dell’Apparato Digerente e Neuroendocrini presso l’Istituto Europeo di Oncologia, dove opera dal 1995.
Laureato in Medicina e Chirurgia, con specializzazioni in Medicina Interna e Oncologia e un dottorato di ricerca in Oncologia Digestiva, ha dedicato l’intera carriera allo studio e alla cura delle neoplasie dell’apparato digerente e dei tumori neuroendocrini.
È alla guida di un centro riconosciuto a livello internazionale dalla società europea dei tumori neuroendocrini (ENETS) come «Center of Excellence» e ha svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo di linee guida nazionali e internazionali, contribuendo in modo significativo all’evoluzione delle strategie diagnostiche e terapeutiche in questo ambito.

Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e protagonista di importanti studi clinici, è impegnato nello sviluppo di trattamenti innovativi per patologie che, fino a pochi anni fa, disponevano di opzioni terapeutiche limitate.
All’interno dello IEO promuove un modello di cura multidisciplinare che coinvolge diverse figure specialistiche, elemento oggi considerato fondamentale per affrontare la complessità dei tumori rari.
Cliccando la foto che segue si legge il curriculum del prof. Fazio.

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Professore, cosa si intende oggi per tumori digestivi e tumori neuroendocrini e quali sono le principali differenze tra queste patologie? Esistono fattori di rischio o cause note?

«I tumori digestivi di cui ci occupiamo nella divisione da me diretta sono i carcinomi che si sviluppano dalle cellule epiteliali che rivestono la mucosa, cioè lo strato più interno, degli organi dell’apparato digerente, a partire dall’esofago fino all’ano.
«I tumori neuroendocrini invece si sviluppano da cellule definite neuroendocrine per le loro caratteristiche soprattutto anatomo-patologiche, rilevabili al microscopio. Tali cellule sono distribuite un po’ in tutto il nostro corpo, per cui questi tumori possono svilupparsi in vari organi.
«Sono molto diversi come comportamento clinico, alcuni più indolenti altri molto aggressivi. I primi si sviluppano più spesso nell’apparato digerente. Perciò per gli organi dell’apparato digerente noi ci occupiamo sia della componente endocrina sia di quella esocrina.
«Per fare un esempio il pancreas è una ghiandola sia endocrina, poiché produce ormoni, come ad esempio l’insulina, che vanno direttamente nella circolazione sanguigna, sia esocrina, in quanto produce enzimi digestivi che riversa nell’intestino per favorire la digestione.
«I tumori maligni nel pancreas nascono più spesso dalla componente esocrina, e vengono chiamati adenocarcinomi, e molto più raramente da quella endocrina, ad es. un insulinoma o un gastrinoma. Noi copriamo la problematica coordinando due gruppi multidisciplinari, uno dedicato ai carcinomi dell’apparato digerente e l’altro ai tumori neuroendocrini dell’apparato digerente e non.
«I fattori di rischio per i tumori dell’apparato digerente sono per lo più quelli generali, quali il fumo, l’eccesso cronico di alcoolici, la vita sedentaria, sovrappeso/obesità, l’alimentazione focalizzata su carni rosse, su zuccheri raffinati, su cibi processati.
«Malattie croniche quali il diabete, le pancreatiti croniche, le malattie infiammatorie croniche intestinali, le epatiti croniche, rappresentano altri fattori di rischio. Infine esiste un rischio di sviluppare tumori maligni correlato a sindromi ereditarie, ad esempio la sindrome di Lynch soprattutto per i carcinomi del colon, o la MEN-1 per i tumori neuroendocrini del pancreas.»

I tumori neuroendocrini sono spesso difficili da diagnosticare: quali sono i segnali o sintomi che non dovrebbero essere sottovalutati e quali strumenti consentono oggi una diagnosi più precoce e accurata?

«Le cause del ritardo diagnostico di un tumore neuroendocrino sono sostanzialmente di due tipi: da un lato il fatto che il tumore possa svilupparsi e crescere subdolamente anche diffondendosi a vari organi con le metastasi senza dare alcun segno di sé, e ciò dipende da quali parti del corpo colpisce, e dall’altro la presenza di sintomi riferibili a sostanze che il tumore produce e che danno una sindrome clinica associata, che però non vengono riconosciuti ed attribuiti al tumore neuroendocrino.
«Da questo secondo punto è nato l’aforisma “se senti rumore di zoccoli non pensare sempre al cavallo, poiché talvolta potrebbe trattarsi della zebra”. Da lì la zebra è diventata il simbolo dei tumori neuroendocrini. Pensare alla zebra vuol dire pensare alla rarità, e i tumori neuroendocrni nel loro insieme sono tumori rari.»

In che modo la rarità e l’eterogeneità di questi tumori incidono sul percorso del paziente, dalla diagnosi alla scelta delle terapie?

«La rarità è un tallone d’Achille per qualsiasi tipo di tumore, poiché risente della carenza di dati di evidenza, che per forza di cose hanno bisogno di alti numeri. D’altro canto risente anche del minore interesse di chi ha fondi per investire nella ricerca e quindi di studi specifici.
«Di conseguenza le opportunità terapeutiche sono sicuramente inferiori a quelle di tumori molto frequenti. Per i tumori neuroendocrini a tale problematica si aggiunge quella della loro estrema eterogeneità. Sono malattie con comportamento clinico vario, con risposta alle cure disomogenea, con caratteristiche cliniche e biologiche diverse.
«Per tale ragione il loro inquadramento richiede una competenza multispecialistica, preferibilmente simultanea e centralizzata in strutture o reti di riferimento.»

Qual è il valore aggiunto di un centro di eccellenza come lo IEO nella gestione dei tumori rari e neuroendocrini? Cosa cambia concretamente per il paziente?

«Avere in house specialisti di varie aree, tutti focalizzati sui tumori neuroendocrini, tutti facenti parte di un unico gruppo multidisciplinare dedicato a questo tipo di malattie, che discutono tra loro i casi clinici regolarmente, con approccio uniforme, interattivo, critico e ragionato, è il valore aggiunto che si può offrire al paziente con tumore neuroendocrino o sospetto tale.
«Per pazienti affetti da tumori rari ed eterogenei come i tumori neuroendocrini la presa in carico nel gruppo multidisciplinare dedicato offre maggiori probabilità di appropriatezza della cura, poiché accanto alla opportunità di ricevere le opzioni diagnostico-terapeutiche all’avanguardia permette l’impostazione di una migliore personalizzazione della strategia terapeutica.»

Quali sono oggi le principali innovazioni terapeutiche, dalle terapie a bersaglio molecolare alla medicina nucleare e quali prospettive si aprono per il futuro?

«La prima innovazione che si è verificata nel campo dei tumori neuroendocrini a mio avviso è la strutturazione in vari centri di gruppi multidisciplinari dedicati, la costituzione di una società scientifica europea (ENETS) incentrata sulla specifica patologia e non sulla singola specialità e parallelamente anche di una società italiana (ITANET) con le stesse caratteristiche.
«Accanto a ciò la ricerca ha permesso di passare da una o due terapie disponibili negli anni ‘80, sostanzialmente la chemioterapia e la terapia ormonale con gli analoghi della somatostatina, a una serie di terapie oggi disponibili, che vanno da chemioterapie meno tossiche a farmaci biologici con vari meccanismi d’azione e a trattamenti cosiddetti teranostici, che combinano cioè terapia e diagnostica.
«I tumori neuroendocrini sono per certi versi l’emblema della teranostica, dove il punto chiave è il recettore tipo 2 della somatostatina. Su questo bersaglio molecolare, rilevabile dall’esame PET/TAC con il tracciante gallio68, va sia la diagnosi (ottenibile appunto con la PET) sia la terapia con dei radio-farmaci, definita terapia radiorecettoriale.
«La ricerca prosegue e va verso la scoperta di nuovi bersagli molecolari, soprattutto nei tumori neuroendocrini più aggressivi per i quali vi sono meno opzioni terapeutiche. Se l’immunoterapia intesa come farmaci inibitori dei checkpoint immunitari non ha rivoluzionato la cura dei tumori neuroendocrini, come invece è accaduto in altri settori dell’oncologia, altre forme di immunoterapia stanno emergendo con risultati promettenti anche nei tumori neuroendocrini.
«Ad esempio anticorpi bi-specifici, che si legano da un lato a recettori specifici della cellula tumorale e dall’altro a bersagli mirati delle cellule immunitarie, stimolando il sistema immunitario a reagire contro il tumore.»

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Affrontare i tumori rari significa confrontarsi con complessità e incertezza, ma anche con i progressi di una medicina sempre più specializzata.
Oggi la differenza la fanno la competenza, la ricerca e la capacità di lavorare in équipe.
In questo scenario, realtà come lo IEO rappresentano un punto di riferimento fondamentale, dimostrando come innovazione e organizzazione possano tradursi in percorsi di cura più efficaci, personalizzati e vicini ai bisogni dei pazienti.


Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Prof Nicola Fazio 

Direttore Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini
IEO Istituto Europeo di Oncologia (MI) https://www.ieo.it/
Video intervista 1: https://www.ieo.it/it/pna/trova-medico/nicola-fazio-b9a5beb1bcb3c9ccbacec7bdcacec6a9/
Contatti: https://www.ieo.it/it/PNA/Contatti/
Video interviste:  https://www.youtube.com/watch?v=nrQg5IOZP_Q
medicina33: https://www.youtube.com/watch?v=8YgzaWiQu7U
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